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  • giovedì 28 Novembre 2013

La pena di morte per i due marinai italiani in India?

L'agenzia investigativa indiana ha chiesto che si applichi una legge che la prevede, scrive l'Hindustan Times, ma Emma Bonino lo ha escluso

Secondo quanto ha scritto mercoledì 27 novembre il giornale indiano Hindustan Times, nella serata di lunedì 25 novembre la National Investigation Agency (NIA) ha chiesto che nel caso dei due fucilieri di marina italiani Salvatore Girone e Massimiliano Latorre si applichi una legge che prevede come pena massima la pena di morte.

La NIA è un’agenzia investigativa del governo federale indiano creata nel 2008 e specializzata in casi di terrorismo. Il giornale indiano scrive che lunedì ha inviato il suo rapporto al ministero degli Affari interni del paese, nonostante le ripetute sollecitazioni del ministero degli Esteri di prendere in considerazione delle pene meno severe. L’Hindustan Times ha detto che i due ministeri coinvolti e la NIA hanno confermato la ricezione del rapporto, mentre fonti del ministero degli Esteri italiano hanno detto di non sapere ancora nulla di quest’ultimo sviluppo della vicenda. Successivamente il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino ha escluso la possibilità che si applichi la pena di morte. La decisione finale, comunque, spetterà al giudice che dovrà formulare i capi d’accusa.

I fatti
Latorre e Girone il 15 febbraio 2012 si trovavano sulla petroliera Enrica Lexie, battente bandiera italiana, al largo delle coste del Kerala, nel sudovest dell’India. Enrica Lexie incrociò la rotta del peschereccio indiano St. Antony. I due fucilieri aprirono il fuoco verso il peschereccio uccidendo due pescatori indiani di 45 e 26 anni. Secondo gli italiani i colpi sarebbero stati sparati in seguito a una manovra sospetta del peschereccio, scambiato per una nave pirata. Secondo gli indiani, invece, la manovra della St. Antony nei confronti della Enrica Lexie sarebbe stata pacifica, per dare la precedenza alla petroliera italiana. La reazione dei militari italiani sarebbe stata esagerata e non aderente alle normali procedure, soprattutto perché i marinai della St. Antony non erano armati.

Chi si occupa delle indagini
Il primo aprile 2013 il ministero dell’Interno indiano aveva affidato all’Agenzia nazionale di investigazione (NIA) le indagini sull’incidente della Enrica Lexie. La NIA non si occupa normalmente di casi di questo tipo: è un’agenzia del governo federale indiano creata alla fine del 2008, dopo gli attacchi terroristici di Mumbai che uccisero 164 persone, e da allora è rimasta un organo specializzato nella lotta al terrorismo. La NIA era stata incaricata di svolgere nuove indagini sul caso e poi di presentare i capi d’accusa a una speciale corte della stessa NIA o in qualunque altra corte speciale disposta dal governo, d’accordo con la Corte Suprema.

La Corte Suprema è interessata dal caso per un altro sviluppo importante della vicenda giudiziaria: il 18 gennaio 2013 la Corte Suprema dell’India aveva sottratto la vicenda ai tribunali del Kerala, lo stato al largo del quale si era verificato l’incidente dell’Enrica Lexie, sostenendo che la giurisdizione del caso fosse federale.

La questione della giurisdizione
Sulla questione dei due fucilieri rimangono ancora alcuni punti irrisolti. Il principale è stabilire con certezza di chi sia la giurisdizione sui fatti del febbraio 2012. Le acque territoriali arrivano al massimo a 12 miglia marine dalla costa (circa 22 km). Per altre 12 miglia, dalle 12 alle 24 dalla costa, il diritto internazionale parla di “zona contigua” e poi, fino al massimo di 200 miglia, di “zona economica esclusiva”. Anche la Guardia costiera indiana ha ammesso che l’incidente è avvenuto a circa 20,5 miglia nautiche dalla costa (circa 38 km) e quindi al di fuori del territorio dell’India. Tra le 12 e le 200 miglia la giurisdizione sulle imbarcazioni che vi navigano spetta allo stato di bandiera della nave – quindi, nel caso della Enrica Lexie, all’Italia.

Lo stato costiero ha comunque alcune prerogative, ma che esulano dalla vicenda dell’Enrica Lexie – si tratta soprattutto del diritto allo sfruttamento economico delle risorse e di quello di adottare misure di polizia contro la pesca illegale e la pirateria. In linea astratta quindi la competenza sarebbe dell’Italia: tuttavia nella prassi internazionale per le attività di militari, come nel caso dei fucilieri, il diritto di bandiera viene fatto valere solo quando ad essere coinvolti sono gli stati membri di uno stesso accordo (per intenderci, gli stati della NATO, ad esempio). E tra Italia e India non c’è alcun accordo specifico per combattere la pirateria e la pesca illegale.

Le tensioni in India
L’intera vicenda ha provocato nel corso dell’ultimo anno e mezzo diversi problemi nelle relazioni diplomatiche tra Italia e India, oltre che parecchia tensione tra i diversi ministeri del governo federale indiano. Negli ultimi mesi, in particolare, si sono scontrati il ministero dell’Interno – su posizioni più dure e intransigenti – e quello degli Esteri- orientato a collaborare con l’Italia e a garantire pene più lievi ai due fucilieri.

Al centro del dibattito tra i due ministeri c’è una diversa volontà nell’applicazione della legge chiamata Suppression of Unlawful Acts Against Safety of Maritime Navigation and Fixed Platforms on Continental Shelf (SUA) del 2002, che stabilisce esplicitamente che, all’interno della cosiddetta “zona economica esclusiva” – fino a 200 miglia dalla costa – «causare la morte di una persona sarà punito con la morte»: sia il ministero degli Interni che la NIA chiedono che la legge del 2002 venga applicata al caso dei due fucilieri italiani.

La questione è particolarmente importante anche perché in passato il ministro degli Esteri indiano, Salman Khurshid, aveva assicurato il governo italiano che i due marinai non avrebbero rischiato la pena di morte. Questo era stato il motivo per cui nella notte tra il 21 e il 22 marzo l’allora governo Monti aveva deciso di riportare i due marinai in India, dopo avere annunciato il contrario solo dieci giorni prima: secondo un’intervista data all’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi a Repubblica, il governo indiano aveva rassicurato l’Italia che non sarebbe stata applicata la pena massima prevista per il reato di omicidio.

Il commissario straordinario per la questione dei due fucilieri di Marina, Staffan de Mistura, ha spiegato mercoledì che «la prassi della NIA è di mirare in alto. Ovvero usare le cosiddette manieri forti nel suo rapporto». De Mistura ha aggiunto che il governo indiano comunicherà all’Italia il capo di accusa per i due fucilieri entro 15 giorni, mentre tra 21 giorni dovrebbe essere fissata la data del processo (anche se c’è l’ipotesi che la decisione slitti a causa delle feste di Natale).

Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono formalmente detenuti dal febbraio del 2012, ma di fatto da diversi mesi vivono nell’ambasciata italiana a New Delhi.

Foto: l’Enrica Lexie nel porto di Kochi, India, 25 febbraio 2012.
(AP Photo/Aijaz Rahi)