• Mondo
  • domenica 15 Febbraio 2015

Il restauro del Campidoglio dell’Avana

Dopo averlo chiuso e ignorato per decenni, il governo cubano ha deciso di ristrutturarlo per ricordare a tutti «quello che il popolo ha fatto e sarà in grado di fare in futuro»

di Nick Miroff - Washington Post

La rivoluzione che rovesciò il regime cubano di Fulgencio Batista 56 anni fa cercò di rompere qualsiasi legame con il passato facendo scomparire i simboli del vecchio sistema politico. Il simbolo più imponente che si ergeva nel cuore della vecchia Cuba era l’edificio del Campidoglio cubano, “El Capitolio”, ispirato dal Campidoglio di Washington, negli Stati Uniti. Per Fidel Castro e i suoi seguaci, l’opulenza e la grandiosità del Campidoglio dell’Avana erano sinonimo di spreco e rappresentavano coloro che simpatizzavano per la cultura americana.

Quando Castro prese il potere nel 1959 e sciolse il Congresso, svuotò gli immensi saloni di marmo e granito del Campidoglio, che fu riconvertito nel quartier generale del ministero della Scienza. A soli trent’anni dal suo completamento, il grande tempio della democrazia e del patriottismo di Cuba era stato virtualmente abbandonato, lasciato ai pipistrelli e alla polvere.

Oggi l’edificio è sottoposto a un restauro, anche simbolico. La sua cupola storica – leggermente più alta di quella di Washington – è circondata da un’impalcatura. Centinaia di cubani stanno lavorando per far tornare il Campidoglio alla grandezza di quando era la sede del Parlamento di Cuba, l’Asamblea Nacional del Poder Popular (l’Assemblea Nazionale del Potere Popolare). «Dopo la rivoluzione, la coabitazione con le strutture del passato era impossibile», ha detto Eusebio Leal, storico dell’Avana e responsabile del rinnovamento del Campidoglio, oltre che di altri numerosi progetti architettonici del centro storico della città, trascurati per lungo periodo. «È arrivato il momento per il Campidoglio di riprendersi il grande significato simbolico per cui fu costruito», ha detto Leal. Il presidente cubano Raúl Castro ha detto che il sistema monopartitico del paese non è negoziabile, nonostante le recenti mosse tra Cuba e Stati Uniti per ristabilire le relazioni diplomatiche. La sua decisione di ristrutturare e rioccupare il Campidoglio è però un passo simbolico che potrebbe rappresentare un nuovo rapporto tra governo cubano e i suoi cittadini.

I 641 membri che formano il Parlamento si incontrano oggi al Centro dei Convegni dell’Avana, il Palco, che si trova in un quartiere periferico e lontano dalla parte più vitale della città. Riportare il Parlamento al Campidoglio significa riposizionarlo nel cuore dell’Avana, vicino ad alcuni dei quartieri più poveri della città. Significa realizzare i desideri delle vecchie generazioni di cubani: i lavori del Campidoglio iniziarono nel 1926, dopo che alcuni tentativi di costruire un palazzo per il Parlamento erano falliti o erano stati abbandonati. Il presidente Gerardo Machado ordinò allora di costruire la sontuosa struttura sul terreno dove una volta c’era la vecchia stazione ferroviaria della città.

Purdy and Henderson, un’azienda americana che aveva già costruito a Cuba, fu assunta per realizzare il progetto insieme ad architetti cubani e alcuni dei più famosi designer europei. La costruzione dell’edificio impiegò 5mila lavoratori, 17 milioni di dollari dell’epoca e soltanto tre anni di lavori: ancora oggi quel tipo e velocità di lavoro viene usato come metro di paragone per bacchettare le squadre di operai cubani, notoriamente poco efficienti. Purdy and Henderson non risparmiò sulle spese: dodici colonne massicce di pietra incorniciano la grandiosa entrata del Campidoglio, ognuna delle quali spessa cinque metri, insieme a due statue di bronzo alte circa sei metri che rappresentano “il lavoro” e “la virtù”, realizzate dallo scultore italiano Angelo Zanelli.

All’interno, sotto l’immensa cupola di acciaio e pietra, c’è la Statua della Repubblica di Zanelli: è di bronzo, alta circa 14 metri, una figura femminile sul modello dell’Atena greca, placcata in oro e dal peso di 30 tonnellate. Proprio sotto la cupola c’era poi un diamante enorme di 24 carati inserito nel pavimento per segnare il chilometro zero del sistema nazionale autostradale di Cuba. Secondo la tradizione cubana, la gemma una volta era incastonata nella corona dello zar russo Nicola II.

