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  • lunedì 11 agosto 2014

La rivolta di Ferguson, negli Stati Uniti

A St. Louis la veglia per un ragazzo afroamericano ucciso dalla polizia si è trasformata in saccheggi e scontri con la polizia

Domenica 10 agosto a St. Louis, negli Stati Uniti, la veglia funebre per un ragazzo afroamericano ucciso dalla polizia si è trasformata in una serie di saccheggi e scontri con la polizia, che sono durati tutta la notte. Gli scontri sono avvenuti in particolare a Ferguson, un quartiere abitato in prevalenza da afroamericani. Il ragazzo si chiamava Michael Brown, aveva 18 anni ed è stato ucciso venerdì con diversi colpi di arma da fuoco. La polizia ha dichiarato che il ragazzo non era armato.

Domenica sera alcune centinaia di persone si sono radunate a Ferguson per una veglia. Un piccolo gruppo di partecipanti si è staccato dalla manifestazione principale e ha attaccato alcuni negozi che affacciano sulla via dove Brown è stato ucciso. Le immagini della TV locale KSDK hanno mostrato decine di persone entrare dalle vetrine sfondate di alcune boutique, negozi di liquori e di cellulari, e uscirne con scatole e altro materiale saccheggiato. Altre persone hanno attaccato le auto della polizia e quelle parcheggiate lungo la strada. In almeno un caso è stato attaccato anche un furgone di una televisione.

La polizia non ha ancora diffuso il numero degli arrestati negli scontri. Secondo i giornalisti presenti, la polizia ha cercato soprattutto di contenere la protesta e impedire che altre persone raggiungessero il luogo dei saccheggi, piuttosto che affrontare direttamente le persone coinvolte nei saccheggi. Gli scontri sembra che si siano conclusi nel corso della notte e senza feriti, ma ci sono state notizie non confermate di incidenti anche nel corso della mattinata. La polizia ha detto che solo un piccolo gruppo di persone ha partecipato ai saccheggi.

Non è ancora chiara la dinamica dell’incidente che ha portato all’uccisione di Martin Brown. Secondo la polizia di St. Louis un agente di polizia si è scontrato con Brown e un’altra persona di cui non è stato diffuso il nome e che non è stata arrestata. Non sono ancora chiare nemmeno le ragioni di questo scontro: a un certo punto l’agente di polizia è stato spinto dentro la macchina da dove ha sparato il primo colpo di pistola. Una volta fuori dall’auto ha sparato ancora, colpendo Brown diverse volte. La polizia non ha comunicato il numero esatto dei colpi ma ha dichiarato che si è trattato di «più di un paio».

L’uccisione di Brown è stata associata da molti a quella di Trayvon Martin, un ragazzo afroamericano di 17 anni ucciso da un “vigilante” nel febbraio del 2012. Anche Martin, come Brown, era disarmato. Il processo al vigilante George Zimmerman è stato per mesi sulle prime pagine dei giornali americani. Martin era un ragazzo senza precedenti penali e l’unica cosa che aveva insospettito Zimmerman era il fatto che indossava un cappuccio. Zimmerman ammise da subito di aver sparato a Martin e la dinamica esatta dell’incidente è stata al centro del processo. Alla fine Zimmerman è stato assolto dall’accusa di omicidio volontario: il tribunale ha stabilito che sparò per legittima difesa. La sentenza causò numerose proteste in tutti gli Stati Uniti. Lo scorso luglio, in occasione del primo anniversario della sentenza, ci sono state nuove proteste in varie città del paese.

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