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  • mercoledì 21 Maggio 2014

L’accordo sul gas tra Cina e Russia

È il più grande mai firmato dall'industria del gas russa, ha detto Vladimir Putin: avrà una durata di trent'anni ed è un grosso successo politico per il governo di Mosca

Mercoledì 21 maggio i governi cinese e russo hanno trovato un accordo dalla durata di trent’anni che prevede l’invio di gas naturale dalla Siberia alla Cina. L’annuncio, fatto ufficialmente dalla China National Petroleum Corporation (compagnia petrolifera posseduta dal governo cinese), è il risultato di colloqui e negoziazioni che andavano avanti da un decennio circa: la versione finale dell’accordo è stata firmata a Shanghai tra lunedì 19 e martedì 20 dal presidente cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin.

Stando all’annuncio pubblicato online sul sito della China National Petroleum, l’accordo inizierà a essere operativo nel 2018: la Russia dovrà fornire alla Cina 38 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, che arriveranno principalmente dai giacimenti gassiferi di Irkutsk Kovyktinskoye e Chayandinskoye. Cina e Russia saranno inoltre responsabili di costruire i gasdotti nei rispettivi territori. Nell’annuncio non si fa menzione del prezzo a cui la Russia venderà il gas alla Cina, anche se diversi esperti sostengono che la possibilità per il governo cinese di pagare un prezzo più basso rispetto a quello pagato dagli europei è stata al centro dei negoziati. James Henderson, analista dell’Oxford Institute for Energy Studies, ha detto al New York Times che si stima che il valore dell’accordo sia di 400 miliardi di dollari.

Secondo Putin si tratta del più grande accordo mai firmato dall’industria del gas russa. Sia Russia che Cina hanno sviluppato i negoziati relativi all’accordo sulla base della volontà di “diversificare” la vendita o l’esportazione dell’energia. Secondo il New York Times, Putin ha voluto trovare nuovi e ampi mercati in Asia, sia per allontanarsi quanto possibile dai mercati europei in difficoltà economica, sia per dimostrare che la Russia, nonostante le sanzioni imposte a causa dell’annessione della Crimea, non è dipendente dall’Occidente. Per il governo cinese il discorso è simile: la Cina sta sviluppando da anni una strategia di diversificazione delle importazioni delle risorse energetiche, in particolare il petrolio, per evitare che crisi internazionali o diplomatiche possano mettere in discussione l’acquisto di energia (attualmente la Cina acquista quasi tutto il suo petrolio dal Medio Oriente, mentre le importazioni di gas fino ad ora sono state molto più limitate).

Il raggiungimento dell’accordo tra Cina e Russia è un momento importante nelle relazioni tra i due paesi e soprattutto è una grossa vittoria politica di Putin. A margine della conferenza delle nazioni asiatiche (formalmente il quarto vertice della Conferenza sull’interazione e sulle misure di rafforzamento della fiducia in Asia) che si sta tenendo dal 20 maggio a Shanghai, il presidente cinese Xi ha proposto l’istituzione di un nuovo organismo sulla sicurezza basato sulla cooperazione di diversi paesi della regione, tra cui la Russia e l’Iran (con l’esclusione degli Stati Uniti). La proposta, dicono diversi esperti, è un’indicazione che i governi dei due paesi sono interessati a lavorare insieme e cooperare al di fuori delle istituzioni globali e regionali dominate dagli Stati Uniti.