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  • venerdì 23 Maggio 2014

La Corea del Sud ai Mondiali

Decima puntata della guida ai Mondiali: una nazionale molto giovane e forse un po' sottovalutata (eccetto che da noi italiani, dopo quella partita lì)

La Corea del Sud si è qualificata per la nona volta ai Mondiali di calcio, a cui partecipa ininterrottamente dal 1986. È stata sorteggiata nel gruppo H, assieme a Belgio, Russia e Algeria. Sulla carta, se la giocherà con la Russia per il secondo posto nel girone: il Belgio sembra nettamente la più forte. Il suo miglior risultato di sempre al torneo l’ha ottenuto nel 2002, quando arrivò quarta (perse la finale per il terzo posto 3-2, contro la Turchia). In molti ricorderanno quell’edizione perché fu proprio la Corea del Sud a eliminare l’Italia, agli ottavi di finale. A questo giro ha ottenuto la qualificazione abbastanza faticosamente, arrivando seconda dietro all’Iran nel proprio girone della confederazione asiatica e rischiando il posto fino all’ultima partita (l’Uzbekistan ha fatto i suoi stessi punti ma è stato eliminato per differenza reti). Nell’ultima Coppa d’Asia, giocata nel 2011 e vinta dal Giappone, è arrivata terza battendo 3-2 proprio l’Uzbekistan.

Quella Corea, quella partita
Se ci limitassimo a scorrere i nomi della sua rosa, la nazionale di calcio italiana convocata per i Mondiali del 2002 era con tutta probabilità una delle più forti di sempre: e non è un caso se quattro anni dopo l’Italia vinse la Coppa. I due giocatori più “anziani” erano Angelo Di Livio e Paolo Maldini, che avevano rispettivamente 35 e 33 anni. Per il resto la squadra era composta da alcuni giocatori italiani più forti degli ultimi decenni, per di più negli anni migliori della propria carriera (solo altri due – Di Livio e Maldini a parte – avevano 30 anni: Di Biagio e Francesco Toldo). In difesa c’erano Alessandro Nesta e Fabio Cannavaro, a centrocampo Gennaro Gattuso e Damiano Tommasi e in attacco Filippo Inzaghi, Francesco Totti, Christian Vieri, Alessandro del Piero e Vincenzo Montella.

Eppure, come ricorderà qualcuno, l’Italia riuscì a passare il girone in modo fortunoso e rocambolesco: vinse la prima partita con l’Ecuador ma perse contro la Croazia – quando le furono annullati due gol ingiustamente – e nell’ultima partita pareggiò a cinque minuti dalla fine contro il Messico. Secondo il tabellone l’Italia avrebbe dovuto affrontare la prima classificata del girone D: la Corea del Sud, cioè una delle due squadre di casa, che nonostante apparisse come un avversario parecchio abbordabile aveva vinto un girone molto combattuto (c’erano dentro Portogallo, Stati Uniti e Polonia). Era allenata dall’esperto allenatore olandese Guus Hiddink.

Dopo quattro minuti l’arbitro ecuadoriano Byron Moreno (che diventerà – a torto, forse – l’archetipo dell’arbitro ingiusto e corrotto) fischiò un rigore per la Corea a causa di una trattenuta del difensore Christian Panucci sull’attaccante Seol Ki-Hyeon: Buffon lo parò. Poco dopo, su angolo di Francesco Totti, Christian Vieri segnò di testa il suo nono gol ai Mondiali (è tuttora il miglior marcatore, assieme a Roberto Baggio e Paolo Rossi), l’ultimo della sua carriera.

Racconta Daniele Manusia su Vice che «quell’Italia era una squadra statica e lenta», e che la Corea del Sud «sembrava una squadra più brillante anche se meno dotata tecnicamente. I tre giocatori offensivi, e specialmente Ahn al centro, mandarono più volte in affanno la difesa italiana con il loro dinamismo». Dopo aver sprecato un paio di buone possibilità per segnare, l’Italia subì un gol a tre minuti dalla fine: durante una lunga azione della Corea, Christian Panucci si incartò nel rinviare un cross arrivato dalla parte destra del campo, e lasciò ad Seol Ki-Hyeon la possibilità di segnare.

