I guadagni di Grillo col suo blog

L'Unità fa un po' di conti su una questione spesso contestata al leader del M5S

Oggi l’Unità ha fatto un po’ di conti sui guadagni che Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, ottiene dal suo blog, basandosi soprattutto sulle dichiarazioni – spesso tra loro contraddittorie – fatte negli ultimi anni dallo stesso Grillo e da Gianroberto Casaleggio. Nel 2013, per esempio, Casaleggio ha detto che «il blog di Grillo è in perdita», mentre Grillo lo ha contraddetto dicendo «col blog siamo in pari, ci costa sui duecentomila euro l’anno». In generale molte cifre date alla stampa sembrano esagerate, e i conti alla fine non tornano.

“I blog sono spesso una fonte di profitto per i loro gestori, la maggior parte di essi contiene annunci pubblicitari e per quelli con almeno 100 mila visitatori unici mensili i ricavi sono superiori ai 75 mila dollari all’anno.” Così Gianroberto Casaleggio nel 2008, quando la rete era certamente meno diffusa di quanto non lo sia oggi, e gli utenti, conseguentemente, molti di meno. Basti pensare che secondo tutti gli analisti dal 2008 ad oggi il mercato della pubblicità online è cresciuto da un minimo del 7% a punte del 16% l’anno.
Come sappiamo Casaleggio è il gestore del blog di Beppe Grillo, e sappiamo da quest’ultimo – 13 aprile 2011 – che “Il blog fa male ai giornali e anche ai loro editori. Cinque milioni e duecentomila visite al mese non possono essere tollerate.”

Dati, dirà qualcuno, poco recenti. È vero. Lui stesso, nell’intervista con Enrico Mentana ha parlato di 5/600mila visite al giorno. Che fanno dai 15 ai 18milioni di visite al mese. A voler applicare la più semplice delle matematiche potremmo quindi moltiplicare quei 75mila dollari annuali per 200volte e avremmo i guadagni pubblicitari del blog di Beppe Grillo, semplicemente acquisendo come fonti le loro affermazioni.
Sempre che le visite siano quelle e sempre che Casaleggio abbia detto la verità nel 2008 e sempre che sia davvero bravo nel suo lavoro. E a sentir Grillo lo è.
Sempre nell’intervista con Mentana però Grillo ha affermato «Il mio 730 è a zero da quattro anni, sono l’unico che fa politica e ci ha rimesso dei soldi». In sé, tecnicamente, non è un’affermazione falsa. Grillo parla di modello 730, ma non è né un dipendente né un pensionato e dovrebbe invece presentare il modello Unico, il 740 per intenderci, e dovrebbe avere una partita Iva.

A ritenere che Beppe Grillo sia “un’azienda” è l’Agenzia delle Entrate, che il 14 novembre 2012 ha respinto un ricorso del comico sul versamento dell’Irap: non gli saranno restituiti i 577mila euro versati. Per la Commissione tributaria la tassa è dovuta perché le spese per i suoi collaboratori “hanno carattere continuativo e non occasionale, essendo riscontrabili in ogni annualità d’imposta. La continuità di erogazioni, ancorché non omogenea sotto il profilo quantitativo in relazione ad ogni singola annualità d’imposta, costituisce tuttavia un significativo e decisivo indicatore dell’esistenza di un’autonoma organizzazione”. Grillo tuona contro l’Irap dal suo blog, la rinomina “imposta rapina” e ne chiede l’abolizione, inserendo la sua personale richiesta nel programma dei 5 stelle.

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