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  • mercoledì 17 Settembre 2014

La Scozia decide cosa sarà

I sondaggi, le cose di cui si parla e i commenti del resto del mondo: insomma, le ultime cose da sapere prima del voto sull'indipendenza

Giovedì in Scozia si vota il referendum per decidere l’indipendenza politica della nazione dal Regno Unito. Il quesito a cui gli elettori e le elettrici risponderanno sarà: “Siete d’accordo che la Scozia diventi una nazione indipendente?”. La domanda è molto semplice, ma quella dell’indipendenza è invece una questione piuttosto complicata che potrebbe avere importanti conseguenze politiche, economiche e sociali non solo per le nazioni direttamente coinvolte.

I sondaggi, innanzitutto
Negli ultimi mesi ci sono stati molti sondaggi, condotti da diversi istituti e per diversi giornali. Al di là delle differenze specifiche nei numeri, quello che è significativo è che il fronte dei “sì” (quello cioè dei favorevoli all’indipendenza) ha guadagnato parecchi punti: alla fine di agosto era dato intorno al 39 per cento, a dodici punti circa di distanza dai “no”, ed è poi costantemente cresciuto. Ha superato il fronte dei “no” in un sondaggio del 7 settembre condotto dall’istituto YouGov per il giornale britannico Sunday Times, per poi tornare a essere superato.

Dai tre nuovi sondaggi pubblicati la sera di martedì 16 settembre, uno di Opinium per il Daily Telegraph, un altro di ICM per Scotsman e un terzo di Survation per il Daily Mail, risulta che, elettori indecisi esclusi, i “no” sono in vantaggio di quattro punti. Nel caso degli indecisi, le percentuali invece variano a seconda dei sondaggi e vanno dal 14 per cento fino al 6.

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Cosa si dice in giro?
Diversi giornali nel mondo si sono occupati del fatto che il voto in Scozia avrà molto probabilmente conseguenze a livello mondiale. Il New York Times ha scritto che qualunque sarà l’esito del referendum sull’indipendenza, l’immagine e l’assetto dell’Europa sta cambiando: «Il potere dei vecchi Stati-nazione si indebolisce». Se vinceranno i “sì” succederà un vero e proprio«terremoto politico» che potrebbe «stuzzicare gli appetiti di autogoverno» di altri territori, dalla Catalogna alle Fiandre. Se vinceranno i “no”, il governo britannico ha comunque promesso di dare più poteri al governo di Edimburgo: questo rischia di incoraggiare Galles e Irlanda del Nord a fare le medesime richieste della Scozia per ottenere una maggiore autonomia.

Questo voto sull’autodeterminazione creerà poi, sempre secondo il New Tork Times, un precedente importante. Se la Guerra fredda aveva congelato la mappa del mondo per lungo tempo, dopo la caduta del muro di Berlino «sono apparsi nuovi stati, vecchi stati sono ricomparsi e in molti paesi europei le regioni hanno acquisito più potere a spese del governo centrale». La globalizzazione e l’integrazione avviata dall’Unione Europea «sono in parte responsabili di aver scatenato una lotta tra forze centrifughe e centripete. Gli stati membri che hanno combattuto per secoli ora condividono una moneta, una zona di libera circolazione, un mercato unico (…). I nazionalisti trovano tutto questo difficile da accettare, come il voto massiccio per i partiti contrari all’Unione Europea in Gran Bretagna, Francia, Austria e nei Paesi Bassi alle elezioni parlamentari europee ha mostrato all’inizio di quest’anno. (…) I paesi europei sono diventati quello che l’ex diplomatico britannico Robert Cooper ha definito “Stati post-moderni”, nazioni che hanno messo liberamente in comune parte della loro sovranità». Attenzione, però, dice il New York Times: si rischia una sorta di balcanizzazione del Regno Unito e «una sempre maggiore pressione sull’Unione Europea» i cui processi decisionali sono già ora molto complicati».

Il Financial Times sostiene che la vittoria dei “sì” non sarebbe solo un errore economico per la Scozia, ma anche «un disastro geopolitico per l’Occidente». Dice che le autorità americane sono piuttosto preoccupate di questo possibile esito e del fatto che il Regno Unito, principale alleato degli Stati Uniti in Europa, potrebbe uscirne indebolito. L’ex presidente americano Bill Clinton è intervenuto nel dibattito di questi giorni invitando a votare contro la scissione: «In un mondo lacerato dai conflitti» un voto per l’unità lancerebbe il messaggio «che è possibile rispettare le nostre differenze pur vivendo e lavorando insieme».

