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  • sabato 20 Dicembre 2014

Quella volta che Obama fece fare domande solo alle giornaliste donne

È successo ieri alla conferenza stampa di fine anno: secondo molti è indicativo del fatto che di recente Obama le ha azzeccate tutte

Venerdì 19 dicembre il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha tenuto la consueta conferenza stampa di fine anno, che per tradizione viene fissata a fine dicembre poco prima che il presidente in carica parta per le vacanze natalizie (Obama le passerà alle Hawaii, dove è cresciuto da ragazzo). Fra la sorpresa di molti, alla fine del suo discorso Obama ha accettato solo le domande di giornaliste donne. Secondo alcuni è stata la prima volta nella storia che a una conferenza stampa della Casa Bianca intervenissero esclusivamente giornaliste: quello del corrispondente alla Casa Bianca, infatti, è stato considerato un incarico prevalentemente maschile fino a tempi molto recenti (fino al 1962, fra l’altro, alle donne non era permesso di partecipare all’usuale cena annuale fra il presidente e i corrispondenti).

Le otto donne di cui Obama ha accettato le domande sono Carrie Budoff Brown (Politico), Cheryl Bolen (Bloomberg), Julie Pace (Associated Press), Lesley Clark (McClatchy), Roberta Rampton (Reuters), Colleen M. Nelson (Wall Street Journal), Juliet Eilperin (Washington Post) e April Ryan (American Urban Radio).

Dopo la conferenza stampa, il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha fatto sapere che la scelta di Obama era stata concordata in precedenza per «sottolineare il fatto che ci sono molte donne di varie testate giornalistiche che ogni giorno si occupano seriamente di coprire le notizie sul presidente degli Stati Uniti. Nel ricevere la lista delle domande, ci eravamo accorti di avere un’occasione unica per farlo, durante un discorso solitamente molto seguito». Su Twitter in molti si sono complimentati con Obama ed Earnest per l’iniziativa.

 

 

In molti hanno anche sottolineato come durante la conferenza Obama abbia risposto in maniera «insolitamente diretta» e concisa a domande riguardo argomenti delicati come i nuovi rapporti con Cuba e l’attacco informatico contro Sony. Il Washington Post ha scritto che negli ultimi tempi – specialmente dopo la sconfitta dei Democratici alle elezioni di metà mandato – Obama era apparso «sprezzante, duro e abbastanza chiaramente scocciato e frustrato». Nell’ultimo mese, però, Obama è riuscito a gestire la presidenza «nel modo in cui se l’era immaginato all’inizio»: cioè facendo compromessi importanti e ottenendo risultati.

Le ultime settimane, per lui, sono state piuttosto positive. Ha stretto un accordo climatico con la Cina. Ha agevolato l’approvazione di una nuova legge sul bilancio. Ha firmato un ordine esecutivo che blocca l’espulsione di oltre quattro milioni di clandestini. Recentemente ha stupito il mondo annunciando un miglioramento dei rapporti diplomatici con Cuba.

Si tratta di risultati notevoli e molto al di sopra delle aspettative nei suoi confronti, oggi che si trova nella cosiddetta condizione dell’ “anatra zoppa”: cioè quella di un presidente “depotenziato” poiché non ricandidabile e a fine mandato (per di più, nel caso di Obama, dopo aver perso il controllo di entrambe le camere del Congresso). Secondo Slate, anche la scelta di accettare solo domande poste da giornaliste durante la conferenza stampa di fine anno è stata una dimostrazione del fatto che prossimamente Obama intende «fare di testa propria, sia nelle questioni più grandi sia in quelle più piccole». David Ignatius, un editorialista del Washington Post, ha scritto che «Obama sembra ora più vicino alle aspirazioni “post-ideologiche” di cui raccontava durante la sua prima campagna elettorale per la presidenza. Nel corso dei prossimi due anni, potremmo assistere a una dimostrazione più efficace di quanto promesso nel 2008».

foto: AP Photo/Pablo Martinez Monsivais