• Mondo
  • domenica 26 ottobre 2014

Monica Lewinsky fu maltrattata dagli investigatori del “Sexgate”

Lo dice un report ottenuto dal Washington Post: fu interrogata e minacciata per 12 ore, in assenza di un avvocato

Nei giorni scorsi il Washington Post ha ottenuto e pubblicato un report indipendente di 100 pagine che sostiene che l’incontro del 16 gennaio 1998 fra Monica Lewinsky e gli investigatori del caso “Sexgate” fu condotto con negligenza e forzando alcune procedure. Lewinsky è l’ex stagista che fra il 1995 e il 1997 ebbe una relazione con l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Fino a pochi giorni fa, il report era ritenuto secretato: il Washington Post l’ha ottenuto inoltrando una richiesta ai National Archives in base al Freedom of Information Act, una legge federale del 1966 che permette ai cittadini di accedere a documenti governativi.

L’episodio a cui si riferisce il report andò così: un giorno Lewinsky fu avvicinata dagli agenti dell’FBI assieme ad alcuni avvocati del procuratore speciale Kenneth Starr, che all’epoca stava già indagando su alcuni scandali minori occorsi all’amministrazione Clinton (la notizia della sua relazione con Lewinsky non era ancora circolata). Lewinsky fu trattenuta per ore, e le fu detto che se non avesse confessato la relazione con Clinton – cosa che aveva già negato in un altro processo – avrebbe subito una condanna a 27 anni di prigione. Lewinsky chiese più volte di vedere il suo avvocato: gli agenti e gli avvocati presenti della stanza non le negarono questa possibilità, spiegando però che se l’avesse fatto la sua posizione sarebbe stata ulteriormente compromessa. Il report, secondo molti, rafforza l’idea che all’epoca Lewinsky non ricevette un trattamento equo da parte degli investigatori.

Come ci siamo arrivati
Monica Lewinsky era stata assunta alla Casa Bianca tre anni prima, nel 1995, come stagista. Nel corso delle settimane conobbe il presidente Clinton e strinse con lui un rapporto di confidenza. Alla fine dell’anno e del suo stage, Lewinsky fu assunta dall’ufficio legislativo e le venne assegnata una mansione che la portava a consegnare più volte al giorno documenti nello Studio Ovale. In seguito, fu reso noto che Lewinsky praticò del sesso orale a Clinton in varie occasioni fra il novembre del 1995 e febbraio del 1997.

– (La storia di Monica Lewinsky, dall’inizio)

Nel frattempo, nel 1996, Lewinsky era stata trasferita al Pentagono, dove diventò particolarmente amica di una sua nuova collega, Linda Tripp. Nell’estate del 1996 Lewinsky raccontò a Tripp della sua relazione con Bill Clinton: su consiglio di un’amica, Tripp cominciò a registrare le sue telefonate con Monica Lewinsky, raccogliendo così varie testimonianze della relazione tra lei e Bill Clinton e dei loro rapporti. Raccolto un po’ di materiale, nell’ottobre del 1997 Linda Tripp incontrò due giornalisti di Newsweek e disse loro di essere in possesso di quelle registrazioni.

Nel frattempo accadde un evento cruciale: si tennero le audizioni di una causa portata avanti da Paula Jones, una donna che raccontava di essere stata molestata da Clinton nel 1991. Clinton respinse ogni accusa e alla fine del processo – che si tenne quindi durante il suo mandato da presidente – fu assolto, perché non c’erano prove sufficienti a confermare le accuse. Durante le audizioni, però, gli avvocati di Paula Jones portarono in aula sia Clinton che alcune dipendenti della Casa Bianca tra quelle che lavoravano più a stretto contatto con lui: tra queste c’era Monica Lewinsky. Sia Clinton che Lewinsky negarono sotto giuramento di avere avuto rapporti o relazioni di tipo sessuale.

Il 7 gennaio del 1998 Linda Tripp incontrò Kenneth Starr, procuratore speciale degli Stati Uniti, repubblicano, che stava già indagando su alcuni scandali minori occorsi all’amministrazione Clinton. Tripp raccontò a Starr la sua storia e offrì le registrazioni. Pochi giorni dopo, il 14 gennaio del 1998, Linda Tripp incontrò di nuovo Monica Lewinsky con addosso un registratore: Tripp la fece parlare di nuovo della sua relazione con Clinton e della sua testimonianza al processo per molestie. Lewinsky le dette una copia di un documento intitolato “Cose da dire durante la testimonianza”, dicendo che le era stato consegnato da una dipendente della Casa Bianca. Il 16 gennaio, Tripp chiese a Lewinsky di vedersi nella zona dei ristoranti del centro commerciale Pentagon City: fu lì che Lewinsky fu avvicinata dagli uomini mandati da Starr.

