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  • domenica 17 agosto 2014

Cento anni di gas lacrimogeno

Venne utilizzato per la prima volta nell'agosto del 1914 e dalle mani degli eserciti è passato in quelle delle polizie di tutto il mondo

Nell’agosto del 1914, pochi giorni dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, un milione e trecentomila soldati francesi avanzarono verso il confine tedesco in quella che è passata alla storia come la Battaglia delle frontiere. I soldati francesi andarono all’attacco del filo spinato e delle mitragliatrici tedesche indossando divise blu e rosse, guidati da bande musicali, bandiere e ufficiali a cavallo che indossavano guanti bianchi. Fu un massacro, che nel giro di un mese causò la morte o il ferimento di quasi mezzo milione di uomini su entrambi i fronti.

In quella battaglia anacronistica, combattuta con principi tattici che risalivano all’epoca di Napoleone, venne introdotta un’assoluta novità tecnologica che nei decenni successivi avrebbe incontrato uno straordinario successo lontano dai campi di battaglia: alcuni soldati francesi erano armati di una speciale granata che potevano lanciare con i loro fucili. Questa piccola bomba conteneva una mistura chimica chiamata acido bromoacetico. Si tratta di un liquido tossico che evapora a temperatura ambiente. Respirarlo procura immediatamente una forte irritazione ad occhi, naso e gola: era un gas lacrimogeno e nell’agosto del 1914 era la prima volta che veniva utilizzato.

La storia del primo utilizzo di questi gas, in realtà, è piuttosto oscura. Nel 1899 la Convenzione dell’Aia aveva già vietato l’utilizzo in guerra di «gas velenosi». Anche per questo motivo, i francesi non avevano motivo di pubblicizzare il loro utilizzo di granate lacrimogene. Non ci sono molti dubbi, comunque, sul fatto che tra l’agosto e il novembre del 1914 i francesi utilizzarono in maniera piuttosto limitata e con scarso successo agenti lacrimogeni: questi attacchi furono poi usati dai tedeschi come giustificazione per le loro massicce offensive con il gas nella primavera dell’anno successivo. Nell’aprile del 1915, l’esercito tedesco rilasciò una nube di gas cloro lunga più di sei chilometri contro postazioni dell’esercito francese nel settore di Ypres, in Belgio. Le dimensioni dell’attacco sono raccontate anche nei libri di storia: da allora molti considerano quello dei tedeschi come il primo attacco con armi chimiche della storia.

Quando alla fine del novembre del 1918 gli imperi centrali si arresero, il gas lacrimogeno scomparve praticamente dai campi di battaglia. I lacrimogeni e altri gas letali vennero utilizzati in piccoli conflitti in giro per il mondo, e nel conflitto tra Iran e Iraq negli anni Ottanta. Il gas lacrimogeno sarebbe però diventato presto uno strumento molto usato nelle piazze di tutto il mondo.

Il processo, ha raccontato l’Atlantic, cominciò durante la guerra, quando ufficiali e militari che avevano sperimentato l’efficacia dei gas lacrimogeni nel demoralizzare e disperdere il nemico cominciarono a fare pressione sui loro governi affinché le riserve di armi chimiche non venissero smantellate. Alcuni di questi uomini, una volta lasciato l’esercito, diventarono imprenditori e uomini d’affari che individuarono nel gas lacrimogeno una possibilità di fare profitto. Uno di loro era l’ex tenente colonnello dell’esercito americano Byron Goss che fondò la Lake Eerie Chemichal company, un’azienda chimica che vendette per anni gas lacrimogeno alle polizie di tutti gli Stati Uniti.

All’epoca, per gestire le folle arrabbiate, eserciti e polizia non andavano tanto per il sottile. Sui manifestanti era considerato abbastanza normale sparare con le armi da fuoco o attaccarli con manganelli e bastoni. Entrambi questi metodi però erano molto violenti e l’opinione pubblica cominciava a essere sempre più critica verso gli eccessi delle forze di sicurezza. A differenza di fucili e bastoni, il gas lacrimogeno permetteva di disperdere la folla senza lasciare tracce di corpi o di sangue per le strade. Sembrava, in altre parole, un metodo più umano per controllare le folle arrabbiate. I lobbisti del gas cominciarono a pubblicizzarlo come un metodo umano e sicuro per trattare con le proteste di piazza o con i “selvaggi” che abitavano le colonie.

