• Mondo
  • lunedì 11 Agosto 2014

A Gaza la tregua regge, per ora

Intanto al Cairo le delegazioni di Hamas e Israele si incontrano in modo "indiretto" – che vuol dire? – per cercare di trovare un accordo più solido

Dalla mezzanotte di domenica 11 agosto è in vigore una tregua di 72 ore in tutta la Striscia di Gaza, e finora non ci sono stati incidenti che l’hanno interrotta. Si tratta dell’ennesima tregua umanitaria e di breve durata concordata da Israele e Hamas dall’inizio dell’operazione Margine di Protezione, un’operazione militare lanciata dall’esercito israeliano contro le milizie palestinesi nella Striscia di Gaza. Circa 2 mila palestinesi e 70 israeliani sono morti dall’inizio del combattimenti (anche se, come hanno scritto alcuni dei più importanti media del mondo in questi giorni, bisogna trattare i numeri dei morti palestinesi con un po’ di cautela).

Grazie alla tregua, molti abitanti della Striscia sono riusciti a uscire dai loro rifugi e andare in cerca di cibo, acqua o medicinali. Molti altri ne hanno approfittato per raggiungere le loro abitazioni nelle zone più colpite e cercare di recuperare qualcosa tra le macerie. Altri ancora sono andati in cerca dei propri parenti nei centri di raccolta per rifugiati, negli ospedali o negli obitori. Gli operai del governo di Gaza sono tornati per le strade e hanno cominciato a riparare le linee elettriche e le altre infrastrutture essenziali distrutte nell’attacco.

La tregua è stata raggiunta nel pomeriggio di domenica 10 agosto ed è stata in parta una sorpresa. Al Cairo, dove in genere le tregue vengono discusse con la mediazione egiziana, era presente soltanto la delegazione palestinese, composta anche da Hamas e dalle altre milizie della Striscia di Gaza. Non solo non era presente una delegazione israeliana, ma il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, aveva dichiarato che non avrebbe negoziato alcuna tregua fino a che non fosse cessato il lancio di missili. Nonostante nel corso del fine settimane gli attacchi contro Israele e i bombardamenti di rappresaglia siano continuati, nel pomeriggio di domenica il governo israeliano ha fatto sapere di aver accettato la richiesta di tregua egiziana che la delegazione palestinese aveva già accettato. La tregua prevede una pausa di umanitaria di 72 ore nei combattimenti durante la quale le varie delegazioni cercheranno di raggiungere un cessate il fuoco di durata più lunga.

Nel pomeriggio di lunedì sono cominciati i colloqui quando la delegazione israeliana è arrivata al Cairo. Questi colloqui vengono definiti “indiretti”, visto che nessuna delle due parti riconosce ufficialmente l’altra come legittimo interlocutore e quindi per accordarsi è necessaria la mediazione egiziana. Per garantire un cessate il fuoco di lunga durata Hamas e le altre milizie palestinesi chiedono la fine dell’embargo (o almeno un suo attenuamento), l’apertura di un porto nella Striscia e di un aeroporto. Queste due ultime rivendicazione vengono definite da molti analisti “irrealistiche”. Dal canto suo, Israele chiede la smilitarizzazione di Gaza, cioè che Hamas e le altre milizie vengano disarmate: un altro obiettivo molto difficile da raggiungere.