Amazon investe troppo?

Secondo alcuni analisti sì: ieri ha perso il 9 per cento in borsa e in molti cominciano a dubitare che il suo modello di business possa durare ancora molto

Venerdì 25 aprile le azioni di Amazon sono scese del 9 per cento, il secondo risultato peggiore alla borsa di New York. Il crollo è avvenuto dopo che nella mattinata tredici analisti hanno pubblicato una serie di rapporti piuttosto preoccupati per gli annunci di nuovi investimenti in tecnologie e impianti da parte della società.

In una nota, la banca d’affari Bank of America Merryl Lynch ha scritto che «Amazon sta spendendo molto per cercare di alimentare la sua crescita». Un altro analista citato da Reuters ha scritto che Amazon sta portando avanti: «un significativo e continuo ciclo di investimenti che non dà segno di fermarsi». Tutti questi investimenti arrivano ad un prezzo. Giovedì, Amazon ha pubblicato delle previsioni sull’andamento del primo trimestre del 2014: la società si aspetta perdite per 55 milioni di dollari, rispetto ai guadagni di 79 milioni di dollari del primo trimestre del 2013. Queste previsioni, probabilmente, hanno influenzato le analisi pubblicate venerdì mattina.

Si tratta di un problema che Amazon si porta avanti da molto tempo. Mentre il fatturato, cioè il totale delle vendite, continua a crescere (è aumentato del 20 per cento tra il 2012 e il 2013), la società continua a reinvestire quasi tutti i suoi guadagni e questo non piace molto agli azionisti. Tra gli investimenti che Amazon sta portando avanti ci sono show televisivi e videogiochi originali, prodotti cioè dalla stessa società. Progetti innovativi e piuttosto spericolati, come le consegne “in anticipo” e quelle con i droni. Inoltre Amazon sta investendo molto nell’hardware, come ad esempio la sua televisione, Fire TV, un sistema per guardare programmi in streaming sulla televisione, e forse persino uno smartphone.

Alcuni analisti sottolineano che questi investimenti porteranno ad una crescita dei fatturati della società e a un aumento della quota di mercato posseduta da Amazon. Su quattordici analisi visionate da Reuters, però, soltanto una – quella della banca d’investimento Cantor Fitzgerald – prevede che questi investimenti porteranno a un aumento del valore delle azioni della società. Le altre invece hanno abbassato il loro “target price“, cioè il livello di prezzo a cui pensano che si dovrebbero trovare le azioni di Amazon.

Non si tratta di un problema nuovo per la società: da almeno un anno esperti ed analisti si interrogano sul modello di business scelto da Jeff Bezos, amministratore delegato di Amazon (ne avevamo parlato lo scorso ottobre). Si tratta di un modello fortemente improntato alla crescita, nel quale i profitti vengono massicciamente reinvestiti (in nuove tecnologie, in servizi migliori per i clienti e in nuovi punti di distribuzione). Il punto però è proprio questo: fino a quanto i profitti possono essere reinvestiti prima che gli azionisti decidano di abbandonare la società?

Almeno in questi giorni, sembra che la maggior parte degli analisti ritenga che sia arrivato il momento di fermarsi. Ma ci sono delle eccezioni, come le analisi di Cantor Fitzgerald per esempio, secondo cui la decisione di Bezos di puntare verso il lungo periodo non è necessariamente un male. Qualche mese fa l’analista finanziario Benedict Evans aveva scritto: «Bezos ha scelto di gestire Amazon in modo da farla diventare il più grande e potente rivenditore di successo della Terra entro i prossimi 20 anni. Qualsiasi sprovveduto potrebbe gestirla in modo da farle fare utili oggi».

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