Cosa dice il report
L’interrogatorio durò in totale 12 ore, e si tenne fra il Pentagon City e una stanza del vicino hotel Ritz-Carlton. Lewinsky ha recentemente ricordato il contenuto dell’interrogatorio durante una conferenza organizzata da Forbes:

Successe come nei film. Un minuto prima stavo aspettando un’amica nella zona ristoranti, e quello dopo – quando due agenti dell’FBI mi mostrarono il loro tesserino – avevo realizzato che mi aveva incastrata. In una vicina stanza d’albergo mi dissero che rischiavo fino a 27 anni di carcere per aver mentito sotto giuramento e per altri crimini minori. Ventisette anni. Ti sembra un sacco di tempo quando di anni ne hai 24. Mi dissero che anche mia madre rischiava di essere denunciata se io non avessi cooperato o accettato di indossare un microfono (cosa che non feci).

Il report spiega che quando venne fermata dagli agenti dell’FBI al centro commerciale, Lewinsky li insultò e gli disse di parlare col suo avvocato: fu convinta a proseguire la conversazione in una stanza d’albergo quando gli agenti le dissero che in quel modo avrebbe avuto più informazioni sulla propria situazione.

Lewinsky passò quelle ore «piangendo, singhiozzando, riuscendo più volte a tornare ad avere autocontrollo, gridando». In cambio della sua cooperazione per incastrare Clinton, racconta il Washington Post, «le fu offerta l’immunità dalle accuse di falso giuramento in merito al caso Jones». Tutto questo, però, a patto che non chiamasse il suo avvocato: in quel caso, la sua testimonianza sarebbe diventata meno preziosa. Il report insiste molto su questo punto, chiarendo che si è trattata di una situazione ambigua: la legge prevedeva che i procuratori non potessero incontrare Lewinsky a meno che lei non avesse assunto un avvocato per occuparsi al suo posto della vicenda. Lewinsky aveva effettivamente assunto un avvocato, ma per occuparsi della sua posizione nel caso Jones (questa è stata anche la giustificazione portata avanti dallo staff di Starr).

Il report conclude che sebbene la legge non sia sufficientemente chiara a riguardo, era necessario esigere «un maggiore rispetto per la scelta individuale dell’avvocato, per il rapporto avvocato-cliente e per il ruolo degli avvocati di difesa in casi come questo» e che in generale bisognava mantenere «un alto standard di attenzioni e sensibilità» nei confronti di Lewinsky. La condotta dei procuratori, però, non fu classificata come esempio di “cattiva condotta professionale”, benché secondo il report dovesse essere considerata più grave di un semplice errore.

L’incontro finì a mezzanotte e quarantacinque del giorno successivo, quando il padre di Lewinsky assunse per la figlia un avvocato diverso da quello del caso Jones. Il 17 gennaio del 1998, il sito scandalistico Drudge Report fece venire a galla l’intera faccenda: fu l’inizio del cosiddetto “Sexgate”.

Quello che successe dopo
Nei giorni successivi, Bill Clinton negò di avere avuto una relazione sessuale con Lewinsky, che invece continuò a trattare per pattuire la propria immunità. Alla fine, il 28 luglio Monica Lewinsky trovò un accordo con Kenneth Starr: a lei e ai suoi parenti venne garantita la completa immunità, a Kenneth Starr fu concessa una piena confessione. Clinton ammise in un successivo discorso di non avere raccontato tutta la verità (spiegò in maniera contorta che non considerava un rapporto orale un vero rapporto sessuale): i repubblicani avviarono la procedura di impeachment, ma non raggiunsero un numero sufficiente di voti al Senato (ne servivano due terzi).

Monica Lewinsky a quel punto aveva 25 anni: visse qualche anno di grande popolarità, fece interviste e spot pubblicitari, scrisse un libro. Poi nel 2005 si stufò delle attenzioni dei media, mollò tutto e si trasferì a Londra, dove ha conseguito un master in psicologia alla London School of Economics. È ricomparsa solo di recente, con un lungo articolo scritto su Vanity Fair in prima persona e alcune apparizioni pubbliche.

nella foto: Lewinsky nel 2014 (AP Photo/Philadelphia Daily News, David Maialetti)