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  • mercoledì 2 luglio 2014

La versione di Sarkozy

Dopo il fermo di martedì, l'ex presidente francese si è difeso in una intervista tv dalle accuse che potrebbero costargli il carcere e l'interdizione dai pubblici uffici

L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, messo sotto stato di accusa per “corruzione attiva”, “traffico d’influenza” e “ricettazione della violazione del segreto istruttorio” per avere chiesto, e a quanto sembra ottenuto, informazioni riservate su alcuni processi che lo coinvolgevano per presunti finanziamenti illeciti nelle sue campagne elettorali, ha concesso una intervista televisiva trasmessa da TF1 e dal canale radiofonico Europe 1. Sarkozy ha sostenuto che è in corso “una strumentalizzazione politica” da parte di alcuni membri della magistratura, contrari al suo progetto politico per tornare a candidarsi alle prossime presidenziali in Francia.

Durante l’intervista, Sarkozy ha detto di non avere mai commesso nessun tipo di atti “contrari ai principi della Repubblica e dello stato di diritto”. Ha definito “grottesca” la vicenda giudiziaria di questi giorni, che lo ha portato a essere in stato di fermo per quasi 18 ore tra martedì 1 e le prime ore di mercoledì 2 luglio. Secondo Sarkozy l’inchiesta sarebbe stata organizzata per danneggiare la sua reputazione e per umiliare la sua persona.

L’ex presidente francese ha comunque detto di non sentirsi “al di sopra della legge”, e che quindi affronterà i sospetti contro di lui, senza chiedere alcun tipo di privilegio. “C’è la presunzione di innocenza”, ha detto Sarkozy ai giornalisti, annunciando che nei prossimi giorni si darà da fare per dimostrare l’infondatezza delle accuse.

L’intervista di Sarkozy è però stata giudicata deludente da buona parte degli osservatori politici. Nonostante le domande dei giornalisti, Sarkozy non è entrato molto nello specifico sull’inchiesta giudiziaria ed è stato piuttosto evasivo su alcuni punti. Ha concluso dicendo “se ho commesso errori ne pagherò le conseguenze”.

L’iniziativa giudiziaria è legata a un’inchiesta avviata nella primavera del 2013 a Parigi per presunti finanziamenti dell’ex presidente libico Muammar Gheddafi per la campagna elettorale di Sarkozy del 2007. All’epoca erano state messe sotto sorveglianza telefonica Sarkozy e diverse persone a lui: si scoprì che Sar­kozy usava un secondo cel­lu­lare com­prato sotto falso nome e che si col­legava sem­pre a un solo numero che risul­tò poi essere un cel­lu­lare comprato anch’esso sotto falso nome dall’avvocato di Sar­kozy, Thierry Her­zog. Dalle intercettazioni risultò che i due si scam­biavano infor­ma­zioni det­ta­gliate sull’inchiesta (a quel tempo ancora in corso) sul caso Bet­ten­court, sulle agende di Sar­kozy che erano state sequestrate dalla magi­stra­tura, sull’inchiesta rela­tiva al caso Tapie-Crédit Lyon­nais, un altro caso in cui potrebbe essere coinvolto l’ex pre­si­dente, su Gil­bert Azi­bert e la promessa di un posto prestigioso a Montecarlo in cam­bio di infor­ma­zioni sulle inchieste in corso.

Se condannato per corruzione, oltre al carcere Nicolas Sarkozy potrebbe ricevere una pena accessoria che prevede la decadenza dei suoi diritti civili e politici, l’interdizione dai pubblici uffici o dalla professione e l’esclusione dalle liste elettorali per un tempo limitato. La candidatura di Sarkozy alle prossime presidenziali del 2017 era data come molto probabile, ma ora è messa molto in dubbio e ci sono perplessità anche all’interno dell’UMP, il suo partito. Durante l’intervista a TF1, Sarkozy ha detto che deciderà nei prossimi mesi se candidarsi o meno.

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