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  • giovedì 15 Maggio 2014

I genitori degli embrioni scambiati

Repubblica ha intervistato i genitori biologici degli embrioni impiantati per errore nell'utero di un'altra donna, a Roma: cosa chiedono e a chi

Su Repubblica di mercoledì 14 maggio è stata pubblicata un’intervista all’uomo e alla donna i cui embrioni, durante una procedura di fecondazione assistita dello scorso dicembre all’ospedale Pertini di Roma, sono stati impiantati per errore (cioè per la somiglianza dei cognomi) nell’utero di un’altra donna, che sta portando ora a termine la gravidanza di due gemelli biologicamente non suoi. Nonostante la legge dica che i figli sono di chi li partorisce, la donna a cui appartengono gli embrioni rivendica la propria maternità, in quanto madre genetica: racconta di quando ha saputo dello scambio e chiede «una soluzione al servizio pubblico che ha sbagliato: quello che non possiamo consentire è che i nostri bambini diventino vittima degli sbagli altrui».

«Io come padre, non posso sopportare che la vita dei nostri figli non ancora nati sia già distrutta da un caso giudiziario». L’intervista potrebbe anche finire qui, con la frase con cui Paolo, 41 anni, esordisce. Dice tutto. I “nostri” figli, non i “loro”.

Lui già “padre” di quei due bambini, che però stanno crescendo nel grembo di una donna sconosciuta. E l’ombra della lunga e dolorosa battaglia legale a cui lui e la moglie Elisa (39 anni), loro malgrado, potrebbero andare incontro e che li spaventa.

L’uomo che siede al tavolo di questo bar nel quartiere Ostiense e la donna che ci passa al telefono sono la “coppia biologica” dell’Ospedale Pertini di Roma. Chiedono di non essere fotografati, non vogliono essere citati con i nomi reali, pretendono la massima privacy. “Cercate di capirci, è una situazione delicata, siamo ancora frastornati”. I loro embrioni, durante la procedura di fecondazione assistita, sono stati impiantati per errore nell’utero di un’altra signora, che ora sta portando avanti la gravidanza. Per la prima volta, i genitori naturali hanno deciso di parlare, di aprirsi. E di raccontare.

L’impianto è stato fatto il 6 dicembre scorso, ma quando avete saputo di essere stati vittima di uno scambio?
Elisa: “Non sono passati neanche 20 giorni da quando l’abbiamo scoperto. Ci ha telefonato l’ospedale e ci è crollato il mondo addosso. Non pensavamo proprio di essere noi. Eppure, anche se non abbiamo pance da esibire in televisione, abbiamo subito capito cosa vuol dire essere genitori”.

In che senso, scusi?
Elisa: “Non abbiamo nulla dei nostri bambini, soltanto una cosa: le analisi genetiche che ci ha inviato l’ospedale. Le guardiamo e le riguardiamo, sono i nostri quattro codici tutti su una pagina, quattro colonne affiancate, ci sorprendiamo a vedere le somiglianze dei caratteri, ci emozioniamo a pensarli, a immaginarceli… sono loro, siamo noi! Per ora abbiamo solo questo, ma permetteteci di considerarla la nostra prima foto di famiglia”.
Paolo: “Le nostre vite sono già inesorabilmente cambiate, e cambieranno ancora. Questa è una storia lunga, tante pagine devono essere scritte. Ora deve prevalere il senso di responsabilità di tutti. Una diatriba mediatica tra noi e l’altra coppia non servirebbe a nessuno”.

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