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  • venerdì 13 dicembre 2013

La sentenza sulle Pussy Riot sarà rivista

L'ha ordinato la Corte Suprema russa dopo quasi due anni di prigione, ma saranno comunque rilasciate per fine pena fra tre mesi

La Corte Suprema russa ha ordinato la revisione delle sentenze di condanna a due delle componenti del gruppo punk Pussy Riot che si trovano in carcere dall’inizio di marzo del 2012 – e che saranno comunque rilasciate per fine pena fra tre mesi. Maria Alyokhina e Nadezhda Tolokonnikova, entrambe di 24 anni, erano state condannate a seguito di una manifestazione contro il governo: mascherate con calze di lana pesante erano salite sul presbiterio della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca e avevano cantato una specie di preghiera punk con il ritornello “Madonna, liberaci da Putin”. L’esibizione era durata una trentina di secondi e poi le ragazze erano state cacciate dalle guardie di sicurezza.

Era già capitato altre volte che dopo le loro esibizioni nei luoghi famosi di Mosca le Pussy Riot venissero invitate dalla polizia a recuperare i loro strumenti e andarsene, ma quella volta intervenne la Chiesa Ortodossa chiedendo al governo di occuparsi del caso. Ai primi di marzo le ragazze furono arrestate e condannate in agosto a due anni di carcere per “teppismo aggravato dall’odio religioso”: sull’andamento del processo ci furono già allora diverse denunce di irregolarità e il caso delle tre ragazze provocò numerose proteste in tutto il mondo.

La Corte, dopo aver esaminato l’appello presentato dalle due donne ancora detenute, ha stabilito che «l’odio verso qualsivoglia gruppo sociale» non è mai stato dimostrato. Inoltre ha precisato che il tribunale di Mosca che ha emesso in primo grado la sentenza di condanna non ha tenuto conto di una serie di «circostanze attenuanti», il fatto cioè che i figli di Alyokhina e Tolokonnikova fossero molto piccoli (sei e cinque anni), che le due ragazze non avessero condanne precedenti e che «gli illeciti commessi» non fossero di natura violenta e non meritassero dunque una punizione così severa.

Una terza componente del gruppo, Yekaterina Samutsevich, 29 anni, laureata in programmazione informatica, era stata liberata il 10 ottobre del 2012. La decisione era stata presa dalla corte di appello, che aveva accolto la tesi dell’avvocato difensore: quando la polizia aveva trascinato Samutsevich fuori dalla cattedrale in cui si stavano esibendo le Pussy Riot, la ragazza aveva ancora la chitarra nella custodia e non si era quindi potuta esibire. La donna che viene considerata la leader delle Pussy Riot, Nadezhda Tolokonnikova, si trova attualmente in un carcere della Siberia, a Krasnoyarsk, a circa 4.500 chilometri a est di Mosca, dove finirà di scontare la sua condanna.

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