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  • martedì 3 Febbraio 2015

Ora chi indagherà su Cristina Kirchner?

Due giudici federali si sono rifiutati di occuparsi dell'inchiesta sul governo argentino del procuratore Alberto Nisman, trovato morto il 19 gennaio a Buenos Aires

Lunedi 2 febbraio il giudice federale argentino Ariel Lijo ha rifiutato di procedere con le accuse contro la presidente del paese Cristina Kirchner, giustificando la sua decisione con motivi tecnici: le accuse riguarderebbero fatti che vanno oltre la sua giurisdizione. Anche un secondo giudice, Daniel Rafecas, ha rifiutato di procedere con le accuse. Delle indagini contro Kirchner e alcuni membri del suo governo si era occupato il procuratore federale Alberto Nisman, trovato morto il 19 gennaio nel suo appartamento di Buenos Aires proprio il giorno in cui avrebbe dovuto presentare un primo rapporto sulla sua inchiesta a una commissione parlamentare. In questo momento non è chiaro se e chi porterà avanti l’inchiesta di Nisman contro Kirchner e alcuni membri del suo governo.

Gli investigatori devono ancora stabilire se Nisman sia stato ucciso o si sia ucciso. L’autopsia ha confermato che la morte è stata causata da un colpo di arma da fuoco. L’ipotesi più probabile è che Nisman si sia sparato, ma si sta ancora indagando per capire se possa essere stato indotto da qualcuno. Nisman stava indagando da tempo sul grande attentato a un centro ebraico di Buenos Aires avvenuto nel 1994, nel quale erano morte 85 persone e ne erano rimaste ferite almeno 200. Il procuratore aveva accusato Cristina Kirchner, il ministro degli Esteri e altri funzionari del governo di avere cospirato per insabbiare l’indagine che si sarebbe dovuta occupare del coinvolgimento dell’Iran nell’attacco. Secondo Nisman, Kirchner avrebbe chiesto al suo ministro degli Esteri Hector Timerman e ad altri funzionari di attivarsi per trovare una qualche forma di immunità per alcune persone di origini iraniane sospettate per l’attacco, sperando in questo modo di migliorare i rapporti diplomatici e commerciali con l’Iran per ottenere forniture di petrolio a prezzi più vantaggiosi e attenuare così i problemi dovuti alla crisi energetica in Argentina. Il piano alla fine non sarebbe stato comunque realizzato. Le accuse di Nisman erano basate su numerose intercettazioni telefoniche effettuate negli ultimi due anni tra diversi funzionari governativi e altre persone molto vicine a Kirchner, che non è stata invece intercettata.

Dopo la morte di Nisman, la presidente Kirchner aveva pubblicato un messaggio sul suo sito personale in cui diceva di “essere convinta” del fatto che Nisman non si fosse suicidato e che i servizi segreti argentini fossero in qualche modo coinvolti: la pistola usata da Nisman e ritrovata vicino al suo corpo gli era stata per esempio prestata da Diego Lagormasino, un uomo sospettato di essere un agente segreto e ultima persona ad aver incontrato il procuratore mentre era vivo. Kirchner aveva anche annunciato di voler sciogliere i servizi segreti argentini creando una nuova riformata agenzia federale. Secondo la presidente e il governo, le accuse di Nisman fanno parte di un conflitto interno ai servizi segreti che ha portato anche al licenziamento di alcuni agenti. Lo stesso dossier presentato da Nisman non sarebbe stato scritto da lui, ma da una parte dell’intelligence; e la morte del procuratore sarebbe stata come minimo “incentivata” allo scopo di danneggiare Kirchner. Dopo il rifiuto dei due giudici di prendere in carico il dossier, l’inchiesta passerà al Tribunale federale che dovrà prendere una decisione su chi se ne dovrà occupare.