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  • lunedì 18 Agosto 2014

Un’altra notte di guai a Ferguson

È iniziato il coprifuoco nella città del Missouri dove si protesta da giorni per l'uccisione di un diciottenne nero da parte della polizia, ci sono stati ancora scontri

A Ferguson, in Missouri, è in corso un’altra notte complicata: quella “con più caos e violenza in una settimana di rivolte”, scrive il New York Times. A mezzanotte ora locale – le 7 del mattino in Italia – è iniziato il coprifuoco, ma sia prima che dopo la polizia e i manifestanti si sono confrontati con lanci di sassi e bottiglie molotov ma soprattutto un massiccio uso di gas lacrimogeni da parte degli agenti. Ci sono stati negozi saccheggiati; almeno 7 persone sono state arrestate; alcuni giornalisti sul posto hanno detto di aver visto persone caricate su ambulanze, ma non si hanno ancora notizie precise sui feriti. I guai sono cominciati intorno alle 21 su West Florissant Avenue, a due isolati dal posto in cui lo scorso 9 agosto un diciottenne nero, Michael Brown, è stato ucciso da un agente della polizia in circostanze ancora poco chiare, dando inizio alle manifestazioni e alle rivolte. Il governatore del Missouri ha deciso di inviare la Guardia Nazionale, una forza militare composta da riservisti.

Intanto i risultati preliminari di un’autopsia effettuata su richiesta della famiglia hanno mostrato che Brown è stato colpito da sei colpi di pistola: quattro nel braccio destro; uno in faccia, all’altezza dell’occhio destro; uno nella parte superiore della testa. Tutti i colpi sono stati sparati frontalmente e – sembra – non da vicino, anche se per essere certi di questo bisognerà analizzare gli indumenti di Brown. Il fatto che un colpo abbia ferito Brown nella parte superiore della testa lascia pensare che il ragazzo a quel punto fosse piegato in avanti. Il ministero della Giustizia statunitense ha disposto una nuova autopsia, oltre a quelle effettuate su richiesta dei genitori e dall’amministrazione locale.

L’agente che ha sparato a Michael Brown si chiama Darren Wilson e ha 28 anni. Secondo la ricostruzione dei fatti più accreditata fin qui, Brown stava camminando con un amico in mezzo alla strada, tenendo in mano un pugno di sigarilli che aveva rubato poco prima in un negozio. L’agente Wilson li aveva fermati – non sapeva del furto – e li aveva invitati a camminare sul marciapiede. È cominciata a quel punto – ancora non si sa per certo come né perché — una rissa tra Brown e Wilson: nel giro di pochi minuti, Wilson ha sparato sei volte a Brown, che era disarmato, e lo ha ucciso. Secondo la polizia, nel corso della colluttazione Brown – che era molto alto e molto grosso – ha cercato di rubare a Wilson la pistola; secondo l’amico di Brown, invece, Wilson ha urtato il ragazzo con la macchina avvicinandosi, poi ha cercato di trascinarlo dentro l’auto e poi ha sparato, senza una giustificazione.

Nei giorni e soprattutto nelle notti seguenti ci sono state proteste e scontri tra manifestanti e polizia, mentre alcuni gruppi di persone ne hanno approfittato per colpire e saccheggiare alcuni negozi. La polizia locale è stata molto criticata per il suo uso eccessivo dei gas lacrimogeni e di attrezzature da guerra, finché il governatore dello stato non ha deciso di sollevarla dall’incarico e affidare la gestione dell’ordine pubblico alla polizia stradale (il cui capo, Ron Johnson, che è nero, è andato domenica a una messa per Michael Brown chiedendo scusa a nome delle autorità). Secondo molti giornalisti la protesta è stata inasprita proprio dall’atteggiamento della polizia di Ferguson prima dell’arrivo di Johnson. Nei primi giorni della protesta la polizia si è schierata per le strada indossando equipaggiamento militare, come elmetti, giubbotti antiproiettile e fucili d’assalto. Veicoli blindati con tiratori scelti appostati sui tettucci hanno pattugliato le strade. Un tale dispiegamento di forze, hanno detto in molti, ha reso la polizia “ostile” a molti abitanti di Ferguson, quartiere abitato in larga maggioranza da afroamericani, incentivando le proteste causate dall’uccisione di Brown. L’arrivo di Johnson aveva riportato la tranquillità in città per un paio di giorni ma poi le cose sono peggiorate di nuovo.