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  • lunedì 14 Aprile 2014

Ora tocca al drone sottomarino

Sarà inviato a migliaia di metri in profondità nel tratto dell'Oceano Indiano dove si pensa sia caduto il volo scomparso di Malaysia Airlines cinque settimane fa

Dopo cinque settimane di ricerche con navi e aeroplani da ricognizione del volo MH370 di Malaysia Airlines senza particolari risultati, nelle prossime ore sarà utilizzato per la prima volta un drone sottomarino nel tratto di mare dell’Oceano Indiano al largo dell’Australia Occidentale dove si sospetta sia caduto il Boeing 777. Il maresciallo dell’aria australiano Angus Houston, a capo del coordinamento per le ricerche in mare del volo scomparso, ha spiegato che l’utilizzo del dispositivo è ormai necessario perché dallo scorso 8 aprile non è stato più possibile rilevare gli ultrasuoni che si pensa provenissero dalla scatola nera dell’aeroplano.

Il registratore di bordo inizia a inviare segnali appena tocca l’acqua per rendere possibile il suo ritrovamento, ma la batteria del sistema dura in media una trentina di giorni e c’è quindi la possibilità che si sia ormai scaricata del tutto. Nei giorni scorsi la nave Ocean Shield aveva rilevato alcuni ultrasuoni, utilizzando un particolare microfono sottomarino. Il punto in cui sono stati captati i segnali è molto profondo e questo complica le verifiche con altre strumentazioni sull’eventuale presenza dei rottami del Boeing 777.

ricerche-oceano-indiano-mh370

Houston ha spiegato che dopo sei giorni senza nuovi segnali è chiaramente arrivato il momento di cambiare strategia, utilizzando il sottomarino automatico Bluefin-21 per controllare il fondale marino. Il dispositivo è lungo circa 5 metri ed è dotato di un sonar, un sistema che invia onde sonore e che analizza il modo in cui tornano indietro dopo essere state riflesse dal fondale. In questo modo il sistema “vede” che cosa c’è sul fondo e rileva l’eventuale presenza di oggetti, in questo caso i rottami dell’aereo o le scatole nere (a bordo di ogni aeroplano ce ne sono due).

Il Bluefin-21 può raggiungere una profondità di circa 4.500 metri e grazie al suo sonar può effettuare rilevazioni anche nel caso in cui il fondale si trovi ancora più in basso. La ricerca con il drone sarà lunga e complicata, anche considerata l’area ampia diverse centinaia di chilometri quadrati in cui si dovrà cercare. Ogni missione durerà 24 ore così divise: 2 ore per raggiungere la profondità massima, 16 ore di rilevazioni in prossimità del fondale, 2 ore per riemerge e infine 4 ore per consentire ai tecnici della nave Ocean Shield di scaricare tutti i dati raccolti dal sonar.

bluefin-21

Quando, e se, sarà identificata la presenza di possibili rottami sul fondale, il team di ricerca potrà sostituire il sonar del Bluefin-21 con una speciale videocamera ad alta definizione, che servirà per vedere materialmente di che cosa si tratta. Il drone sottomarino può usare o il sonar o la videocamera, ma non tutti e due gli strumenti contemporaneamente.

Durante la conferenza stampa di aggiornamento sulle ricerche, il maresciallo dell’aria Houston ha detto che, nel tratto di mare in cui sono stati rilevati gli ultrasuoni, la Ocean Shield ha osservato la presenza di alcune macchie oleose. Ne sono stati raccolti alcuni campioni, che saranno analizzati per verificare l’eventuale compatibilità con gli oli o il carburante che aveva a bordo il Boeing 777.

Nelle prime ore dell’8 marzo scorso, il volo MH370 era in viaggio da Kuala Lumpur (Malesia) a Pechino (Cina) con 239 persone a bordo, quando scomparve mentre stava sorvolando il Golfo di Thailandia. Stando alle rilevazioni di alcuni radar militari e ai dati raccolti da un satellite, l’aeroplano cambiò drasticamente rotta andando verso ovest, invece di proseguire verso est. Raggiunse lo Stretto di Malacca per poi virare verso sud fino a raggiungere l’Oceano Indiano. L’equipaggio prima di smettere di comunicare a terra non segnalò alcuna anomalia e ancora oggi non si riesce a capire perché l’aeroplano cambiò rotta.