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  • sabato 15 Novembre 2014

La causa degli stagisti contro Condé Nast

La società editrice di Vanity Fair, Vogue e New Yorker pagherà 5,8 milioni di dollari per chiudere una class action di migliaia di stagisti che ritengono di essere stati sottopagati

La società editrice Condé Nast ha concordato il pagamento di 5,8 milioni di dollari (circa 4,65 milioni di euro) per risolvere una class action aperta a New York oltre un anno fa da parte di circa 7.500 ex stagisti. L’accusa degli ex stagisti è di esser stati sottopagati mentre lavoravano per alcune riviste della società, tra cui Vogue, Vanity Fair e New Yorker. Quello di Condé Nast, scrive Reuters, è soltanto uno dei molti casi recenti di grandi società – non solo editoriali – che pagano poco o niente i proprio stagisti: Reuters cita i casi di NBCUniversal, Warner Music, Fox Searchlight Pictures e Hearst. Condé Nast aveva cancellato del tutto il suo programma di stage retribuiti pochi mesi dopo che la class action era stata presentata, nel giugno del 2013.

Due degli stagisti che avevano avviato la class action sono l’allora laureanda Lauren Ballinger, che nel 2009 lavorò nel reparto accessori di W Magazine per 12 dollari al giorno (un dollaro all’ora), e il vignettista Matthew Leib, che ricevette un compenso tra 300 e 500 dollari per ciascuno dei suoi due stage estivi al New Yorker, nel 2009 e nel 2010. Alcuni dettagli del lavoro di Ballinger e Leib furono citati dal New York Times quando la causa fu aperta. Al New Yorker Leib si occupava di rivedere e correggere gli articoli per le due rubriche fisse “Shouts and Murmurs” e “Talk of the Town”, e di tenere in ordine e aggiornare il database delle vignette: lavorava tre giorni a settimana dalle 10 alle 17:30. Ballinger disse invece di aver lavorato 12 ore al giorno, raccogliendo, imballando e spedendo accessori ai redattori: dopo quel primo periodo, proseguì il suo stage nel reparto gioielli di W Magazine lavorando dieci ore al giorno, tre giorni a settimana.

L’anno scorso, sentita per telefono dal New York Times, Ballinger disse che persino un redattore di W Magazine arrivò a criticare le condizioni di lavoro di lei e degli altri stagisti. Il redattore disse che gli ricordavano le condizioni del personaggio interpretato dall’attrice Anne Hathaway nel film Il diavolo veste Prada, in cui una giovane stagista lavora per una famosa rivista di moda. Anzi peggio che nel film, perché alla fine in questa storia non c’è stata alcuna rivincita, aggiunse Ballinger al telefono con il New York Times.

Uno degli avvocati degli stagisti ha parlato in termini positivi dell’accordo economico raggiunto con Condé Nast: gli stagisti che hanno vinto la class action – i cui contratti di stage risalgono fino al giugno del 2007 – dovrebbero ottenere un risarcimento individuale tra i 700 e i 1.900 dollari. Riguardo a questa storia, l’amministratore delegato di Condé Nast, Chuck Townsend, ha scritto in una mail interna ai dipendenti di ritenere gli stage nelle riviste del gruppo Condé Nast «tra i migliori nel settore dei media e dell’editoria». Ha anche aggiunto: «Risolvere il contenzioso con una trattativa è la giusta decisione aziendale per Condé Nast, perché ci permette di concentrare il nostro tempo e le nostre risorse per sviluppare nuove valide opportunità a sostegno dei futuri talenti emergenti».

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