Il monopolio del porno online

Che cos'è e come funziona Mindgeek, la società – proprietaria di YouPorn, PornHub e RedTube, tra gli altri – che sta monopolizzando il settore in modo "vampiresco"

di David Auerbach - Slate

I siti di video sono di gran lunga i più grossi consumatori di banda, su internet: Netflix, YouTube, Twitch… MindGeek. O forse quest’ultimo non vi dice niente? Fondato nel 2007 dai canadesi Stephane Manos e Ouissam Youssef, MindGeek (noto precedentemente come Manwin and Mansef) ha più di 100 milioni di visitatori al giorno, ed è tra i 10 principali consumatori di banda; qualche ricerca lo inserisce tra i primi tre. Gestisce quasi 100 siti che in totale consumano più banda di Twitter, Amazon o Facebook. Di tutti i principali siti, tuttavia, MindGeek è sicuramente la presenza più ambigua. Il suo sito dice che stanno “facendo da pionieri nel futuro del traffico online” – ma non dice molto su cosa fanno realmente con tutta quella banda.

MindGeek è un provider di porno. O, più esattamente, il provider di porno. MindGeek ha conquistato il monopolio del porno, costringendo i membri dell’industria alla posizione paradossale di lavorare per la stessa società che trae profitto dalla pirateria del loro lavoro. MindGeek è talmente potente che le persone che lavorano nel settore della pornografia online hanno paura di parlarne, per timore di finire nella sua lista nera. E il predominio di MindGeek dovrebbe essere preso come esempio dei pericoli dell’accorpamento di produzione e distribuzione in un singolo proprietario monopolistico.

Nello specifico, MindGeek possiede molti aggregatori di video porno , i “tube sites” (chiamati così perché imitano il formato YouTube) come PornHub, YouPorn e RedTube, che distribuiscono enormi quantità di pornografia gratuita finanziata con la pubblicità. Secondo Mike South, blogger esperto di industria pornografica, MindGeek ora possiede otto dei dieci principali aggregatori porno online (le due eccezioni sono xHamster e Xvideos). Questi siti, che siano di proprietà di MindGeek o meno, notoriamente ospitano un sacco di contenuti piratati. Nonostante ogni sito di video debba rispettare le richieste di rimozione di contenuti, in base al Digital Millennium Copyright Act (DMCA), la maggior parte dei produttori di porno non ha le risorse degli studi cinematografici o delle etichette discografiche per monitorare la pirateria; secondo la pornostar Siri, i siti di MindGeek «costringono chi possiede i diritti d’autore a fare i salti mortali per far rimuovere i nostri contenuti». Di conseguenza la produzione di film porno è scesa del 75 per cento rispetto a otto anni fa, e le vendite di DVD sono calate nello stesso periodo del 50 per cento. L’opinione comune è che il crollo del business della pornografia del 2008 sia stato dovuto alla crescita della pirateria su larga scala, sui siti di video e su quelli di torrent, a un aumento del porno amatoriale e alla crisi economica.

Il declino da allora è proseguito, causando un abbassamento dei budget e obbligando gli attori a cercare altrove modi di sbarcare il lunario. Quando South è entrato nel settore, dice, «potevo contare gli attori che conoscevo che si prostituivano sulle dita di una mano. Ora posso contare gli attori che conosco che non si prostituiscono sulle dita di una mano». Secondo Salon, mentre nel 2000 gli attori che lavoravano come escort erano rari e guardati di traverso, entro la fine del decennio è diventata una cosa comune. L’attrice di film per adulti Houston ha detto a E. J. Dickinson di Salon l’anno scorso: «Se guardi sui siti di escort, ci sono praticamente tutti gli attori porno». Il crollo nel business del porno ha consentito a MindGeek di acquistare produttori di contenuti pornografici di alto profilo a costi ribassati, compresi grossi nomi come Brazzers (nel 2010) e Digital Playground (nel 2012), ciascuno dei quali gestisce decine di siti. Insieme a nomi come Hustler e Vivid, MindGeek di fatto è arrivato a controllare un’enorme fetta dell’industria della pornografia mainstream tradizionale – la scena delle produzioni stile-Hollywood con base nella San Fernando Valley, in California, che ci ha dato Jenna Jameson e Sasha Grey. Come ha detto al Daily Dot Colin Allerton, direttore dello sviluppo degli affari di Adult Empire, «ogni principale studio e star è ora associato con MindGeek, o ha lavorato per uno studio comprato da MindGeek». Da allora, i lavoratori dell’industria pornografica si sono trovati nella situazione difficile di vedere i propri lavori piratati su siti di proprietà della stessa società che li paga: immaginate se la Warner Bros possedesse anche il sito di torrent The Pirate Bay. Per come la mette Siri, è come se Walmart facesse fallire i negozi a conduzione familiare «e poi, come se non bastasse, entrasse nei negozi a conduzione familiare e rubasse letteralmente i loro prodotti per rivenderli da Walmart». Sono tempi difficili per chi per ha un’attività porno a conduzione familiare.

