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  • domenica 1 marzo 2015

Le novità su “Jihadi John”

La storia di come Mohammed Emwazi si sia unito all'ISIS è ancora molto misteriosa: la sua "radicalizzazione" potrebbe essere avvenuta nell'Università di Westminster, a Londra

Negli ultimi giorni sono state pubblicate nuove informazioni su Mohammed Emwazi, il miliziano dello Stato Islamico (o ISIS) noto sulla stampa internazionale con il nome di “Jihadi John“. La storia di Emwazi è ancora molto misteriosa e piena di lacune. Sappiamo che è nato in Kuwait 26 anni fa, che ha vissuto a lungo a Londra, dove ha ottenuto la cittadinanza britannica, e che la sua famiglia è benestante. Negli ultimi giorni si è scoperto che i servizi segreti inglesi sapevano che Emwazi faceva parte di un gruppo molto pericoloso, collegato agli attacchi di Londra del 2005 e che ha frequentato un’università inglese accusata di tollerare anche le idee più estremiste. Abbiamo messo in ordine le cose che si sanno e non si sanno su Emwazi, dall’inizio.

Siria e Tanzania
Molti siti di news hanno scritto che nel 2013 Emwazi si trovava già a Idlib, città del nord-ovest della Siria. La data precisa di arrivo nel paese, invece, non si conosce. Emwazi aveva il compito di sorvegliare alcuni ostaggi occidentali e il suo ruolo nell’ISIS sembra fosse piuttosto marginale. Le cose cambiarono nel giro di poco tempo: nei primi mesi del 2014, nel periodo in cui l’ISIS si staccò da al Qaida e conquistò diversi territori in Iraq, sembra che Emwazi fosse riuscito a scalare qualche gerarchia nel gruppo. Ad agosto apparve per la prima volta in un video che mostrava la decapitazione di un ostaggio occidentale, il giornalista americano James Foley, e poi in quelli successivi. Nel 2009 Emwazi pianificò un safari turistico in Tanzania, anche se si sa per certo che non riuscì a terminare il suo viaggio. A maggio fu arrestato dalla polizia tanzaniana, picchiato, dice lui, ed espulso. A quanto sembra i servizi segreti britannici lo stavano già sorvegliando e sospettavano che il viaggio fosse soltanto una copertura per raggiungere la Somalia e arruolarsi nelle milizie di al Shabaab, un gruppo estremista islamico vicino ad al Qaida. Secondo alcuni, la sua radicalizzazione era avvenuta nell’università di Westminster, a Londra.

L’università di Westminster
All’inizio del 2009, Emwazi si laureò in programmazione all’università di Westminster, un politecnico fondato nel 1938 e considerato una delle migliori università pubbliche del Regno Unito. Non si sa molto del periodo che Emwazi passò all’università, se non che dopo essersi laureato, nel maggio 2009, pianificò il viaggio in Tanzania. Avinash Tharoor, ex studente dell’Università di Westminster e direttore del sito Prohibition Post, ha scritto un articolo per il Washington Post in cui racconta alcune cose molto particolari del periodo durante il quale frequentò l’Università. Tharoor ha raccontato che ad una prima occhiata l’Università di Westminster sembra un posto dove il multiculturalismo è una cosa più che accettata. Gli studenti provengono dai moltissimi paesi, il livello accademico è molto alto e stimolante. Secondo Tharoor, tuttavia, non si è mai fatto abbastanza per fermare il radicalismo islamico.

Mi ricordo un seminario a proposito della “teoria della pace democratica” di Immanuel Kant durante il quale una studentessa che indossava il niqab (il velo integrale utilizzato dalle donne soprattutto in Arabia Saudita che lascia scoperti solo gli occhi) si oppose all’idea sostenendo che “in quanto musulmana non credo nella democrazia”. Il nostro docente sembrò sorpreso, ma non provò nemmeno a mettere in dubbio le basi del suo argomento. Fece semplicemente finta di nulla. Io però ero perplesso: perché andare all’università se credi così tanto in un sistema di idee da non essere in grado di metterlo in discussione? E perché il nostro docente non provò a discuterne con lei? All’epoca considerai l’affermazione della ragazza l’opinione isolata di una singola persona. Più avanti realizzai che le visioni estremiste erano prevalenti all’interno dell’università.

Tharoor ha raccontato anche molti altri episodi: la chiusura del bar della facoltà su richiesta del consiglio studentesco controllato dalle associazioni di studenti musulmani, oppure le minacce subite da uno studente cristiano che voleva candidarsi al consiglio studentesco. Secondo Tharoor negli ambienti universitari c’era anche una forte tolleranza per l’omofobia:

Quanto fosse presente l’estremismo islamico nel campus divenne chiaro durante il mio ultimo anno a Westminster. Un amico omosessuale mi raccontò dei commenti derisivi che aveva ricevuto da alcune persone che non facevano nulla per nascondere la loro omofobia.

Tharoor ha aggiunto che alcune associazioni di studenti islamici hanno promosso eventi a cui erano stati inviati predicatori islamici notoriamente omofobi (l’incontro poi è stato annullato). Secondo Tharoor, c’erano anche diverse responsabilità dell’università in questa situazione:

Credo che l’università sia un complice involontario nel perpetuare questa radicalizzazione. Ha lasciato che l’estremismo islamico non fosse mai contrastato. Non credo che l’università in sé sia favorevole all’estremismo, ma permettere la diffusione di questo genere di idee ha fatto sì che l’università continuasse ad attrarre studenti che la pensano in questa maniera.

Gli attentati del 2005
Quello di Emwazi potrebbe essere uno dei casi descritti da Tharoor, cioè quello di uno studente già radicalizzato che sceglie Westminster per la tolleranza che trova nei confronti delle sue idee. Secondo le ultime informazioni pubblicate negli ultimi giorni da diversi giornali, Emwazi potrebbe aver aderito all’estremismo islamico già nel 2007, forse anche prima. Secondo il Guardian, ad esempio, Emwazi fu identificato dai servizi segreti inglesi come un membro di un gruppo di estremisti islamici creato nel 2007. Questo gruppo aveva la sua base nel nord di Londra ed era stato soprannominato “North London Boys“: si occupava principalmente di raccogliere reclute da inviare in Somalia per combattere accanto ad al Shabaab.

I servizi segreti britannici tenevano d’occhio North London Boys soprattutto per i suoi collegamenti con gli attacchi avvenuti a Londra nel 2005, quando 54 persone furono uccise in diverse esplosioni che si verificarono a Londra. A quanto sembra, membri dei North London Boys ebbero diverse conversazioni telefoniche con gli organizzatori degli attacchi. I membri del governo ombra laburista hanno criticato molto duramente la ministra dell’Interno conservatore Theresa May, e hanno chiesto ufficialmente al governo di verificare l’esistenza di un collegamento tra l’indebolimento delle leggi antiterrorismo degli ultimi anni e il fatto che Emwazi, nonostante tutti i precedenti, sia riuscito a raggiungere la Siria e unirsi all’ISIS.

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