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  • giovedì 9 ottobre 2014

Qual è il problema con Renato Farina

L'ex deputato del PdL è stato reintegrato nell'Ordine dei Giornalisti dopo la radiazione per una vecchia storia che diversi suoi colleghi non vogliono dimenticare (e protestano)

Martedì 7 ottobre Carlo Bonini, giornalista inviato di Repubblica, ‎si è dimesso da consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti dopo la decisione (a voto unanime lo scorso 3 settembre) del Consiglio della Lombardia di reintegrare nell’Albo Renato Farina, radiato nel 2007 perché lavorava contemporaneamente come giornalista, ma anche come collaboratore retribuito dai servizi segreti italiani (SISMI) con il nome in codice “Betulla”.

Bonini ha spiegato i motivi della sua decisione in una lettera: «
La memoria di questo Paese è corta. Istantanea, direi. Quella dei suoi giornalisti, per lo più cangiante, variabile alle convenienze». E ancora: «Sette anni (dalla radiazione al reintegro di Farina, ndr) sono stati un tempo sufficiente a questo Ordine per trasformare la notte in giorno. La vergogna e il discredito in perdono e resurrezione». La lettera si può leggere per intero qui e parla a lungo di un altro giornalista di Repubblica: Giuseppe D’Avanzo, morto nel 2011. Per capire i vari riferimenti (e forse i motivi dell’indignazione di Bonini) va spiegata la storia di Renato Farina.

Renato Farina
Renato Farina è nato a Desio, Brianza, e il prossimo 10 novembre compirà 60 anni. Si è laureato in filosofia alla Cattolica di Milano, ha iniziato a scrivere per un settimanale locale e poi (fino alla chiusura) per il giornale cattolico Il Sabato. A questo punto della storia, il nome di Farina si affianca a quello di Vittorio Feltri: Farina è stato infatti vicedirettore del Giornale quando il quotidiano era guidato da Feltri contribuendo con lui, nel 2000, alla fondazione di Libero.

Farina è stato vicedirettore di Libero fino all’ottobre del 2006 e su quel giornale ha continuato a scrivere anche dopo essere stato sospeso per un anno dal Consiglio regionale della Lombardia e dopo essere stato radiato dall’Albo dal Consiglio nazionale dell’Ordine nel 2007 (in realtà Farina si cancellò da solo dall’Albo prima del pronunciamento). Queste misure disciplinari furono decise a seguito delle indagini e delle accuse a carico di Farina per i suoi legami (documentati) con i sevizi segreti italiani (SISMI) incompatibili con le norme deontologiche della professione. Nel 2010 Feltri venne a sua volta sospeso per sei mesi dall’Ordine per la vicenda relativa a Dino Boffo e per aver continuato a far scrivere Renato Farina. Nel frattempo Farina ha lavorato anche come consulente, autore e conduttore di alcuni programmi televisivi e nel 2008 è stato eletto con il Popolo della libertà alla Camera nella XVI legislatura (quella del quarto governo Berlusconi e del governo Monti).

La vicenda Abu Omar e il SISMI
Le prime indagini su Renato Farina e i suoi rapporti con il SISMI risalgono al 2006. Farina fu coinvolto come indagato dalla procura di Milano nel caso di Abu Omar, l’imam egiziano che aveva residenza in Italia (dove si trovava con lo status di rifugiato) che il 17 febbraio 2003 fu rapito a Milano per essere trasferito e incarcerato in Egitto. La storia è molto complicata e fu a quel tempo molto seguita anche perché portò alle dimissioni dell’allora capo del SISMI Niccolò Pollari: dalle indagini e dal successivo processo emerse il coinvolgimento di una rete di agenti statunitensi e diverse operazioni, riunioni e decisioni dei servizi segreti italiani per sostenere l’operazione. Nel febbraio del 2007 Farina, che era stato accusato di favoreggiamento per aver passato al SISMI (dietro pagamento) informazioni sull’inchiesta, fu condannato patteggiando la pena a sei mesi di carcere con una multa di circa 6 mila euro.

Fu lo stesso Farina a rendere pubblico il suo lavoro per il SISMI e i suoi legami con Niccolò Pollari e con il funzionario Pio Pompa, prima durante un interrogatorio sul caso Abu Omar e poi nel libro “Alias agente Betulla” dove racconta la sua versione dei fatti sul caso Abu Omar e molte altre cose. Il giornalista spiega di aver avviato la sua collaborazione con i servizi segreti nel 1999 in occasione della guerra in Serbia e di essere stato da lì in poi coinvolto in molte vicende importanti, dal crac Parmalat allo scandalo Telekom Serbia, dal recupero delle immagini dell’esecuzione di Fabrizio Quattrocchi al rapimento della giornalista del manifesto Giuliana Sgrena, tenuta prigioniera in Iraq.

Farina ha anche pubblicato un dossier su Libero contro Romano Prodi (nel giugno 2006, poco prima delle elezioni) accusandolo di avere autorizzato, come Presidente della Commissione Europea, le extraordinary rendition (rapimento e trasferimento) della CIA in Europa, come nel caso di Abu Omar. Nell’archivio riservato del SISMI in via Nazionale a Roma è stato poi trovato il dossier originale che corrispondeva all’articolo di Farina. Tutte le vicende relative a Farina e ai suoi legami con i servizi segreti sono state seguite e raccontate su Repubblica da Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo.

Lele Mora, Alessandro Sallusti e Ilda Boccassini
Il nome di Farina si ritrova poi in altre vicende: nel 2012, quando era deputato, aveva fatto visita in carcere a Lele Mora, detenuto per bancarotta fraudolenta, insieme ad un’altra persona che non era autorizzata ad accedere al penitenziario perché non era un “collaboratore ufficiale” di Farina, ma come tale era stato registrato (Farina fu condannato per questo a 2 anni e 8 mesi); fu poi coinvolto nel caso di Alessandro Sallusti e della sua condanna per omesso controllo e diffamazione aggravata a mezzo stampa quando era direttore di Libero (Farina ha detto di essere l’autore di un commento firmato con lo pseudonimo “Dreyfus” in cui augurava la morte ad un giudice); lo si ritrova, infine, accanto al nome di Ilda Boccassini, procuratore aggiunto di Milano: nel 2013 la Corte di Cassazione ha confermato una precedente sentenza che condannava Farina, il Giornale e l’allora direttore Mario Cervi, a risarcire Boccassini con 130 mila euro per quattro articoli pubblicati nel 1999 che contenevano «circostanze false, gravemente denigratorie, nonché l’uso di termini gravemente offensivi».

Procedimenti disciplinari
Il 2 ottobre del 2006 il Consiglio regionale della Lombardia aveva sospeso Farina per un anno. Il Procuratore generale della Repubblica di Milano aveva però chiesto la radiazione dall’albo decisa poi nel marzo del 2007 dall’Ordine dei Giornalisti. La motivazione diceva:

«Il comportamento di Farina resta incompatibile con tutte le norme deontologiche della professione giornalistica ed ha provocato un gravissimo discredito per l’intera categoria. E non solo in relazione alla vicenda Abu Omar e ai rapporti con Pio Pompa».

Prima della decisione sulla radiazione era stato però lo stesso Farina a cancellarsi dall’Albo presentando ricorso contro la decisione dell’Ordine. Nel 2011 la Corte lo aveva accolto sostenendo che il procedimento non poteva essere applicato perché Farina non risultava più iscritto. Farina fece una prima domanda di riammissione nell’ottobre del 2012, ma fu respinta. Lo scorso 3 settembre è stata invece accolta.

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