Come il Financial Times, anche altri media statunitensi hanno collegato il voto del referendum in Scozia alla situazione in Ucraina. Chi trarrebbe maggior beneficio dall’indipendenza scozzese sarebbe Vladimir Putin, dicono. La Russia potrebbe sostenere che i movimenti separatisti sono perfettamente legittimi e usare l’esempio scozzese per il caso della Crimea e dell’Ucraina orientale. Per Politico Magazine, che avvicina esagerando il primo ministro scozzese indipendentista Alex Salmond a Vladimir Putin, una vittoria dei “sì” permetterebbe a quest’ultimo di raggiungere i propri obiettivi. D’altra parte il sostegno all’indipendenza scozzese è arrivato in modo esplicito anche da diversi politici russi, come per esempio Konstantin Rykov di Russia Unita che ha cambiato il suo nome su Twitter in McRykov. I principali giornali cinesi hanno invece criticato la causa indipendentista. Il Global Times, vicino al Partito Comunista, ha sostenuto che se vincerà il sì il Regno Unito diventerà «un paese di seconda categoria».

Le prime pagine di oggi dei giornali nel Regno Unito
Le prime pagine dei giornali del Regno Unito e dei giornali scozzesi, oggi: c’è chi riporta i numeri degli ultimi sondaggi e chi racconta gli ultimi momenti di campagna elettorale. Il Telegraph racconta invece che il primo ministro scozzese Alex Salmond avrebbe fatto pressioni sulla rettrice della St Andrews University (la più riconosciuta e importante istituzione universitaria scozzese) per ottenere dichiarazioni a favore del suo governo e contro la politica del governo di Westminster.

La campagna elettorale
Negli ultimi due giorni ci sono state diverse manifestazioni per l’uno o l’altro fronte: martedì sera, a Glascow, si sono riunite circa 1.500 persone a favore dell’indipendenza; a Edimburgo si erano ritrovati gli anti-indipendentisti così come il giorno prima era successo a Londra. La campagna elettorale è proseguita nelle ultime ore e anche durante la notte con comizi e incontri per le strade e fuori dalle fabbriche di diverse città della Scozia, e con una distribuzione massiccia di volantini per convincere gli indecisi. Ci sono state anche delle proteste: qualche giorno fa migliaia di sostenitori del sì all’indipendenza hanno manifestato di fronte alla sede della BBC a Glasgow accusando l’emittente pubblica di sostenere gli unionisti. E ci sono state diverse lettere e appelli pubblicati sui giornali. Oggi si svolgeranno i comizi finali nel centro di Glascow.

Due giorni fa il principale tabloid scozzese, il Daily Record, aveva pubblicato a tutta pagina “Il giuramento” firmato da David Cameron, primo ministro del Regno Unito, Ed Miliband, leader dei laburisti, e Nick Clegg, vice primo ministro e leader del partito liberal-democratico sulla concessione di nuovi e maggiori poteri e autonomie al governo scozzese se vincerà il “no”. Alex Salmond ha risposto a sua volta con una lettera pubblica in cui dice che con «lo storico voto» di domani «sarà in gioco il futuro del paese» e che ognuno avrà la possibilità di avere quel futuro «nelle sue mani»: «Non lasciate che questa opportunità scivoli dalle vostre dita». Salmond ha scritto inoltre che qualunque sarà l’esito del referendum la Scozia non sarà mai più la stessa», che le campagne sono ormai finite e che «ciò che rimane, siamo solo noi: le persone che vivono e lavorano qui». Il comitato per il “si” ha inoltre rivolto un appello alle donne che non hanno ricevuto sufficiente attenzione in questi ultimi anni dai principali partiti del Regno Unito. Sul Sun, invece, 14 ex capi delle forze armate hanno scritto che un voto a favore dell’indipendenza «indebolirebbe tutti noi»: «A rischio c’è l’alleanza di maggior successo della storia che ha visto uomini e donne di tutte le parti del paese fare la loro parte per garantire le libertà di cui oggi godiamo».