Perfino i produttori di contenuti di proprietà di MindGeek hanno problemi a far rimuovere i propri video dai siti di MindGeek. Il risultato è un ecosistema vampiresco: i produttori di MindGeek fanno film porno soprattutto perché siano caricati sui siti gratuiti di video di MindGeek, con minori ricavi per i produttori ma con maggiori ricavi per MindGeek – che fa soldi con la pubblicità – che non vanno a nessuno di quelli coinvolti nella produzione. Chi lavora nell’industria del porno non ha molte soluzioni a disposizione. L’attrice Tasha Reign ha detto ad Abc: «In un certo senso devo recitare per MindGeek, perché possiedono praticamente tutto». Questo predominio totale nel settore ha avuto l’effetto di far tacere gli attori dal criticare la società; le persone come Siri e South, che hanno apertamente condannato il monopolio e il potere di MindGeek, sono estremamente rare. La maggior parte, quando viene chiesto loro, rifiutano di parlare di pirateria, preoccupati di finire nella lista nera di MindGeek. Da quando le compagnie possedute da MindGeek fanno molta pubblicità su Adult Video News e altri siti di informazione sull’industria pornografica, esercitano molta influenza su anche pubblicazioni di settore e sui vari eventi.

MindGeek stessa ha un passato di luci e di ombre. Nel 2009, quando la società era ancora gestita dai fondatori Manos e Youssef, gli agenti federali statunitensi sequestrarono 6,4 milioni di dollari da conti bancari controllati da MindGeek, provocando la vendita delle sue azioni a Fabian Thylman, un investitore in tecnologia tedesco che cambiò il nome della società in “Manwin”. Nell’aprile del 2011, Manwin si assicurò con discrezione un prestito di 362 milioni dal fondo di Wall Street Colbeck Capital, fondato dagli ex dipendenti di Goldman Sachs Jason Colodne e Jason Beckman (Goldman Sachs ha preso le distanze dai due). I finanziamenti di Colbeck erano a loro volta garantiti tramite altri fondi, come il controverso Fortress Capital, per mascherare il legame con Manwin. Dopo aver utilizzato i prestiti per continuare ad acquisire siti porno e case di produzione, Thylman fu poi estradato dal Belgio alla Germania nel 2012 per evasione fiscale sui profitti di Manwin. Alla fine del 2013, Thylman fu sostituito dall’attuale amministratore delegato Ferras Antoon e dal direttore operativo David Tassillo, che erano da tempo nella società e che ora dirigono le operazioni da Montreal.

Con il suo business orientato a aumentare le visite e i link sui suoi siti, MindGeek ha cercato di espandersi in aree “più pulite” del business online, e a costruirsi un’immagine da tipica startup piena di potenzialità. Non è sicuro che questa strategia funzionerà, visto che la facciata rimane piuttosto evidente. Come ha scritto un utente di GlassDoor: «Se sei interessato a lavorare come “revisore dei contenuti”, sappi solo che sarai sostanzialmente un glorificato supervisore di pornografia minorile, e che guarderai video orribili tutto il giorno.» A causa del tabù che circonda la pornografia, specialmente in America, non saranno presi provvedimenti antitrust contro MindGeek nel futuro prossimo, né si è prestata la dovuta attenzione ai problemi sempre maggiori in cui si trova chi lavora nell’industria del porno mentre un solo colosso si divora le altre compagnie. Il blogger specializzato Lux Alptraum ha detto a Grant Stoddard di Mademan che con il ridursi della concorrenza, la pirateria di fatto sdoganata e le paghe sempre più basse, se MindGeek fallisce «potrebbe portarsi dietro la maggior parte dell’industria del porno».

Mentre i distributori di contenuti come Netflix e Amazon si spostano verso il business della produzione, MindGeek rappresenta un esempio di come può cambiare l’allineamento degli interessi: il distributore non ha necessariamente bisogno di produrre contenuti che garantiscano ricavi adeguati a chi li ha prodotti, finché questi in qualche modo fanno fare soldi. Nessuna di queste compagnie passerà al modello di business gratuito e finanziato con la pubblicità, su cui si basano i tube sites di MindGeek, ma una società come Netflix può arrivare a una posizione decisamente più forte se si assicura il controllo di  uno dei principali mezzi di distribuzione – specialmente se è uno più economico della tv via cavo – e gli studi cinematografici e i network televisivi possono ritrovarsi a dover raggiungere un accordo con Netflix, invece che il contrario. Ora come ora i produttori di contenuti hanno un’enorme influenza su Netflix perché Netflix ha bisogno dei loro contenuti, ma se questo equilibrio di poteri dovesse cambiare, sarà Netflix a ritrovarsi con il coltello dalla parte del manico, il che è il motivo per cui HBO e altri stanno facendo a gara per buttarsi nel business dello streaming online. Come per l’industria della pornografia, sopravviverà qualcuno? South ha detto che i siti verticali dedicati a determinati feticismi, come Kink.com, sono molto più al sicuro dal vampirismo di MindGeek («Le nicchie fanno diventare ricchi», dice) e South spera che Google alla fine inasprirà i controlli sui tube sites in generale e che li penalizzerà per pirateria di massa, minando la supremazia di MindGeek sull’industria. Ciononostante, l’eccezionale successo di MindGeek è un inquietante segnale del livello al quale la l’accentramento di produzione e distribuzione possa uccidere un’intera industria.

© Slate

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