Nel primo tempo supplementare, Buffon parò una gran punizione dell’attaccante Hwang Sun-Hong. Pochi minuti dopo, Totti subì fallo all’interno dell’area di rigore della Corea del Sud ma Moreno lo ammonì per simulazione, e quindi lo espulse (era il secondo cartellino giallo). A tre minuti dai calci di rigore, al 117esimo minuto della partita, arrivò un buon cross verso l’area dell’Italia e Ahn Jung-Hwan, giocatore del Perugia, segnò di testa. C’era ancora la regola del golden gol, per cui ai tempi supplementari passava la prima squadra a segnare: la Corea aveva eliminato l’Italia.

La Gazzetta dello Sport del 18 giugno – quello successivo alla partita – attribuì un particolare virgolettato all’allora presidente del Perugia, l’imprenditore Luciano Gaucci (che fu poi condannato per bancarotta e trascorse quattro anni da latitante, dal 2005 al 2009, nella Repubblica Dominicana). Dopo la partita, Gaucci disse: «quel signore [Ahn Jung-Hwan] non deve più accostarsi alla nostra squadra. Ho già dato disposizione che venga azzerata ogni possibilità di riscatto. Sono indignato! Lui si è messo a fare il fenomeno soltanto quando si è trattato di giocare contro l’Italia. Io sono nazionalista e questo comportamento lo considero non soltanto una comprensibile ferita al mio orgoglio di italiano, ma anche un’offesa a un paese che due anni fa gli aveva spalancato le porte». Ahn ebbe in seguito una buona carriera, e giocò anche nel campionato francese e in quello tedesco.

E la Corea del Nord?
La Corea del Sud è una squadra storicamente più forte di quella della Corea del Nord, l’altra nazione presente nella penisola coreana, governata dal 1948 da un regime comunista totalitario. La squadra della Corea del Nord è composta prevalentemente da giocatori del campionato locale (fanno eccezione alcuni che giocano in Giappone) e nella storia dei Mondiali è riuscita a qualificarsi solo due volte, nel 1966 e nel 2010. Un fatto notevole: l’unica vittoria della propria storia, ai Mondiali di calcio, la ottenne contro l’Italia, nella fase a gironi di Inghilterra 1966. La sconfitta peggiore, invece, la ottenne contro il Portogallo, nel 2010: prese sette gol senza segnarne nessuno. L’ultima volta che Corea del Nord e Corea del Sud giocarono assieme, fu nell’aprile del 2009, durante le qualificazioni per i Mondiali del 2010. La partita finì 1-0 per la Corea del Sud.

Giocatori buoni, a questo giro
L’allenatore è uno degli ex calciatori più famosi in Corea del Sud: si chiama Hong Myung-Bo, ha 45 anni ed era capitano quando la nazionale sudcoreana eliminò l’Italia nel 2002. L’8 maggio scorso ha comunicato direttamente la lista di 23 giocatori che parteciperanno al Mondiale in Brasile: non è stato convocato – ma si sapeva – uno dei giocatori sudcoreani finora più noti qui in Europa, il trentatreenne Park Ji-Sung, che è fuori dal giro della nazionale da un po’ ed è ormai vicino al ritiro. È una squadra molto giovane, sebbene piuttosto inesperta: l’età media è di poco inferiore ai 26 anni, e uno solo – il difensore Kwak – ha più di 30 anni. Con tutta probabilità, punteranno molto sulla velocità e il contropiede.

Heung-Min Son
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Ha 21 anni, gioca nel Bayer Leverkusen dal 2013 e vive in Germania da parecchio: è cresciuto calcisticamente nelle giovanili dell’Amburgo. Diversi commentatori sportivi ritengono che Heung-Min Son sia il miglior talento della Corea del Sud, e nel suo paese sta progressivamente prendendo il posto di Park Ji-Sung quanto a popolarità. Gioca da ala sinistra, è molto veloce, ha grande fantasia ma è anche forte fisicamente (è alto 1 metro e 83). In questa stagione con il Bayer Leverkusen ha segnato 12 gol e servito 7 assist: tre di questi, molto belli, li segnò in una sola partita proprio contro la sua ex squadra, l’Amburgo, a novembre scorso.

