• Internet
  • Questo articolo ha più di otto anni

Alibaba si quota in borsa, a Wall Street

La gigantesca società di ecommerce cinese – che vende ogni anno più di Amazon e eBay messi insieme – ha scelto gli Stati Uniti per la sua offerta pubblica iniziale, che potrebbe diventare la più grande nella storia della borsa statunitense

Martedì 6 maggio la società cinese di ecommerce Alibaba Group ha annunciato che si quoterà in borsa negli Stati Uniti, con una offerta pubblica iniziale (IPO) che potrebbe diventare la più grande nella storia di Wall Street. Alibaba ha annunciato di volere vendere azioni per un valore di almeno 1 miliardo di dollari, ma secondo gli analisti l’intera iniziativa potrebbe raggiungere i 15-20 miliardi di dollari, superando probabilmente il record della più grande quotazione in borsa negli Stati Uniti fissato da Facebook nel maggio del 2012, con una IPO da 16 miliardi di dollari. L’operazione dimostra le enormi potenzialità che la Cina può ancora esprimere per quanto riguarda Internet, in particolare per le vendite online.

Che cos’è Alibaba
Alibaba è stata fondata da Jack Ma, un imprenditore di 49 anni originario della provincia dello Zhejiang, sulla costa orientale della Cina. Dopo essersi laureato nel 1988, Ma iniziò a occuparsi della creazione di siti Internet con la collaborazione di alcuni amici negli Stati Uniti. Alla fine degli anni Novanta, racconta, si trovava in visita a San Francisco quando gli venne in mente di creare un sito per il commercio elettronico che si chiamasse Alibaba, un nome “facile da pronunciare, e conosciuto in tutto il mondo” grazie alla storia dei quaranta ladroni.

Jack Ma

La prima versione di Alibaba fu messa online nel 1999 da Ma insieme a 17 suoi collaboratori, che lavoravano tutti nel piccolo appartamento del fondatore dell’azienda ad Hangzhou, la principale città dello Zhejiang. Alibaba.com nacque pochi mesi prima dell’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio e, in un certo senso, la società da allora ha seguito da vicino la rapida evoluzione dell’economia cinese, fatta per lo più di lunghi periodi di crescita sostenuta e di aperture al capitalismo. Il sito, che offriva la possibilità ai commercianti cinesi di avere un modo per promuovere e vendere i loro prodotti online, ebbe rapidamente successo e consentì a Ma di estendere le attività commerciali della sua azienda, aggiungendo nuovi portali e servizi per le vendite su Internet.

Che cosa fa Alibaba
Oggi Alibaba è la più grande società di ecommerce di tutta la Cina e sui suoi siti transitano ogni anno pagamenti per centinaia di miliardi di dollari. Nel corso degli anni ha messo online diversi siti e servizi che servono per vendere prodotti di qualsiasi genere e gestire i pagamenti. Le sue attività possono essere paragonate a quelle di Amazon, con la differenza che quest’ultima vende direttamente alcuni prodotti, oltre a fare da intermediario per gli altri venditori. Alibaba, invece, mette solo a disposizione i sistemi per promuovere e vendere le merci online, facendo esclusivamente da intermediario. Grazie al fermento economico in Cina, soprattutto nei primi anni del Duemila, questo meccanismo ha permesso alla società di raccogliere enormi quantità di denaro – ed è molto utilizzato anche da clienti occidentali.

tmall

Il sito più conosciuto in Cina di proprietà di Alibaba si chiama Tmall, una sorta di centro commerciale online. Grandi aziende da tutto il mondo si appoggiano sui suoi servizi per vendere i loro prodotti in Cina, di solito a condizioni vantaggiose e senza dovere fare i conti con la contraffazione o la censura del governo cinese che spesso oscura siti non cinesi su cui ha meno controllo. Su Tmall si trovano negozi di marchi come L’Oréal, Nike, Walt Disney e di alcune delle più grandi multinazionali del mondo, quelle che producono di tutto, dal dentifricio alle patatine passando per i detersivi come Procter & Gamble.

Un altro sito molto utilizzato, sempre di proprietà di Alibaba, si chiama Taobao. A differenza di Tmall, non è indirizzato alle grandi marche soprattutto estere, ma serve per dare visibilità ai produttori cinesi di piccole e medie dimensioni. Il sito permette di creare con relativa semplicità un proprio negozio virtuale in cui esporre la merce, comunicare offerte e fare promozioni.