Come scrive l’Atlantic: «mentre la domanda aumentava» migliorava anche l’offerta. Gli ingegneri studiarono metodi più semplici per spargere il gas, rispetto alle ingombranti bombole e ai proiettili dell’artiglieria usati nella Prima Guerra Mondiale. Vennero commercializzate anche linee di prodotti per i civili: pistole, bombolette e persino penne cominciarono a essere vendute come sistemi di autodifesa, mentre bombole di gas furono installate nei caveau delle banche per bloccare i tentativi di rapina.

Anche la composizione chimica dei gas cambiò e dalle prime misture utilizzate nella Prima Guerra Mondiale, poco efficaci e che si disperdevano male nell’aria soprattutto in caso di basse temperature, si passò a composti più elaborati ed efficaci. Questi composti non sono dei veri e propri gas, ma dei liquidi o solidi che a temperatura ambiente si trasformano in aerosol (cioè una nuvola di piccole particelle solide o liquide disperse in un altro gas, come ad esempio l’aria). Il più utilizzato oggi è il Gas CS, il cui componente principale è l’orto-clorobenziliden-malononitrile, inventato da alcuni scienziati americani nel 1928. Alcuni studi recenti hanno dimostrato che questo gas agisce sul corpo umano non soltanto irritando occhi e vie respiratorie. In modo simile ai gas nervini, una famiglia di gas letali, attiva direttamente alcuni nervi, in particolare i recettori del dolore.

L’epoca d’oro del gas CS cominciò circa quarant’anni dopo la sua invenzione. Mentre il gas tornava sui campi di battaglia del Vietnam, dove in alcuni casi venne utilizzato per costringere i guerriglieri vietcong ad uscire dai tunnel sotterranei, la stessa sostanza cominciava a prendere piede anche negli Stati Uniti, per disperdere le manifestazioni contro la guerra. In alcuni casi i manifestanti vennero attaccati spargendo gas CS da piccoli aerei o elicotteri. Quando nel 1968 il movimento di protesta arrivò in Europa, anche le polizie di Francia, Regno Unito, Italia e Germania Occidentale cominciarono a impiegare il gas lacrimogeno in maniera massiccia. Da allora i lacrimogeni hanno continuato a essere utilizzati per il controllo della folla in tutto il mondo. Una mappa realizzata da Anna Feigenbaum della Bournemouth University mostra tutti gli utilizzi documentati di gas lacrimogeno nel corso del 2013.


Oggi l’utilizzo dei gas lacrimogeni ha in sé diverse contraddizioni. In passato i lacrimogeni sono stati pubblicizzati come un modo innocuo per gestire i disordini, ma negli ultimi anni è stato dimostrato che possono causare danni molto seri. Negli ultimi decenni adulti e bambini sono stati asfissiati dai gas, mentre ci sono ancora molti dubbi sugli effetti a cui può portare l’esposizione a lungo termine a questi agenti. Gli abitanti di piazza Tahrir in Egitto e quelli di alcuni quartieri di Istanbul – le cui case, negli ultimi anni, sono state per giorni e giorni avvolte dai lacrimogeni – mostrano danni alle vie respiratorie che rischiano di diventare permanenti. Associazioni come Amnesty International inseriscono i lacrimogeni nelle liste degli “strumenti di tortura” e chiedono di vietarne l’utilizzo, anche se i mezzi alternativi a disposizione delle forze dell’ordine per controllare le proteste sono tuttora molto più inquietanti e potenzialmente dannosi dei lacrimogeni. Ma la contraddizione più evidente di queste armi è che il loro utilizzo in guerra è vietato dalla Convenzione contro l’uso di armi chimiche. Nessuna legge, invece, ne vieta l’uso contro i civili.

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