• Mondo
  • mercoledì 4 Febbraio 2015

In difesa dei vombati

Sono marsupiali australiani a metà tra un topone e un koala: nonostante la grande pucciosità non sono molto amati, ma grazie a un gruppo di appassionati le cose stanno cambiando

di A. Odysseus Patrick – Washington Post

Qualche weekend fa ero seduto a gambe incrociate sul piccolo prato di un ospedale per vombati – un marsupiale australiano – a Cedar Creek, a circa 160 chilometri a nord di Sydney. A un certo punto un vombato femmina di dieci mesi, lungo poco meno di 40 centimetri, si è piazzato sulle mie gambe. Ho avvolto un braccio attorno all’animale, passandolo sotto le zampe posteriori e anteriori, e l’ho tirato su appoggiandolo in posizione verticale sul mio stomaco, come si fa con un piccolo amichevole cane. Mi ha guardato dritto negli occhi, completamente calma. Ho accarezzato la sua pancia soffice e ho sentito battere il suo cuore. Dopo pochi minuti ha cercato di divincolarsi e l’ho lasciata andare.

In un recinto lì vicino un vombato leggermente più vecchio si grattava il posteriore su un tronco cavo, mentre i miei figli ne inseguivano un altro. «Lo fa apposta per farsi notare», mi ha spiegato Roz Holme, che ha aperto l’ospedale che si prende cura dei vombato da oltre 30 anni. «Sono gelosi l’uno dell’altro». Un altro giovane vombato ha cercato di scavalcare una barriera alta 30 centimetri per unirsi al gioco.

A causa della loro personalità decisa, i vombati – marsupiali che sembrano un incrocio tra un topone e un koala che cammina – non sono molto amati in Australia. Chi guida li reputa un pericolo. Gli allevatori li considerano una seccatura. Gli zoo li trascurano a favore dei loro cugini più coccoloni, i koala (che dormono anche fino a 22 ore al giorno). Andare in cerca di vombati è però uno dei modi più interessanti di scoprire i parchi nazionali australiani, le riserve naturali, le foreste statali, che coprono circa il 10 per cento del territorio del paese.

I vombati sono molto numerosi nel Promontorio di Wilsons, uno dei più popolari parchi nazionali del paese, che si trova lungo la costa sud-orientale australiana, nello stato di Vittoria (per campeggiarci bisogna prenotare mesi e mesi in anticipo). Una passeggiata di cinque minuti dal campeggio principale del parco porta a un gruppo di tane di vombato. Sono comuni anche in Tasmania, la grande isola nella punta meridionale australiana caratterizzata da un paesaggio selvaggio, e nel New South Wales, il grande stato orientale dove si trova la capitale Sydney. Nel Queensland, dove il clima è tropicale, sono rimaste soltanto due piccole colonie di vombati.

Non è difficile scovare i vombati nei posti in cui sono presenti. Dato che non sudano, regolano il calore del corpo scavando in profondità dove la temperatura raggiunge i 23 gradi. Sono scavatori esperti e imprudenti e le loro tane sono a volte così spaziose che spesso causano danni alle macchine agricole e distruggono le recinzioni. Il momento migliore per osservarli è nelle sere fresche, quando spuntano da sottoterra per mangiare l’erba. «Non hanno paura delle persone, ma si spaventano facilmente», spiega Jackie French, autrice di Diary of a Wombat. «Non avvicinatevi in silenzio. Parlate tra voi. Siate gentili. Non siate invadenti. Guardate e basta».

French, al momento la più importante scrittrice australiana di libri per bambini, si è impegnata più di qualsiasi altro australiano vivente per far conoscere i vombati in tutto il mondo. Nel 2001 ha convinto la sua casa editrice HarperCollins a pubblicare un libro illustrato per bambini su una famiglia infastidita da un vombato, goloso di carote. French sostiene che la casa editrice abbia accettato di pubblicare il libro come favore, visti i suoi precedenti successi letterari: «una cosa del tipo “cerchiamo di essere carini con Jackie”». (La casa editrice dice invece di aver amato il libro da subito).

Diary of a Wombat è stato un successo, ha venduto 300 mila copie solo in Australia e ha portato alla nascita di 31 altri libri, tra traduzioni e sequel. Racconta la storia di Mothball, un vombato reale che French ha trovato nel suo terreno vicino al parco nazionale di Monga, a circa quattro ore a sud-ovest di Sydney. I vombati che vivono vicino ai fiumi e alle foreste temperate di Monga sono moltissimi, grazie al suolo tenero e facile da scavare. «Non avevo mai fatto amicizia con un animale prima, e credo che non capiterà mai di nuovo», spiega French. «Probabilmente era l’unico mammifero a cui piaceva ascoltarmi mentre suonavo il violino».