Sui suoi siti, Alibaba dà tutti gli strumenti necessari per vendere e gestire le transazioni, trattenendo per sé una percentuale come commissione per il servizio. Una sua società affiliata si chiama Alipay e serve per i pagamenti elettronici. È una specie di PayPal cinese, ma serve anche per usare il proprio cellulare come una sorta di carta di credito, quando si acquistano cose nei negozi veri e propri. Si stima che solo nel 2013 Alipay abbia gestito transazioni per un valore complessivo di 519 miliardi di dollari.

Quanto vale Alibaba
Nel 2013 i siti di Alibaba hanno venduto merce per 248 miliardi di dollari, più di quanto hanno fatto Amazon e il sito di aste eBay messi insieme. Grazie ai costi di gestione relativamente bassi, Alibaba riesce a ottenere grandi guadagni dalle sue attività, con cifre impensabili per le grandi società di Internet occidentali. L’utile netto dello scorso anno è stato di 3,56 miliardi di dollari su 7,95 miliardi di dollari ricavati. Il margine di guadagno è stato quindi intorno al 45 per cento, quasi tre volte quello di eBay fermo al 17,8 per cento. Oltre alle minori spese di gestione, Alibaba beneficia del sistema fiscale cinese, con imposte meno alte.

Secondo gli analisti, il valore complessivo di Alibaba si aggira intorno ai 200 miliardi di dollari. La stima è basata sulla crescita che ha avuto negli ultimi anni la società e sulle potenzialità che potrà esprimere dopo essersi quotata in borsa a Wall Street. L’operazione richiederà comunque diversi mesi prima di essere portata a termine, perché l’ente di controllo della borsa, la Security Exchange Commission, dovrà fare tutti i controlli necessari sui conti di Alibaba e sulla correttezza dell’operazione finanziaria che intende fare.

Azioni
L’azionariato interno di Alibaba al momento comprende numerose società che non fanno parte della Cina. Il principale azionista è la società di telecomunicazioni giapponese SoftBank, che detiene il 34,4 per cento di Alibaba. Al secondo posto c’è la società statunitense Yahoo con il 22,6 per cento. Il fondatore del gruppo, Jack Ma, ha l’8,9 per cento delle azioni. Tra gli altri azionisti c’è Josep C. Tsai, il più stretto collaboratore di Ma con il 3,6 per cento dei titoli azionari di Alibaba.

Tra le società estere, Yahoo era stata quella che più aveva dimostrato interesse in Alibaba nei primi anni del Duemila. Nel 2005 aveva acquistato il 40 per cento delle quote, valutando la società cinese intorno ai 2,5 miliardi di dollari. Sei anni dopo con l’ingresso di nuovi soci la valutazione era passata a 32 miliardi di dollari. Nella IPO è previsto che Yahoo venda circa 208 milioni di azioni in proprio possesso, riducendo la sua quota dall’attuale 22,6 per cento al 13,6 per cento.

Prospettive
Nella documentazione fornita alle autorità di borsa statunitensi per l’IPO, Alibaba spiega di essere interessata prima di tutto a espandere le proprie attività in Cina, dove ci sono ancora enormi potenziali. Internet viene utilizzata solamente dal 45,8 per cento della popolazione e meno della metà degli utenti attivi online fa acquisti su siti di ecommerce. Ci sono quindi grandi possibilità per estendere le attività di Alibaba, che negli ultimi mesi ha comunque iniziato a sperimentare l’apertura di alcuni portali in Russia, Brasile e nel Nord America.

Come hanno fatto molte società di Internet occidentali, anche Alibaba sta pensando a differenziare la sua offerta, pur mantenendo come attività principale l’ecommerce e i pagamenti online. Dallo scorso anno, la società sta provando a fare affermare Laiwang, una sua applicazione per inviarsi messaggi sugli smartphone simile a WhatsApp e a WeChat, che però non ha ancora ottenuto molto successo. Jack Ma negli ultimi mesi ha effettuato acquisizioni di società o quote di aziende che si occupano di intrattenimento online, attraverso la gestione di siti per i video in streaming e per la produzione di serie televisive.

Perché negli Stati Uniti
Alibaba inizialmente aveva provato a quotarsi in borsa a Hong Kong, scelta che sarebbe stata più naturale per una società asiatica attiva soprattutto in Cina, ma non è stato possibile farlo perché a quanto pare l’azienda e le autorità di controllo finanziarie non sono riuscite a trovare un accordo. Nonostante non sia il principale azionista, Jack Ma vuole mantenere il controllo di Alibaba, cosa che è consentita negli Stati Uniti, ma non dalle autorità di borsa di Hong Kong. La scelta di Wall Street non è comunque dovuta solamente a questo aspetto organizzativo: gli Stati Uniti offrono più possibilità per quanto riguarda la raccolta di nuovi investitori e, in generale, le borse occidentali sono viste con meno diffidenza dagli azionisti europei e statunitensi.