Quanto rende il blog di Grillo

Sul tema assai dibattuto da tempo, Repubblica è stata testimone diretta di una campagna pubblicitaria reale e pagata

Foto Roberto Monaldo / LaPresse
15-04-2014 Roma
Politica
Senato - Ddl voto di scambio politico-mafioso
Nella foto Beppe Grillo presente in tribuna

Photo Roberto Monaldo / LaPresse
15-04-2014 Rome (Italy)
Senate - Discussion on vote trading political-mafia
In the photo Beppe Grillo
Foto Roberto Monaldo / LaPresse 15-04-2014 Roma Politica Senato - Ddl voto di scambio politico-mafioso Nella foto Beppe Grillo presente in tribuna Photo Roberto Monaldo / LaPresse 15-04-2014 Rome (Italy) Senate - Discussion on vote trading political-mafia In the photo Beppe Grillo

All’inizio di aprile, l’Unità aveva provato a fare un po’ di conti sui guadagni che Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, ottiene dal suo blog. In generale, sui media e sulla stampa italiana, sono circolate molte cifre e molto diverse tra loro (c’è chi ha parlato di 200 mila euro, e chi di 10 milioni). Per provare a capire quanto rende davvero il blog, Repubblica, il 10 aprile scorso, è stata testimone diretta di una campagna pubblicitaria. L’inchiesta con i risultati è stata pubblicata oggi:

Il blog di Beppe Grillo è un affare – per la Casaleggio associati – da 92 centesimi per mille spot, pari a 570mila euro di entrate l’anno. Più, a piè di lista, l’indotto dei ricavi garantiti dalla catena di Sant’Antonio digitale che il guru dei 5 Stelle sta costruendo a scopo di lucro attorno alla sede ufficiale (per statuto) del suo partito. Affari e politica, nel cuore della rete grillina, viaggiano paralleli. E basta una pragmatica prova sul campo per dare una risposta a quello che sembra essere diventato il segreto di Fatima pentastellato: “Quanto guadagna il sito dell’ex-comico?”. Dati ufficiali non ci sono: i bilanci della società di Casaleggio – 1,3 milioni di ricavi e 69 euro di utile nel 2012 – non lo dicono. Lui si guarda bene dal far chiarezza: “Uso una sola parola: Vaffa…”, risponde sobriamente ai giornalisti che chiedono lumi.

La società, interpellata, non dà spiegazioni. E sul web girano numeri come al lotto: dai 200mila euro di fatturato calcolati dai minimalisti (una sparuta minoranza) ai 10 milioni buttati lì da una fonte autorevole come Il Sole 24 Ore. Quale è la verità? Per provare a capire quanto rende ai due fondatori il blog, La Repubblica si è messa dall’altra parte della barricata. E il 10 aprile scorso è stata testimone diretta di una campagna pubblicitaria – reale e pagata – sul blog. Ecco come è andata e che conclusioni empiriche si possono trarre sugli affari della “Beppe Grillo Spa”.

Un’asta da 115,3 euro. Buona parte degli spot nelle pagine di www.beppegrillo.it è venduta con un’asta da Google Adsense e Google Adwords, i servizi del colosso di Mountain View nel settore. Qualche inserzione – come quella di Coca-Cola – è stata venduta da Publy Ltd, domiciliata in Irlanda e controllata da Gianluca Bruno, Francesco Di Cataldo e Emanuele Aversano. “Che rapporti abbiamo con Casaleggio? No comment”, ha detto contattato per telefono Di Cataldo. Il nostro test è transitato sulla piattaforma di Google. È iniziato di prima mattina lanciando un ordine “mirato” ai banner sul blog. Si è chiuso poche ore dopo con questo bilancio: 125.351 impressions (vale a dire visualizzazioni singole dello spot) acquistate per 115,3 euro. Pari a 0,92 euro ogni mille.

Non tutti questi soldi entrano nelle tasche della Casaleggio Associati. Le commissioni applicate da Google viaggiano attorno al 30%. Gli 0,92 euro scendono così a 0,64. Quanti sono gli spot disponibili in un anno sul blog? Numeri ufficiali non ci sono. Alexa, il misura-web di Amazon, lo classifica come 77esimo sito in Italia. Appena dietro a La Stampa, davanti a Rai e Sky. Beppe Grillo ha parlato di “500-600mila visite al giorno”. Cifra compatibile con i dati di Google: Mountain View, che probabilmente conosce all’unità la cifra reale, stima un’offerta di 50-100 milioni di spazi pubblicitari al mese. Pari a un fatturato per la Casaleggio & Associati tra i 384mila e i 768mila euro annui, probabilmente assestato a metà strada a quota 570mila.

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Aggiornamento: una buona analisi di Andrea Stroppa sulla questione e sullo studio fatto da Repubblica.