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  • lunedì 23 Febbraio 2015

L’Ungheria contro le ONG

Il governo di estrema destra di Orbán ha iniziato a controllare le organizzazioni che lo criticano: «il concetto di bilanciamento reciproco delle istituzioni è un'invenzione degli Stati Uniti»

di Anthony Faiola – Washington Post

Veronika Mora si stava preparando per andare al lavoro quando le arrivò una telefonata: «Sono nel suo ufficio, lei dov’è?». Dall’altra parte del telefono c’era un’agente di polizia.

Mora è il capo di un’organizzazione non governativa chiamata “Okotars” che raccoglie fondi per milioni di euro e li distribuisce ad altre organizzazioni che documentano le azioni del governo ungherese guidato dal controverso Viktor Orbán. Quel giorno Mora è arrivata in ufficio mezz’ora dopo aver ricevuto la telefonata: sul posto ha trovato una ventina di poliziotti che la aspettavano in una fredda mattina autunnale di Budapest. Per ore gli agenti hanno frugato fra schedari e scaricato file dai computer dell’associazione, notoriamente molto critica col governo.

Il governo ha definito l’operazione contro l’associazione di Mora un tentativo di “controllare i controllori”, cercando finanziamenti irregolari e prove di una cattiva gestione dell’ente; a Mora e ad altri dirigenti, però, è sembrata una specie di intimidazione.

In Europa, in posti come la Francia e la Finlandia, i nazionalisti di destra stanno guadagnando terreno nei sondaggi: in Grecia il partito di sinistra radicale Syriza il mese scorso ha formato un nuovo governo proprio con un partito di estrema destra. In Europa ci si chiede in che modo cambieranno i paesi interessati da questi nuovi nazionalismi. Una risposta la si può trovare in Ungheria, dove il primo ministro Orbán sta costruendo quella che chiama una “democrazia illiberale”, che mette insieme idee nazionaliste e populiste. Citando la Russia e la Cina come modelli ideali, Orbán magnifica i benefici di una forte presenza dello Stato, secondo i suoi critici mettendo a rischio l’indipendenza dei tribunali e tenendo a bada la stampa libera.

Le retate contro le associazioni – un’iniziativa simile a quella presa dalla Russia – ne sono solo l’ultimo esempio. Il governo ha preso di mira per questioni fiscali sette associazioni no profit e ha condotto inchieste contro decine di altre che avevano criticato il governo. Dice Mora: «Stiamo assistendo a un tentativo di smantellare il sistema di controllo e bilanciamento reciproco delle istituzioni».

Orbán è stato eletto primo ministro per la prima volta nel 1998, quando aveva 35 anni. Ma ha cominciato davvero a fare riforme radicali durante il suo secondo mandato, nel 2010. Ha continuato sin da allora, vincendo nel frattempo le elezioni per un suo terzo mandato nell’aprile del 2014. Orbán ha promosso un ruolo centrale dello stato nel controllo dell’industria e legami più stretti con la Russia. Ha anche nominato tre nuovi membri della Corte Costituzionale vicini al governo, limitandone il potere di respingere le nuove leggi. Ha poi usato la sua solida maggioranza per cambiare la Costituzione e definire “famiglie” solo le coppie eterosessuali, sposate e con figli, e per limitare il diritto di parola nel caso danneggi “la dignità umana” (la “vecchia” Corte Costituzionale aveva respinto entrambe le riforme). Allo stesso tempo, sostengono i critici, il governo ha cercato di ostacolare la libertà di stampa, procurandosi critiche dall’Unione Europea. L’ex primo ministro ungherese Ferenc Gyurcsàny ha detto: «Non siamo più in democrazia ma non siamo nemmeno sotto una dittatura: non ancora».

L’iniziativa contro le associazioni no profit è iniziata in aprile quando Janos Lazar, un uomo molto vicino a Orbán, ha criticato un gruppo di organizzazioni non governative che avevano ricevuto dei finanziamenti dalla Norvegia. Molte delle organizzazioni non governative hanno messo in discussione l’etica di alcuni provvedimenti del governo. Una delle associazioni prese di mira, Transparency International, ha pubblicato dei report sulle intenzioni del governo di ridurre il numero di parlamentari, di fare del gerrymandering sui distretti elettorali modificandoli per avvantaggiarsi, e di violare la legge sul finanziamento ai partiti durante la campagna elettorale. Un’altra organizzazione, EnergiaKlub, ha criticato molto il progetto di Orbán di accettare un prestito di 10,5 miliardi di euro dalla Russia per costruire una nuova centrale nucleare.

Il governo ha cominciato le proprie iniziative contro le associazioni no profit in giugno, prendendo di mira proprio l’organizzazione di Mora (che distribuisce fondi che arrivano dalla Norvegia). Parte dello sdegno del governo ungherese sembra provenire dal fatto che un governo straniero stia finanziando associazioni che lo controllano. Il governo ungherese dice di stare facendo il proprio lavoro e insiste sul fatto che gli ideali democratici di Orbán siano rimasti intatti: «siamo esigendo dalle organizzazioni non governative lo stesso grado di trasparenza che loro esigono dal governo», ha detto un portavoce del governo ungherese.

Ma le stesse associazioni percepiscono l’azione del governo come un tentativo di fare pressione, non solo contro le critiche ma anche contro ideali poco in linea con quelli dell’ideologia governativa. Fra le associazioni interessate ce ne sono anche alcune che difendono i diritti degli omosessuali. A dicembre Orbán ha auspicato la creazione di un registro per le associazioni finanziate dall’estero, dicendo che spetta agli ungheresi decidere che tipo di democrazia pretendere dal proprio stato. A Bloomberg News Orbán ha detto che «il concetto di controllo e bilanciamento reciproco delle istituzioni è un’invenzione degli Stati Uniti che l’Europa ha deciso di adottare per ragioni di mediocrità intellettuale».

©Washington Post 2015

foto: Sean Gallup/Getty Images