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  • lunedì 26 Maggio 2014

Tre risultati che forse cambiano qualcosa

Nel Regno Unito e in Francia ha vinto l'estrema destra, in Grecia ha vinto l'estrema sinistra: e ora?

Tra i risultati più attesi di queste elezioni europee c’erano, per motivi simili, quelli di Francia, Grecia e Regno Unito: in tutti e tre i paesi si temeva una vittoria dei partiti di estrema destra o, come nel caso della Grecia, di partiti di sinistra che vorrebbero profondamente ridiscutere i recenti accordi fiscali europei. I risultati hanno confermato le previsioni: è presto per dire se avranno conseguenze rilevanti in Europa, ma di certo qualcosa smuoveranno sul piano nazionale.

Regno Unito
Nel Regno Unito, come molti avevano previsto e temuto, è andato molto bene lo UKIP, il partito indipendentista e anti europeista guidato da Nigel Farage, mentre sono andati meno bene gli altri partiti “tradizionali”: laburisti e conservatori. Lo UKIP è arrivato al 27,5 per cento, il Labour di centro sinistra al 25,4 per cento, il partito conservatore di centro destra al 23,9 per cento, i Verdi all’7,9 per cento e i Liberal Democratici al 6,9 per cento.

Alle scorse elezioni europee, nel 2009, lo UKIP aveva ottenuto il 16 per cento dei voti, arrivando secondo dopo i conservatori. Stavolta è arrivato primo, il tutto senza aver mai eletto un deputato alla Camera dei Comuni: per questo la vittoria è considerata un momento storico per la politica del Regno Unito. Nigel Farage ha detto che parlare di “terremoto politico” è appropriato visto che «mai prima di ora, nella storia politica del Regno Unito, un partito visto come “di protesta” aveva vinto delle elezioni a livello nazionale» e ha detto di non ritenere implausibile che lo UKIP possa avere un ruolo decisivo alle prossime elezioni politiche, nel 2015.

La seconda cosa su cui molti commentatori stanno ragionando è il risultato tutto sommato deludente del partito laburista, il principale partito di opposizione, che in molti si aspettano possa vincere le prossime elezioni politiche ma che ha staccato i conservatori soltanto di un punto: di fatto i partiti che compongono l’attuale coalizione di governo, conservatori e libdem, insieme hanno ancora più voti dei laburisti. Il segretario Ed Miliband si è comunque detto soddisfatto del risultato del suo partito: «Abbiamo vinto le elezioni locali e abbiamo battuto i conservatori alle europee. Queste elezioni mostrano che il partito laburista sta facendo progressi, considerando che nel 2010 avevamo ottenuto uno dei risultati peggiori della nostra storia».

David Cameron, attuale primo ministro britannico, ha detto di aver capito il messaggio che queste elezioni mandano al governo: «le persone sono profondamente disilluse e vogliono cambiamento. Messaggio ricevuto. Io voglio vedere una generale rinegoziazione dei trattati europei. Penso che sia nell’interesse nazionale rimanere in un’Europa riformata». Il partito conservatore negli ultimi anni ha fatto molta fatica a raccogliere i consensi degli elettori euroscettici di destra, che sembrano aver preferito le posizioni più nette ed estreme dello UKIP (che tra le altre cose propone l’uscita dall’Unione Europea). Anche i libdem hanno ottenuto un pessimo risultato e questo renderà ancora più difficile la posizione del leader del partito, Nick Clegg.

Francia
Il partito di estrema destra di Marine Le Pen, il Front National, è diventato il primo del paese passando dal 6,34 per cento del 2009 a quasi il 25 per cento. Il Partito Socialista, quello del primo ministro Manuel Valls e del presidente François Hollande, non ha raggiunto il 14 per cento (16,8 nel 2009) arrivando al terzo posto alle spalle dell’UMP, la destra dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, che si è fermata a poco più del 20.

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Secondo un’analisi del quotidiano Le Monde, a votare FN sono stati soprattutto i lavoratori e le lavoratrici, spinti dalla situazione economica complicata e dal fatto che i partiti di governo sono stati incapaci di rinnovarsi, sono rimasti «impantanati nei loro affari interni» e «pietrificati davanti alla grandezza della crisi» sociale, economica e democratica: «Ora i due partiti “di governo” – PS e UMP – si ritrovano con le spalle al muro, costretti ad attuare in meno di tre anni una radicale revisione per bloccare la fuga dei loro elettori. L’unico vantaggio di François Hollande è essere in carica: può agire, può osare». Ci si chiede però che cosa possa fare il presidente dopo una sconfitta di questa portata e, soprattutto, come possa governare con una maggioranza politica così fragile e una popolarità così debole.

Marine Le Pen ha detto che «il momento è storico», che il popolo ha «ripreso in mano il suo destino» e che se la Germania è il cuore economico dell’Europa, la «Francia deve restarne il cuore politico». Ha poi chiesto lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale ma il primo ministro Valls – che ha partecipato questa mattina a una «riunione di crisi» all’Eliseo – ha subito replicato che il momento non è storico ma è comunque «grave», che si è trattato certamente di un «terremoto» politico ma che le riforme andranno avanti, e ha respinto dunque ogni ipotesi di scioglimento del Parlamento e ritorno al voto. «Non è la prima volta che chi governa è impopolare. Hollande dovrebbe abbandonare la nave e permettere che l’estrema destra prenda le redini del paese?»

La campagna elettorale di Marine Le Pen è stata condotta su 5 punti chiave: l’uscita dell’euro per rafforzare le esportazioni, l’industria e migliorare l’occupazione in Francia; l’opposizione ai negoziati per il trattato di libero scambio tra USA e UE che se adottato, secondo Le Pen, «comporterebbe una regressione generalizzata»; il rilancio dell’agricoltura nazionale attraverso la creazione di una PAF (Politica Agricola Francese) e non di una PAC (Politica Agricola Comune); l’abbandono dell’area Schengen per tornare ai confini nazionali («uscire da Schengen significa rompere con il lassismo dell’Unione Europea in materia di immigrazione clandestina»); il «contrasto il libero scambio» in economia e l’implementazione di un «protezionismo intelligente».

Grecia
In Grecia ha vinto invece l’estrema sinistra di Alexis Tsipras, che con quasi il 27 per cento dei voti ottenuti dal partito Syriza ha staccato di quattro punti il partito del premier conservatore Antonis Samaras. Tsipras ha parlato di «grande disarmonia tra la volontà del popolo e l’attuale Parlamento» e ha chiesto elezioni anticipate, ma diversi analisti ritengono che l’ipotesi sia piuttosto lontana, avendo Syriza mantenuto i voti che aveva preso alle elezioni politiche del 2012. Nea Dimokratia, il partito conservatore al governo, rispetto al 2012 ha perso sette punti passando dal 30 per cento a poco più che al 22. Alba Dorata, il partito di estrema destra i cui principali esponenti sono accusati di varie attività illegali e si trovano in carcere, ha raggiunto il 9 per cento.