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  • sabato 18 ottobre 2014

Le trascrizioni dei matrimoni gay a Roma

Ignazio Marino ha trascritto nei registri di stato civile 16 atti di matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero: e ci sono state grosse polemiche

Sabato mattina il sindaco di Roma Ignazio Marino ha fatto la trascrizione nei registri di stato civile dei matrimoni celebrati all’estero di 16 coppie gay che ne avevano fatto richiesta al Comune. È la prima volta che succede a Roma: la decisione di Marino segue una soluzione simile già adottata a settembre scorso dal sindaco di Bologna Virginio Merola, e poi seguita anche dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia e da altri. Nel frattempo, il ministro degli Interni Angelino Alfano ha espresso parere contrario sui matrimoni gay, sostenendo che le trascrizioni simili a quelle fatte dal sindaco di Bologna sono contrarie alla legge italiana e non hanno validità giuridica. Alfano ha fatto anche circolare un documento tra tutti i prefetti, affinché venissero annullate eventuali trascrizioni nei registri di stato civile di matrimoni gay celebrati all’estero.

Le trascrizioni a Roma
Le registrazioni di sabato a Roma sono avvenute nella sala della Promoteca del Campidoglio, la sede del Comune: le 16 coppie che hanno visto formalmente riconosciuto il loro matrimonio all’estero sono undici coppie di uomini e cinque coppie di donne, tra cui una dipendente comunale e sua moglie. Martedì scorso Marino aveva già detto che sarebbe stato lui stesso a completare le trascrizioni, evitando quindi di mettere in difficoltà i funzionari comunali.

 

Alcune decine di manifestanti del partito Nuovo centrodestra – di cui Alfano è presidente – si sono riunite in piazza del Campidoglio, contestando l’iniziativa del sindaco di Roma. È bene ricordare che questa trascrizione degli atti di matrimonio nell’archivio di stato civile, a prescindere dalla circolare spedita dal ministero degli Interni, non comporta un riconoscimento giuridico degli effetti civili del matrimonio stesso.

Nella tarda mattinata di sabato, il ministro degli Interni Angelino Alfano ha ribadito sulla sua pagina Facebook che i matrimoni registrati questa mattina a Roma non hanno alcuna validità giuridica.

Lo scontro con il prefetto e il ministero
L’incompatibilità tra queste recenti iniziative di alcuni sindaci italiani e le disposizioni del ministero degli Interni è un problema formale dal punto di vista istituzionale: il sindaco dice una cosa, il prefetto un’altra. In un’intervista con il quotidiano Messaggero, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro aveva detto: «Annullerò la trascrizione del matrimonio d’ufficio. L’ultima parola spetta ai prefetti, che si limitano a far rispettare le circolari del ministero dell’Interno. Voglio ribadire che non c’è da parte mia alcun giudizio o interferenza politica». Nelle scorse ore il sindaco Marino aveva poi risposto: «Quello che ho annunciato è una semplice trascrizione di un fatto, cioè l’esistenza di un atto che è stato scritto in un Paese Ue e che riguarda residenti della città di Roma».

Cosa dice la circolare
Nella circolare (PDF) inviata ai prefetti lo scorso 7 ottobre, si evidenziava la non conformità della trascrizioni dei comuni alle leggi italiane. Si diceva inoltre che “la disciplina dell’eventuale equiparazione dei matrimoni omosessuali a quelli celebrati tra persone di sesso diverso” rientra “nella competenza esclusiva del legislatore nazionale”. La circolare riportava anche la “diversità di sesso” come requisito per ritenere giuridicamente valido il matrimonio.

Non vi è dubbio che, ai sensi del codice civile vigente, la diversità di sesso dei nubendi rappresenti un requisito necessario affinché il matrimonio produca effetti giuridici nell’ordinamento interno, come è chiaramente affermato dall’art. 107 c.c., in base al quale l’ufficiale dello stato civile “riceve da ciascuna delle parti personalmente, l’una dopo l’altra, la dichiarazione che esse si vogliono prendere rispettivamente in marito e in moglie, e di seguito dichiara che esse sono unite in matrimonio”.

La reazione del sindaco di Bologna
Poco dopo l’annuncio di Alfano, e prima che il ministero inviasse la circolare ai prefetti, il sindaco di Bologna Virginio Merola aveva risposto alle dichiarazioni del ministro spiegando che non avrebbe obbedito alle richieste:

«Non posso accettare che lo Stato nazionalizzi in senso discriminatorio i diritti civili. Non si può rispondere con circolari a questioni che riguardano la vita concreta di tante persone: non è solo burocratico, è tragicomico. Quali motivi di ordine pubblico c’è per questa circolare? Nessuno. Sono sindaco di una città aperta e accogliente quindi non posso dare sfratto ai sentimenti. Leggeremo la loro stupida circolare, annulleranno l’atto, non sarò certamente io a farlo e si assumeranno le loro responsabilità»

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