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  • mercoledì 21 Maggio 2014

Lo UKIP vincerà le elezioni nel Regno Unito?

Un partito di estrema destra e con un leader accusato di razzismo – forse lo conoscete: un suo video girò moltissimo qui – è dato addirittura in testa ai sondaggi

Lo UKIP è stato per giorni – e lo è tutt’ora – uno dei principali argomenti di discussione della campagna elettorale britannica eppure qui pochi sanno che cosa sia, benché la storia possa essere anche per noi interessante e istruttiva. UKIP è un acronimo che sta per “UK Independence party”, Partito per l’Indipendenza del Regno Unito. Il suo leader dal 2010 è Nigel Farage (la “ge” del suo cognome si pronuncia come quella di “beige”, il colore): forse lo avete visto in un video diffuso da Beppe Grillo, magari senza sapere chi fosse. Lo UKIP è stato per molti anni marginale della politica britannica, considerato un partito di razzisti e fissati anti-europeisti: negli ultimi anni, però, ha cominciato a raccogliere consensi crescenti sia alle elezioni europee che a quelle amministrative. In vista delle elezioni europee del 25 maggio alcuni analisti lo danno in testa ai sondaggi.

Che tipo di partito è lo UKIP?
Lo UKIP è stato fondato nel 1993 da alcuni esponenti dell’area più conservatrice del Partito Conservatore: i suoi principali obiettivi politici, tradizionalmente, sono stati la revoca del Trattato di Maastricht (quello sulla libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea) e il ritiro del Regno Unito dall’Unione Europea. Da quando Nigel Farage ne è diventato segretario, nel 2006, ha cercato di cambiarne l’immagine di single-issue party, ovvero un partito con un singolo obiettivo, e ha cercato di allargare la proposta politica dell’UKIP, che oggi propone un programma improntato al liberismo economico e ai valori della destra più conservatrice: oltre all’immediata uscita dall’Unione Europea, l’UKIP propone di aumentare le spese militari, raddoppiare la capienza delle carceri e bloccare l’immigrazione per cinque anni, richiedendo comunque agli immigrati di “parlare correntemente” l’inglese e rispondere a requisiti finanziari e di istruzione.

Alle elezioni nazionali, anche a causa della legge elettorale maggioritaria britannica, lo UKIP non è mai andato bene: non ha mai ottenuto seggi nella Camera dei Comuni, ha solo tre rappresentanti (su 779) nella Camera dei Lords, peraltro tutti membri fuoriusciti dal Partito Conservatore. Negli ultimi anni, tuttavia, le cose sono cambiate anche a livello nazionale: alle elezioni locali del 2013, che dovevano rinnovare molti consigli di contea di Inghilterra e Galles, lo UKIP ha ottenuto il 23 per cento dei voti su base nazionale, era stato il terzo partito più votato dopo quello laburista e quello conservatore e ha vinto 147 seggi nei diversi consigli. Dopo le elezioni, molti commentatori inglesi avevano concluso che lo UKIP era diventata una vera forza politica di cui tener conto anche a livello nazionale.

Alle elezioni europee – dove si vota con legge proporzionale – lo UKIP è andato sempre molto meglio: nel 2004 ha fatto eleggere 12 europarlamentari, nel 2009 ne ha ottenuti 13 con una percentuale di voti del 16,5 per cento a livello nazionale, maggiore di quella del partito laburista (15,7 per cento). Al Parlamento europeo l’UKIP fa parte del gruppo Europe of Freedom & Democracy, che riunisce i membri dei partiti nazionali scettici nei confronti dell’Unione Europea, spesso su posizioni anti immigrazione e populiste.

Alle prossime elezioni europee le cose per lo UKIP potrebbero andare anche meglio di cinque anni fa e superare per numero di voti sia il partito conservatore che il partito laburista: secondo un sondaggio pubblicato dal sito inglese Yougov lo UKIP potrebbe infatti ottenere il 27 per cento dei voti.

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Il problema del razzismo
L’accusa che viene più spesso fatta allo UKIP e al suo segretario Nigel Farage è di essere razzisti. Le posizioni fortemente anti europeiste del partito e di Farage, infatti, sconfinano spesso in attacchi diretti contro gli immigrati, soprattutto quelli che provengono dai paesi più poveri dell’Unione Europea – Romania e Bulgaria – che non possono essere fermati a causa dei trattati di libera circolazione. Lo slogan dello UKIP è “We want our country back”, “Rivogliamo indietro il nostro paese”; il messaggio di Farage si articola attorno a concetti tipo “possono venire qui solo se vogliono lavorare” oppure “non vengono qui per lavorare ma per avere il sussidio di disoccupazione” e “dobbiamo controllare la qualità dell’immigrazione”.

In queste ultime settimane di campagna elettorale – che nel Regno Unito è stata parecchio intensa, visto che si voterà anche per le amministrative in Inghilterra e in Irlanda del Nord – le accuse di razzismo sono state rivolte a Farage anche da molti esponenti dei principali partiti inglesi. Farage non ha fatto molto per difendersi. Durante un’intervista di qualche giorno fa, Farage si è anche lasciato sfuggire che non gli piacerebbe avere degli europei dell’est come vicini di casa, cosa che gli ha attirato ancora più critiche. Lui ha cercato di far rientrare la cosa, dicendo di essere stato male interpretato: ha sostenuto che visto che molti rumeni sono occupati in attività illegali, dire che non gli si vorrebbe vivere accanto è “semplice buon senso”.

Intervistato pochi giorni fa da Jeremy Paxman per la BBC, Farage ha fatto però fatica a spiegare come mai il programma elettorale dello UKIP parli quasi esclusivamente dei problemi causati dai rumeni nel Regno Unito. Un articolo di oggi del Guardian ha spiegato che gran parte degli elettori inglesi non considera però Farage un razzista e che i continui attacchi che ha ricevuto nelle ultime settimane, soprattutto dal partito conservatore, ne hanno rafforzato l’immagine e hanno fatto sembrare gli altri partiti spaventati dall’ascesa dello UKIP.