Fabrizio Pulvirenti
  • Italia
  • martedì 10 Febbraio 2015

Chi è Fabrizio Pulvirenti

La storia del medico italiano guarito da ebola dopo avere contratto il virus in Sierra Leone, dove lavorava come volontario per conto di Emergency

Fabrizio Pulvirenti

Fabrizio Pulvirenti è l’unico italiano ad avere contratto il virus ebola mentre prestava servizio medico volontario in un Centro medico gestito dall’organizzazione non governativa Emergency in Sierra Leone. Pulvirenti è nato a Catania nel 1964, ha conseguito una laurea con lode in medicina e successivamente la specializzazione in malattie infettive e in gastroenterologia. Ha lavorato come ufficiale medico della Marina italiana, poi in alcune cliniche in provincia di Lecce e infine presso l’ospedale Umberto I di Enna, nuovamente in Sicilia.

Alla normale attività professionale ha affiancato negli ultimi anni quella da volontario, collaborando soprattutto con Emergency. Per l’organizzazione non governativa ha lavorato in Kurdistan, poi nell’ottobre del 2014 è partito per la Sierra Leone, uno dei paesi più interessati dalla recente epidemia di ebola che ha causato la morte di circa 9mila persone nell’Africa occidentale.

Il 24 novembre Emergency ha annunciato, senza rivelarne il nome, che Fabrizio Pulvirenti era risultato positivo al virus ebola, mentre si trovava a Lakka. Il giorno seguente è stato completato il suo trasferimento di emergenza in Italia, dove è stato ricoverato presso l’Istituto Nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Nelle settimane seguenti è stato sottoposto a trattamenti di vario tipo per superare la febbre molto alta e le altre complicazioni causate da ebola.

Il 2 gennaio 2015 è stata annunciata la guarigione di Pulvirenti, che ha spiegato che “dopo i primi giorni durante i quali cercavo di analizzare ogni sintomo in modo sistematico e scientifico c’è stato il momento in cui la luce della coscienza si è spenta, poi un buco di due settimane di cui non ricordo praticamente nulla.” Ha poi spiegato che è “impossibile ricostruire il momento del contagio”, perché anche se si seguono le procedure può avvenire in qualsiasi momento anche per la minima distrazione.