Lo splendore del Campidoglio non finisce qui. La sala principale, il Salón de Pasos Perdidos (la sala dei passi perduti), è chiamata così perché il suo soffitto a volta è così alto e così cesellato che smorza l’eco dei passi. Dappertutto si possono vedere pannelli scolpiti in bronzo che rappresentano scene classiche greche ed episodi chiave della storia cubana. La libreria principale – dedicata all’eroe nazionale José Martí – è ricoperta di pannelli di mogano e cedro dal pavimento al soffitto, sotto quattro lampadari di Tiffany di una tonnellata l’uno. «Puzza ancora come una scatola di sigari, dopo tutti questi anni», ha detto Marilyn Mederos, l’architetto capo per la realizzazione del progetto.

La particolarità e la stravaganza del Campidoglio ha reso il rinnovamento difficile e costoso (Eusebio Leal ha rifiutato di dare una stima del costo finale). Gran parte dell’edificio rimane però in ottime condizioni. I lavori di restauro dovrebbero continuare fino al 2017, ma l’amministrazione cittadina ha detto che permetterà di nuovo le visite guidate in alcune parti dell’edificio dal 2015. Poco tempo fa, ai piani inferiori, le squadre di operai hanno tirato giù dei cavi elettrici del 1920 corrosi e spessi come mazze da baseball. Durante i lavori sul tetto alcuni studenti con guanti e occhiali protettivi hanno sfregato via la sporcizia dagli infissi delle porte in bronzo utilizzando dei pennelli intrisi di acido, mentre degli operai con il caschetto protettivo appesi con le corde hanno lavato le pareti esterne di granito finché non sono tornate bianche splendenti.

L’edificio non è una copia esatta del Campidoglio americano. Nonostante le cupole siano simili, le due strutture sono diverse nella forma. La cupola del Campidoglio americano, più antico, fu completata nel 1866 ed è leggermente più larga e più angolata di quella del Campidoglio cubano. Quest’ultimo fu egualmente disegnato con una struttura bicamerale, anche se il risultato finale è più monolitico, con estremità arrotondate e diversi patii interni destinati a far circolare meglio l’aria soffocante dei Caraibi. Le due strutture sono “gemelle nello spirito”, costruite come imponenti santuari della democrazia del Nuovo Mondo per rivaleggiare con le grandi cattedrali e gli immensi palazzi europei.

L’orgoglio cubano per il palazzo non è sempre stato condiviso: nel 1933, quando Cuba fu trascinata dagli Stati Uniti nella Grande Depressione, una folla di cittadini arrabbiati si scagliò contro il bassorilievo di bronzo della porta del Campidoglio, quello raffigurante il dittatore Machado. La folla scalpellò via la sua faccia, anche se lasciò intatto il resto. Intorno agli anni Cinquanta molti cubani cominciarono a odiare l’edificio e a vederlo come il simbolo della corruzione e di scelte sbagliate in un paese che allora aveva solo un’università, e troppi poveri.

Anche Leal, durante i lavori di restauro che sta dirigendo, ha cercato di riabilitare l’eredità del Campidoglio. Nell’edificio, dice Leal, fu firmata la Costituzione cubana del 1940 – considerata uno dei passi più importanti verso la democrazia nel paese. Leal ha anche organizzato una cerimonia per il prossimo anno che inaugurerà la Tumba del Mambí Desconocido (la tomba del Mambí sconosciuto), per onorare coloro che combatterono per l’indipendenza di Cuba del Diciannovesimo secolo e che si sollevarono contro il colonialismo spagnolo con poco più di machete e vecchi moschetti (Mambí è il nome dato ai combattenti).

L’intento originario dei progettisti del Campidoglio era che il palazzo integrasse il patriottismo cubano, glorificando i suoi padri fondatori: oggi quelle figure del Diciannovesimo secolo, specialmente José Martí, rimangono sacre per entrambe le fazioni che l’era di Castro aveva diviso. Non è difficile immaginare che un giorno possano giocare di nuovo un ruolo di unificazione. Le sale incavate del Campidoglio dovrebbero essere larghe abbastanza per una riconciliazione di quella grandezza. «Per me, quello che rappresenta il Campidoglio è la possibilità per i cubani di fare cose bellissime e meravigliose», ha detto Marisol Marrero, l’ingegnere civile a capo del progetto. «Dimostra quello che il popolo cubano ha fatto e sarà in grado di fare in futuro».

©Washington Post 2015