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  • martedì 13 Gennaio 2015

L’applaudito discorso di Manuel Valls

Il primo ministro francese ha parlato all'Assemblea Nazionale: è stato molto apprezzato e applaudito da tutti gli esponenti dei diversi partiti politici, di destra e di sinistra

Oggi, in Francia, all’Assemblea Nazionale, al posto del tradizionale question time è stato osservato un minuto di silenzio per le vittime degli attentati alla sede di Charlie Hebdo, a Montrouge e al supermercato kosher di Porte de Vincennes della scorsa settimana. I deputati hanno cantato la Marsigliese e il primo ministro Manuel Valls ha fatto un discorso molto apprezzato e applaudito più volte da tutti gli esponenti dei diversi partiti politici, di destra e di sinistra. Le Monde ha scritto che dopo la marcia repubblicana di domenica 11 gennaio sono stati i deputati dell’Assemblea «a incarnare l’unità nazionale».

«La Francia è in piedi»
Valls ha parlato delle vittime degli attentati, dei poliziotti e della reazione e della solidarietà dimostrata dal popolo francese e dai governi stranieri: «Il sostegno e la solidarietà dimostrata da tutto il mondo non sono stati mal riposti: è lo spirito della Francia, la sua luce, il suo messaggio universale che volevano abbattere. Ma la Francia è in piedi». Valls, in un passaggio molto applaudito ha detto: «Sì, la Francia è in guerra contro il terrorismo, il jihadismo e l’islamismo radicale. La Francia non è in guerra contro l’islam e i musulmani. La Francia proteggerà tutti i suoi cittadini, quelli che credono e quelli che non credono, con determinazione e sangue freddo».

«Misure eccezionali, non d’eccezione»
Il primo ministro ha anche spiegato che cosa farà ora il governo: «A una situazione eccezionale devono corrispondere misure eccezionali. Ma lo dico con la stessa forza: mai delle misure di eccezione in contrasto con il principio dei diritti e dei valori». Valls ha detto che il ministro degli Interni farà entro i prossimi otto giorni delle proposte «di rafforzamento» della sicurezza contro il terrorismo e che tra queste ne saranno comprese alcune che riguarderanno Internet e i social network «più che mai utilizzati per il reclutamento». Valls ha spiegato che «i fenomeni di radicalizzazione si sviluppano in carcere, questa non è una novità». Facendo riferimento a una misura attualmente in fase di sperimentazione a Fleury-Mérogis, struttura detentiva nell’Île-de-France, il primo ministro ha spiegato che «prima della fine dell’anno la sorveglianza dei detenuti considerati come radicali sarà organizzata in luoghi specifici creati all’interno delle carceri». Ha parlato di una minaccia grave, a livello internazionale, e ha detto che «non bisogna abbassare la guardia».

«Un avanzamento insopportabile»
Valls, ha detto: «Non voglio che ci siano ebrei che possano avere paura, non voglio che ci siano dei musulmani che si vergognano, la Repubblica è fraterna, generosa ed è qui per accogliere tutti. La storia ci ha mostrato che la rinascita dell’antisemitismo è il sintomo di una crisi della democrazia, di una crisi della Repubblica. Gli atti di antisemitismo in Francia stanno vivendo un avanzamento insopportabile. Ci sono le parole, gli insulti, i gesti. Gli attacchi ignobili, come a Créteil qualche settimana fa, non hanno sollevato l’indignazione che ci si aspettava per i nostri compagni ebrei». Il riferimento di Valls è a quanto accaduto all’inizio di dicembre a Créteil dove nella casa di due ragazzi, Jonathan e Maria, sono entrati con la forza tre uomini incappucciati e armati: «Sappiamo che tuo padre è ebreo, che ha qualcosa sulla testa (cioè la kippah, ndr) e che avete i soldi. Siete ebrei, i soldi li avete in casa, non li mettete in banca» hanno detto i rapinatori. Il ragazzo è stato legato a terra e lei è stata violentata. Valls ha parlato anche di un’altra emergenza per la Francia: la violenza contro i musulmani, precisando che «l’Islam è la seconda religione del paese».

«L’orgoglio di essere francesi»
Valls ha concluso il suo discorso dicendo: «La Francia deve restare fedele allo spirito dell’11 gennaio, deve essere abitata da questi valori, fornire risposte alle domande dei francesi, comprendere che il mondo è cambiato, che ci sarà un prima e un dopo. C’è qualcosa che ha reso tutti noi più forti, dopo questi eventi e la manifestazione di questo fine settimana. Lo sentiamo tutti: è l’orgoglio di essere francesi, non dimentichiamolo mai».