Il presidente della Cassazione: «Non c’è altra via che l’indulto»

«Grazie all’indulto non si libera chi merita di essere liberato, ma si scarcera chi non merita di stare in carcere»

Durante l’inaugurazione del nuovo anno giudiziario, il primo presidente della Corte di Cassazione, Giorgio Santacroce, ha esposto una relazione sull’amministrazione della giustizia nel 2013. Tra le altre cose, Santacroce ha affrontato il problema della lentezza dei processi penali, dovuto principalmente all’effetto “imbuto” svolto dai processi di appello, responsabile di mantenere il sistema italiano ancora molto distante dai parametri indicati dalla Corte di Strasburgo. Inoltre Santacroce ha parlato del sovraffollamento delle carceri italiane e delle condizioni «inumane e degradanti» a cui sono sottoposti molti detenuti: secondo lui l’unica soluzione possibile, in attesa di una più ampia riforma del sistema, è l’indulto.

«In attesa di auspicabili riforme di sistema dovrebbe prendersi in considerazione l’adozione di un rimedio straordinario che consenta di ridurre con immediatezza il numero dei detenuti: per ottenere questo risultato non c’è altra via che l’indulto. Un tale atto di clemenza produrrebbe l’immediata scarcerazione dei condannati a pene brevi e dei detenuti che sono comunque prossimi alla liberazione per aver già scontato una parte spesso rilevante della pena. E questo è proprio l’obiettivo che si deve raggiungere senza ulteriori indugi, per evitare che la pena si trasformi in un trattamento inumano e degradante dei detenuti e accumulare perciò stesso nuove condanne dell’Europa. Grazie all’indulto non si libera chi merita di essere liberato, ma si scarcera hit et nunc chi non merita di stare in carcere ed essere trattato in modo inumano, reagendo temporaneamente ed efficacemente al problema del sovraffollamento.»

Carceri, amnistia e indulto: le FAQ, di Francesco Costa