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  • mercoledì 3 dicembre 2014

I commenti online si possono auto-regolare?

Solo finché sono pochi, sostiene un giornalista del Washington Post stremato da quello che succede sotto i suoi articoli di politica

di Chris Cillizza – Washington Post

Chris Cillizza è il curatore di The Fix, un blog politico del Washington Post: ha scritto un articolo sul problema della gestione dei commenti online e ha dato la sua opinione su quella che per lui è la soluzione migliore. 

Poiché ho passato gli ultimi dieci anni della mia vita a scrivere online, ho dedicato una gran parte del mio tempo a cercare un modo per rendere le conversazioni nei commenti di The Fix edificanti quanto sapevo avrebbero potuto essere. Scrivo ora per dirvi che, almeno per quanto riguarda la politica, la sezione dei commenti non è – e probabilmente non lo sarà nel breve periodo – assolutamente vicina a quell’ideale. Anzi: eliminare completamente i commenti – una prospettiva che mi ha sempre fatto rabbrividire – potrebbe essere la cosa migliore per i lettori di news sulla politica.

Prendete questo testo tratto da un articolo scritto da Anne Applebaum sulla natura corrosiva dei commenti online:

Diversi studi hanno dimostrato che la percezione di un articolo, dell’autore di un certo articolo, o del suo contenuto, siano influenzati pesantemente dai commenti anonimi ad esso associati online, specialmente se sono duri. Un gruppo di ricercatori ha scoperto che i commenti sgarbati «non solo polarizzano i lettori, ma cambiano l’interpretazione di chi li legge nei confronti della notizia stessa». Un esperto di cose online dell’Atlantic Media ha inoltre scoperto che le persone che leggono commenti negativi sono più propense a giudicare di bassa qualità l’articolo che li contiene e a dubitare della veridicità dei suoi contenuti.

Per combattere questa tendenza Reuters ha deciso recentemente di rimuovere i commenti dagli articoli. «Molte delle discussioni informate e articolate riguardo le notizie, così come le critiche o gli elogi, si sono spostati sui social network e i forum», hanno spiegato i responsabili di Reuters per spiegare la loro decisione. «Queste comunità offrono vibranti discussioni e, cosa molto importante, sono auto-regolate dai partecipanti in modo da allontanare quelli che abusano del privilegio del commentare». Vox, il sito di news diretto da Ezra Klein (un giornalista che lavorava al Washington Post), non ha i commenti del tutto, dall’inizio. Il New York Times impiega molte risorse nel tenere d’occhio e moderare le sue sezioni di commenti (e apre i commenti solo in alcuni suoi articoli).

È facile contestare la posizione “eliminiamo i commenti”, ovviamente. State soffocando la libertà di parola! Non vi piace ascoltare le persone che non sono d’accordo con voi! E così via. Una volta per tutte: non è questo il motivo per cui credo che sia ora di eliminare la sezione commenti negli articoli di politica. La gente mi dice spesso che quello che scrivo o dico o twitto secondo loro è sbagliato: su Twitter, su Facebook e anche di persona. E non ho mai creduto – pubblicamente o privatamente – di avere il monopolio sulle buone idee o sulle risposte esatte. MI PIACE che le persone siano in disaccordo con me e chiedo spesso ai commentatori di spiegarmi in modo approfondito le loro opinioni, in modo da occuparmene in un nuovo post (ecco un esempio).

Il mio problema con la sezione dei commenti è questo: io penso a The Fix come a una comunità o una piccola città. In ogni comunità ci sono punti di vista diversi più o meno su qualsiasi cosa. La capacità di dare voce a quelle diverse prospettive, nel modo più civile possibile, è quello che rende una comunità fantastica: sia online che offline. Quello che l’attuale configurazione della sezione commenti fa, invece, è permettere alle persone più rumorose – che rappresentino o no la maggioranza della comunità – di autoproclamarsi sindaci della città. È un po’ come se la persona più odiosa del vostro vicinato tutto a un tratto pretendesse il diritto di prendere per voi le decisioni sul quartiere. Non bellissimo, vero?

Il problema di questo modello è che l’auto-regolamentazione – pensatela come una specie di “ronda di quartiere” per le comunità online – può funzionare, ma diventa sempre più complicata mano a mano che la comunità si allarga. Nei primi tempi di The Fix un gruppo di commentatori abituali – alcuni che apprezzavano il mio lavoro, altri che non lo apprezzavano – avevano bandito dal sito un tipo che scriveva SEMPRE TUTTO IN MAIUSCOLO COSE CHE NON AVEVANO NULLA A CHE FARE CON L’ARTICOLO. Ha funzionato, ma solo per un po’. Intanto che aggiungevamo altri autori e il traffico sul sito aumentava, la possibilità di controllare i sempre più numerosi commentatori sgarbati da parte del ridotto numero di commentatori educati era sempre più bassa (per capire perché l’auto-regolamentazione non funziona, provate a discutere con un bambino di cinque anni. Non vincerete mai. Fidatevi. Lo faccio sempre).

Ora, non voglio dire che tutte le sezioni dei commenti in giro per Internet sono inutili. Ho ammirato per tanto tempo – e ne sono stato geloso – la sezione dei commenti del blog di Joel Achenbach sul Washington Post, “Achenblog“, una comunità leale e auto-regolata con Joel al suo centro. Ho visto commenti funzionare molto bene – sul sito del Washington Post e fuori – quando non si parla di politica. Occasionalmente anche su The Fix la sezione dei commenti funziona come dovrebbe: un paio di occhi e orecchie informate che condividono la loro conoscenza su un particolare soggetto. Ma queste situazioni sono l’eccezione e non la regola, almeno secondo la mia esperienza.

La soluzione migliore? Non è eliminare interamente i commenti. Bisogna invece schierare un’armata di moderatori di commenti che scelgano il meglio del meglio, in modo da rendere utile arrivare fino in fondo alla pagina. Sfortunatamente, vista la quantità di contenuti che ogni sito produce ogni giorno, ci sarebbe bisogno di centinaia di persone per seguire tutti i commenti. E così comunque non ci stiamo nemmeno avvicinando al vero territorio minato: chi scegliere come moderatore dei commenti, come decidere se un commento è un buon commento.

Invece che usare le risorse del giornale per assumere persone che cerchino di rendere più intelligente la sezione dei commenti, preferisco assumere più persone che creino contenuti e che possano ampliare la nostra comunità di lettori leali, educati e partecipi, in modo da invogliare sempre più persone a farne parte. Questa mi sembra la miglior soluzione, come amministratore della nostra città online. Più grande diventerà la nostra comunità, allora, più sarà difficile sentire il tizio che urla cose senza senso dal fondo del quartiere. Così vincono tutti.

 © Washington Post 2014

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