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  • giovedì 27 Febbraio 2014

Il Real Madrid di Ancelotti, spiegato

È primo in campionato, ieri ha distrutto lo Schalke 04 fuori casa: come ha costruito una squadra migliore di quella di Mourinho in poco più di sei mesi

Da questa stagione il Real Madrid – una delle squadre di calcio più famose, ricche e vincenti al mondo, forse la più famosa, ricca e vincente – è allenato da Carlo Ancelotti, allenatore italiano di grande esperienza e bravura che tra le altre ha già allenato Juventus, Milan, Chelsea e Paris Saint-Germain. Dopo un buon inizio e qualche difficoltà, Ancelotti sembra essere riuscito a migliorare una squadra già fortissima: in questo momento il Real è primo nella Liga, ha subito solo tre gol nelle ultime 12 partite e ieri ha distrutto lo Schalke 04 in Champions League, battendolo 6-1 in trasferta a Gelsenkirchen. Valentino Tola, sull’Ultimo Uomo, ha spiegato per impallinati e non i miglioramenti tattici di Ancelotti.

INTRODUZIONE
Ignorando qualsiasi evoluzione scientifica, forse è meglio restare aggrappati alle verità della fisiognomica: il Real Madrid 2013-2014 non può che giocare il calcio suggerito dal volto del suo allenatore Carlo Ancelotti: paziente, rotondo, rassicurante. Il celebre sopracciglio più in alto dell’altro è l’elemento di inquietudine, l’eccezione che conferma la regola comune in tutte le sue squadre anche passate: lo strappo di Kaká, le saette di Cristiano Ronaldo, la giocata assurda di Ibrahimović… Dopo gli anni di Mourinho, di tensione spinta all’estremo, la parola d’ordine ora è “controllo”. Con i suoi pro e i suoi contro: da un lato superare il limite del Madrid di Mourinho, che soprattutto nell’ultima stagione quando toccava abbassare una marcia faceva confusione e si allungava, ma dall’altro limitandone di un bel po’, è inevitabile, l’intensità. La chiave era e resta il ritmo (più che l’impostazione generale offensiva/difensiva): quegli straordinari ribaltamenti del Real Madrid di Mourinho, anche se sarebbe assurdo definirlo contropiedista dato che nella stragrande maggioranza delle partite l’avversario volente o nolente lascia il pallone ai merengues. Cosa che non cambia con Ancelotti.

AGLI ORDINI DI CRISTIANO
Mourinho o Ancelotti che sia, la baracca la manda avanti Cristiano Ronaldo. Lui decide le partite, decide i campionati e indirettamente decide anche dove devono andare i compagni: sono i suoi movimenti a strutturare l’attacco, e il movimento è la chiave della consacrazione di Ronaldo, un giocatore etichettato a inizio carriera come un bullo del dribbling. Ancora di più dei missili da 30 metri, dei salti inverosimili e del repertorio di finte, a stupire è la porzione di campo in cui Ronaldo, partendo da una fascia, arriva ad influire, creando spazio per sé e per i compagni con una continuità insostenibile per le difese avversarie. Alla verticalità e all’essenzialità cui già lo aveva convertito Ferguson, il portoghese ha aggiunto nell’ultimo anno e mezzo un notevole apporto anche in appoggio al portatore di palla e tra le linee, non solo dettando la profondità. Un attaccante universale che però per rendere al meglio ha bisogno di due cose:

1. Spazio: non dagli avversari, perché lui in spazi stretti ci sa giocare, ma dai compagni. Se lui individua una zona da attaccare, qualsiasi zona, chi la occupa deve lasciargli gentilmente il posto. È per questo che Benzema, l’attaccante allergico all’area di rigore per il quale il Bernabeu ha sempre il mormorio pronto, è in un certo senso il partner ideale per Ronaldo: svuota l’area, che in altre circostanze può essere un difetto ma qui permette a Cristiano di giocare fino in fondo il suo calcio, compensandone i tagli verso la porta con utili appoggi laterali. Grande stagione per il francese: nelle partite migliori pesa come un uomo in più a centrocampo oltre che in attacco, vedi le magnifiche prestazioni in Liga contro Sevilla ed Espanyol.

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