10 canzoni di Elvis Presley

Da riascoltare oggi che avrebbe compiuto 80 anni (anzi, li compie: come si sa, è vivo da qualche parte)

Elvis Presley, nato a Tupelo, nel Mississippi, l’8 gennaio del 1935, oggi avrebbe compiuto 80 anni. Quasi tutti hanno sentito le sue canzoni più famose, almeno una volta. Per chi vuole riascoltarle queste sono le dieci canzoni che Luca Sofri, peraltro direttore del  Post, ha scelto per il suo libro Playlist.

Elvis Presley
(1935,Tupelo, Mississippi – 1977, Memphis,Tennessee)
Come si sa, è vivo, da qualche parte.

Love me tender

(Elvis, 1956)
La melodia era una vecchia canzone dei tempi della guerra di secessione. Quando lasciò il numero uno della classifica statunitense, il suo posto lo prese “Hound dog”, di Elvis anche quella: non era mai successo. Gli americani hanno questo verbo “to belong”, che non significa solo letteralmente “appartenere”: il luogo a cui appartengo, il mio luogo, il posto dove devo stare: “Love me tender love me long
Take me to your heart
For it’s there that I belong”

Don’t
(50,000,000 Elvis fans can’t be wrong: Elvis’ golden records, 1959)
Lei gli dice sempre di no, e lui prova a baciarla, ma lei si scansa, diffidente. E allora lui le dà mille garanzie che la amerà per sempre, che è sincero. Magari era solo l’alito.

Are you lonesome tonight
(Flaming star, 1961)
La leggenda vuole che un Elvis appena tornato dal servizio di leva cantasse questa vecchia canzone per gioco davanti al suo manager e al suo discografico, nel buio dello studio, urtando l’asta del microfono per sbaglio. «Lasciamo perdere» concluse. Gli chiesero di proseguire, e registrarono. E col “bump” dentro, arrivò al numero uno. L’interrogativo sui pensieri di lei sarebbe stato poi espresso spesso da altri – “Chissà se mi pensi” di Baglioni, “Vivo da re” di Ruggeri – ma nessuno ebbe più il fegato di un passaggio eroicamente cialtrone come quello dove Elvis, su un coro di “uuuù uuuù”, declama in prosa “I wonder ifffff, you’re lonesome tonight…”. Arte pura.

Can’t help falling in love
(Blue Hawaii, 1961)
Io non posso credere che non gli scappasse un po’ da ridere, mentre cantava in quel modo gigionissimo. La musica è quella di una romanza settecentesca di Giovanbattista Martini (che poi era francese e si chiamava Schwarzendorf), le parole di due newyorkesi di cognome Peretti e Creatore. Andò forte la cover degli UB40, nel 1993.

Suspicious minds
(From Elvis in Memphis, 1969)
Del rovinarsi la vita sospettando e non fidandosi. Un pezzo soul (inciso a Memphis, terra natìa), che fu il rilancio musicale di Elvis dopo anni di filmetti. L’aveva scritta (con lo pseudonimo di Mark James) Francis Zambon, di origini italiane. È bella la cover dei Fine Young Cannibals.

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