Mothball, che è morto nel 1981, ha fatto compagnia a French per cinque anni. Una volta, dopo che era scomparso da 18 mesi durante un periodo di siccità, si presentò sulla porta sul retro, si infilò in casa attraverso una zanzariera, e piombò su French e le fece a pezzi il vestito dal collo alla vita. Poi corse in bagno, strappò la carta igienica spargendola ovunque e lacerò un tappetino. «Aveva caldo, fame, e dava colpa agli uomini per questo», spiega French ridendo.

Nel resto del mondo, i vombati sono visti come creature esotiche che rappresentano la stranezza della fauna australiana. Quando la cantante Katy Perry ne ha incontrato uno in uno spettacolo TV l’anno scorso ha detto: «Oh mio dio! Pensavo che fosse un animale inventato». «Hanno personalità», spiega Matt Richel, direttore della Victorian National Parks Association, un’associazione che si occupa di preservare le riserve naturali. «Se ti metti in mezzo tra un vombato e il posto dove vuole andare, ti camminerà sopra». French e Roz Holme, che è il fondatore dell’ospedale per vombati che ho visitato, sono membri di una piccola ma molto motivata – ossessionata, secondo alcuni – comunità, dedicata a proteggere i vombati e convincere gli altri australiani che uno dei loro animali più bizzarri è meritevole di amore umano, o perlomeno di un cauto affetto.

Home e suo marito Kevin, cha fa il camionista, mi hanno raccontato che una volta un vombato ha fatto a pezzi i compiti di loro figlio Wade, ma che il suo insegnante aveva pensato fosse solo una scusa. «Masticano qualsiasi cosa, fili elettrici, muri – spiega Kevin Home – Ti scavano un tunnel nel cartongesso in una notte».

Se chiedete a qualsiasi appassionato di vombati qual è il posto migliore per trovarli in natura, vi daranno probabilmente la stessa risposta: morti, sul ciglio di una strada. Anche se i vombati possono correre fino a 40 chilometri orari, l’assenza di predatori naturali e una vista scarsa li rende molto vulnerabili alle automobili. Capita spesso che i piccoli di vombato, che vivono nel marsupio della madre fino a un anno, muoiono di fame perché rimasti attaccati alla madre investita da un’auto.
Ringo è uno vombato particolarmente fortunato ed è diventato una sorta di star al Wild Life Sydney Zoo, uno zoo privato nel quartiere turistico di Darling Harbour. È stato trovato da un motociclista nel marsupio della madre, morta. Pesava meno di un chilo. Sei mesi dopo arrivò allo zoo di Sydney, ceduto da uno zoo regionale.

15 chili dopo, Ringo è diventato molto popolare tra i visitatori dello zoo, come racconta Erin Costello, l’operatore che lo ha fatto crescere. Lo zoo, che è specializzato in animali nativi dell’Australia (tra cui un coccodrillo marino lungo cinque metri e vari ragni mortali) ha creato un’area apposta per lui, vicino a quella dei marsupiali. La zona, che ha una parete di vetro per i visitatori, è mantenuta scura e fresca. Ringo vi può accedere insieme ai wallabies (marsupiali simili a piccoli canguri), agli uccelli kookaburras e ai quokka (che assomigliano a canguri ancora più piccoli). Fino a poco tempo fa Ringo si esibiva in uno spettacolo per il pubblico: si aggirava tra i visitatori seguendo un palloncino verde attaccato a un bastone. Ora però è diventato adolescente – ha 18 mesi – e gli operatori dello zoo non lo fanno più esibire per timore che possa mordere qualcuno.

Anche se non è grande, il Wild Life Sydney è tirato a lucido come qualsiasi altro zoo europeo o statunitense. Gli spettacoli sono ben illuminati, c’è l’aria condizionata, e ci sono monitor col touch-screen che forniscono informazioni interessanti sugli animali. Quando i miei bambini si sono persi a girovagare, lo staff li ha subito ritrovati utilizzando le ricetrasmittenti.
In fatto di strutture, il Cedar Creek Wombat Hospital è totalmente opposto al Wild Life Sydney. Dimenticatevi il negozio di souvenir: qui il bagno per i visitatori è quello che gli australiani chiamano outside dunny, una cabina di legno o lamiera all’aperto.

Dopo aver comprato oltre 70 ettari di foresta statale nella metà degli anni Dieci, gli Holmes hanno costruito delle strutture rudimentali per i vombati malati o feriti, e li hanno raccolti lungo le strade e tra i cespugli. Una vecchia roulotte è stata trasformata in ospedale e solo recentemente hanno preso in prestito 10 mila euro per comprare una macchina a raggi X digitale e hanno raccolto abbastanza soldi con le donazioni, tra cui quella di Jackie Frencj, per una piccola clinica da due stanze destinata a semplici operazioni.
Mentre stavamo andando via da Cedar Creek, un vombato è spuntato dalla boscaglia e si è diretto verso mia moglie. Lei non si è mossa e l’animale le ha morso il piede, infilato in un sandalo. Lei è saltata in aria spaventata, ma non si è fatta male. «È tornato indietro in cerca di cibo», ha spiegato Roz, senza bisogno di scuse.

(@Washington Post 2015)