BNP Paribas pagherà negli Stati Uniti una multa da circa 9 miliardi di dollari

La più grande banca francese si è dichiarata colpevole di transazioni con paesi sotto embargo e restrizioni, come Cuba, Iran e Sudan

Dopo diversi mesi di complicate trattative con le autorità statunitensi, BNP Paribas – la più grande banca francese, che in Italia controlla la banca BNL – ha accettato di dichiararsi colpevole davanti a un tribunale di New York per due capi d’accusa: falsificazione di documenti aziendali e collusione. BNP Paribas, che opera negli Stati Uniti con una licenza e non dovrà quindi affrontare un processo, è accusata di aver fatto transazioni per miliardi di dollari con il Sudan, ma anche con l’Iran e Cuba, violando l’embargo statunitense e cioè l’International Emergency Economic Powers Act, legge americana del 1977 che autorizza il presidente degli Stati Uniti a limitare le relazioni commerciali con alcuni paesi: tra questi, anche quelli con cui BNP ha avuto relazioni in questi anni.

A causa del grande volume di transazioni sotto accusa – 190 miliardi dollari (139 miliardi di euro) – la banca francese dovrà pagare una multa di 8,9 miliardi dollari, corrispondenti a 6,5 miliardi di euro. A oggi si tratta della sanzione più grande mai pagata da una banca per una multa. Supera anche il record della Standard Chartered, che nel 2012 fu accusata di avere fatto affari con l’Iran – paese sotto regime di sanzioni sia internazionali che statunitensi – e fu multata di 500 milioni di euro. BNP Paribas è anche la prima banca ad aver accettato di dichiararsi colpevole di violazione dell’embargo.

Per evitare il ritiro della licenza per operare nello stato di New York (dove si trova la borsa di Wall Street), il New York State Department of Financial Services (l’agenzia di New York che fa riferimento all’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari), ha proposto di affiancare alla multa la sospensione temporanea dal primo gennaio 2015 (si parla di un anno) della possibilità di effettuare determinate transazioni in dollari per attività legate soprattutto a gas e petrolio. Infine, 45 dipendenti coinvolti nelle indagini saranno sanzionati in vari modi: risoluzione del contratto, riduzione della retribuzione, retrocessione. Georges Chodron de Courcel, uno dei massimi dirigenti della banca, aveva già annunciato le sue dimissioni lo scorso 12 giugno. Per il ruolo centrale svolto in questa vicenda, il New York State Department of Financial Services sarà ricompensato con 2 miliardi dollari sugli 8,9 totali.

I documenti del tribunale parlano di una «pratica sistematica» coperta da «alti dirigenti della banca» che sono proseguite nonostante i ripetuti avvertimenti, il primo dei quali avvenuto nel 2005. Le transazioni e il relativo occultamento ha riguardato il periodo dal 2002 al 2012. L’amministratore delegato di BNP Paribas, Jean-Laurent Bonnafé, ha espresso il suo «rammarico» per gli «errori del passato» affermando anche che la sanzione non avrà «alcun impatto sulla capacità operativa o commerciale» della banca che continuerà a soddisfare «sostanzialmente» le esigenze di tutti i suoi clienti. Ha inoltre annunciato la creazione a New York di un dipartimento speciale chiamato “Gruppo di sicurezza finanziaria per gli Stati Uniti”, responsabile di controllare che tutte le operazioni avvengano in conformità con le leggi statunitensi.

«BNP Paribas ha compiuto grandi sforzi per nascondere operazioni vietate, confondere le tracce e ingannare le autorità americane», ha detto il ministro della Giustizia statunitense Eric Holder, aggiungendo: «Queste azioni rappresentano una serie di violazioni della legge degli Stati Uniti. Questa sentenza dovrebbe mandare un messaggio forte a qualunque istituzione al mondo che faccia affari con gli Stati Uniti. Una condotta illegale semplicemente non verrà tollerata e verrà perseguita e condannata alle massime pene possibili».

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