• Scienza
  • domenica 16 novembre 2014

I 40 anni del messaggio di Arecibo

Ella Morton racconta su Slate l'anniversario del primo messaggio umano inviato nello spazio e diretto ad intelligenze extraterrestri

di Ella Morton - Slate

Il 16 novembre 2014 è il 40esimo anniversario del messaggio di Arecibo, una comunicazione interstellare trasmessa dal radiotelescopio di Arecibo, a Puerto Rico, verso Messier 13, un gruppo di stelle situato a più di 22 mila anni luce di distanza. Il contenuto del messaggio fu deciso dall’astrofisico e fondatore del SETI (un programma scientifico dedicato alla ricerca di vite extraterrestri) Frank Drake, con l’aiuto di alcune altre personalità, come l’astronomo e divulgatore scientifico Carl Sagan. L’idea era che il messaggio utilizzasse una stringa di 1.679 cifre binarie: in questo modo, se una qualche civiltà aliena avesse ricevuto il messaggio sarebbe stata in grado di riconoscere 1.679 come un numero semiprimo (un numero che è anche il prodotto della moltiplicazione di due numeri primi), ovvero multiplo di 23 e 73. “Ah”, avrebbero pensato allora nella loro lingua, “Questa stringa binaria di origine sconosciuta è intrigante! Proviamo a guardare le informazioni che contiene distribuite su una griglia 23×73 e vediamo cosa emerge”.

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Quando gli 1 e gli 0 della stringa binaria vengono sistemati su una griglia di questo tipo, il risultato è una specie di sommario pixellato della storia dell’umanità diviso in sette parti. La prima mostra i numeri da uno a dieci. Nella seconda ci sono i numeri atomici di carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto e fosforo. Segue un’immagine stilizzata di un essere umano, una rappresentazione della Terra all’interno del sistema solare – con Plutone mostrato come pianeta, una questione su cui ci sono ancora alcuni dibattiti – e un’immagine del telescopio di Arecibo che, ad un occhio del 2014, sembra probabilmente il logo di Gmail.

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Anche se gli abitanti di Messier 13 dovessero rispondere immediatamente al messaggio – che esiste ancora oggi – dovremmo comunque aspettare almeno 43.960 anni per ricevere qualcosa. Ma il messaggio di Arecibo non fu concepito come una vera forma di comunicazione interstellare. Era soprattutto una dimostrazione di quello che il radiotelescopio era in grado di fare. Il “piatto” del telescopio era stato rinnovato proprio nel 1974 e il messaggio inviato nello spazio fu una specie di modo per attirare l’attenzione dei media sulla celebrazione.

Gli ipotetici abitanti di Messier 13 probabilmente non diventeranno mai i nostri amici di penna, ma la difficoltosa questione della comunicazione interstellare continua ad attirare i terrestri. Dall’epoca del messaggio di Arecibo, almeno altri otto messaggi radio sono stati diffusi nello spazio, tutti negli ultimi 15 anni. Nel 2001 l’astronomo russo Alksandr Zaitsev e un gruppo di ragazzi russi trasmisero una serie di messaggi collettivamente conosciuti come il “messaggio dei teenager”. Mirati verso sei stelle situate tra i 45 e i 68 anni luce di distanza, i messaggi includevano musica folk russa e brani di famosi compositori come Beethoven e Vivaldi. Tutta la musica era suonata sul theremin (uno strano strumento musicale elettronico che si suona senza contatto fisico). Zaitsev si riferì ai messaggio come al “Primo concerto di theremin per extraterrestri”. Inviato dal radar planetario di Eupatoria, in Crimea, la trasmissione fu il primo messaggio radio musicale ad essere inviato nello spazio. Dopo, ce ne sono stati altri: nel 2008 la NASA trasmise la canzone dei Beatles “Across the Universe” mirando alla Stella Polare.

La questione di come comunicare con gli extraterrestri è uno dei problemi di cui si occupa quotidianamente il SETI. Questa settimana l’organizzazione ha tenuto un workshop in California dal titolo “Comunicare attraverso il cosmo”. Un tema comune di queste conferenze è che gli esseri umani tendono a dare per scontato che le eventuali intelligenze extraterrestri riusciranno a capire quello che cerchiamo di dirgli. Ma la conoscenza scientifica e la fisiologia di una civiltà non umana potrebbero essere così differenti da rendergli del tutto indecifrabile una composizione di Beethoven o una figura umanoide stilizzata.

Anche quello che viene ritenuto il linguaggio universale, la matematica, potrebbe non essere la migliore lingua franca dello spazio. Durante una conferenza tenuta dal SETI, il matematico Carl DeVito ha posto una domanda a cui è complicato trovare una risposta: «I numeri naturali, 1, 2, 3, 4…sono una creazione della mente umana oppure esistono veramente, indipendentemente da noi?». Potete vedere il suo intervento qui, ma per semplicità ecco la sua risposta: «Penso che i numeri naturali esistano effettivamente, ma il resto della matematica potrebbe non esistere da nessuna parte tranne che nelle nostro menti».

Degli otto messaggi interstellari inviati a partire dal 1999, il primo a raggiungere il suo bersaglio sarà il “Messaggio dalla Terra”, inviato verso il pianeta extrasolare Gliese 581 c nell’ottobre 2008. Dovrebbe arrivare nei primi mesi del 2029. La trasmissione, una specie di capsula del tempo digitale, venne inviata dalla oggi defunta RDF Digital – una controllata della società di produzione britannica proprietaria del format “Cambio moglie”. A formulare il messaggio contribuì anche Bebo, un social network fallito nel 2013. Le 501 fotografie e messaggi di testo trasmessi vennero selezionati da Bebo tramite un voto degli utenti via web. In circa quindici anni, gli abitanti di Gliese 581 c, ammesso che ce ne siano, riceveranno un diluvio di informazioni a proposito di pop star britanniche ormai scomparse.

Anche se le varie trasmissioni spaziali inviate negli ultimi anni erano diverse tra di loro sia per tono che per contenuto, avevano tutte un messaggio in comune: «Noi siamo qui e siamo fatti così». Che raggiungano altre civiltà, in fondo, è irrilevante. La possibilità di raccontare cos’è l’umanità a una civiltà extraterrestre è una prospettiva troppo allettante anche se probabilmente per il momento impossibile. Ci fa sentire importanti anche se abitiamo, come scrisse Carl Sagan nel suo libro “Pale Blue Dot”, su «un granello di sabbia solitario avvolto dal grande buio cosmico».

@Slate

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