• Cultura
  • mercoledì 15 Gennaio 2014

Robert Capa a colori

Una mostra a New York racconta la produzione meno conosciuta del fotografo noto soprattutto per le sue immagini in bianco e nero (e che non si chiamava Robert Capa)

Il prossimo 31 gennaio a New York sarà inaugurata la mostra Capa in Color, curata da Cynthia Young, che celebra il famoso fotogiornalista nato in Ungheria nel 1913. Conosciuto soprattutto per aver raccontato le principali guerre del Novecento, lavorò sempre con l’idea di poter catturare il famoso “momento decisivo”, quell’istante unico che diventa racconto utilizzando la fotografia come strumento di documentazione e registrazione (come avvenne per la controversa immagine del 1936 del soldato dell’esercito repubblicano spagnolo colpito a morte da un proiettile).

Robert Capa alla nascita si chiamava Endre Ernő Friedmann: all’inizio della sua carriera decise di darsi un nome d’arte, cosa che secondo il suo punto di vista avrebbe reso le sue fotografie più accattivanti, e scelse “Robert Capa”, che suonava come un nome americano. Anche se Capa è conosciuto soprattutto per le fotografie in bianco e nero, utilizzò anche le pellicole a colori. Nel 1938, mentre si stava occupando della guerra sino-giapponese scrisse ad un amico a New York facendo richiesta per 12 rullini Kodachrome e per le istruzioni su come usarli. Anche successivamente, durante la Seconda guerra mondiale portava con sé due macchine fotografiche di cui una caricata con una pellicola a colori. Alcune immagini furono pubblicate su Illustrated e Collier’s. Fu necessario però attendere qualche anno perché il colore fosse utilizzato estesamente nell’informazione e nelle riviste. Capa intensificò la produzione di queste fotografie tra gli anni ’40 e il 1954 e – anche se molte di queste immagini furono pubblicate – la maggior parte restò negli archivi.

Nel 1947 Capa viaggiò in Unione Sovietica con lo scrittore John Steinbeck e poi in Israele tra il 1949 e il 1950. Si recò a Parigi e Roma cogliendo gli aspetti più modaioli e mitici della vita in città, raccontò le vacanze sulle Alpi d’inverno e la vita degli attori di Hollywood in vacanza a Biarritz, in Francia, e nel 1954 scattò le ultime fotografie, di cui alcune a colori, in Indocina dove fu ucciso.

Secondo la curatrice «il talento di Capa con le pellicole in bianco e nero era straordinario, e iniziare con il colore a metà della sua carriera gli rese necessaria una nuova disciplina ma gli aprì anche nuove opportunità. La mostra si occupa anche del modo in cui Capa si reinventò come fotografo durante gli anni in cui non si occupò di guerra e conflitti politici. Il lavoro con il colore era infatti un suo tentativo per cercare di tenere a galla l’agenzia Magnum, visto che le riviste, nel dopoguerra, volevano sempre di più fotografie a colori»

La mostra è stata organizzata nell’ambito di un vasto programma che celebra il centenario della nascita del fotografo e saranno esposte più di 100 stampe appartenenti alla collezione dell’ICP di New York, museo della fotografia, scuola e centro di ricerca che si trova a Manhattan.