Nell’ultima giornata del campionato tedesco Heung-Min Son ha segnato il gol decisivo che ha permesso al Bayer Leverkusen di battere il Werder Brema e ottenere il quarto posto in classifica, e cioè la qualificazione ai playoff di Champions League della prossima stagione. Nello scorso marzo la Corea del Sud vinse 2-0, e in modo piuttosto convincente, una partita amichevole contro la Grecia: Heung-Min Son servì a Park Chu-Young l’assist per il primo gol, al 18esimo minuto, e poi nel secondo tempo segnò lui stesso il secondo gol, molto bello anche quello (minuto 2:50). Comprensibilmente, è lui il giocatore su cui punta di più l’allenatore Hong Myung-Bo per questa edizione dei Mondiali.

Ki Sung-Yong
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Ha 25 anni, è alto 1 metro e 87 ed è un mediano del Sunderland, in prestito dallo Swansea City. Prima di giocare in Premier League ha giocato a Glasgow con il Celtic per un paio di stagioni. Anche lui appartiene a quel gruppo di giocatori sudcoreani che giocano in Europa (in totale tra i convocati ce ne sono nove ma non sono tutti dei fenomeni, diciamo). Sung-Yong è un giocatore agile, bravo a contrastare gli avversari e fare pressing sui portatori di palla, e ha anche una discreta tecnica. Niente di straordinario ma è un giocatore abbastanza costante e versatile, che può dare supporto al centrocampo e grande copertura in difesa.

Lee Chung-Yong
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Ha 25 anni pure lui e pure lui gioca nel campionato inglese (nel Bolton, da cinque stagioni). Quando arrivò nell’estate del 2009 il Bolton era una squadra di metà classifica piuttosto modesta, e lui disputò due ottime stagioni prima che la squadra retrocedesse in Championship, la serie B del campionato inglese. Nel 2011 subì un gravissimo infortunio: a luglio si fratturò la gamba in un contrasto durante una partita contro il Newport, e rimase fuori fino ad aprile dell’anno successivo. Da allora non è mai tornato ai livelli di prima, anche se in questa stagione ha giocato quasi tutte le partite: rimane un giocatore nettamente al di sopra della media di molti suoi compagni di squadra. È un’ala destra, e quasi certamente sarà lui il titolare su quella fascia a centrocampo: il modulo dovrebbe essere un 4-2-3-1, con Heung-Min Son a sinistra, Ja-Cheol Koo trequartista centrale – buon giocatore anche lui – e Park Chu-Young unica punta.

Park Chu-Young
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Ha 28 anni, gioca nel Watford, in serie B inglese, in prestito dall’Arsenal: di fatto è l’unica punta di ruolo della Corea del Sud, che i migliori giocatori in definitiva ce li ha a centrocampo e sulla trequarti. Della sua convocazione si è discusso a lungo in Corea del Sud: in molti non ne sono convinti, sostanzialmente perché in questa stagione Park non ha mai giocato (solo tre partite, e neppure per intero). Alla fine Hong Myung-bo si è convinto a portarlo perché in quel ruolo non ha alternative.

Park certamente non è un attaccante formidabile ma è un giocatore di grande esperienza internazionale: ha giocato in Francia, in Spagna e in Inghilterra. Probabilmente i suoi anni migliori sono stati quelli al Monaco, con cui segnò 27 gol in tre stagioni, dal 2008 al 2011. Nell’Arsenal non ha mai trovato spazio e fu girato in prestito prima al Celta Vigo, l’anno scorso, e quest’anno al Watford. È la sua terza convocazione a un Mondiale.

Speranze
Il girone non è terribile: per passare dietro al Belgio basterebbe, sulla carta, ottenere un pareggio e una vittoria contro Russia e Algeria e sperare nella differenza reti. Poi agli ottavi – nel caso – incontrerebbero probabilmente la Germania. Ma questa sarebbe un’altra storia.

 

credits: prima foto (SASCHA SCHUERMANN/AFP/Getty Images), seconda foto (JUNG YEON-JE/AFP/Getty Images), terza foto (JUNG YEON-JE/AFP/Getty Images), quarta foto (JUNG YEON-JE/AFP/Getty Images)