• Mondo
  • lunedì 4 novembre 2013

Si vota a New York

In campagna elettorale si è parlato di piste ciclabili, scuole e fratelli Koch, e il vincitore è praticamente certo

Martedì 5 novembre si tengono le elezioni per la carica di sindaco di New York: si voterà dalle 6 di mattina alle 9 di sera, e al contempo verranno eletti anche i nuovi presidenti dei cinque distretti della città, il comptroller (il capo dell’ufficio economico) e il difensore civico (una sorta di capo-rappresentante dei cittadini). I due principali candidati sono il democratico Bill de Blasio e il repubblicano Joseph Lhota, che hanno vinto le elezioni primarie dei propri partiti. Il sindaco uscente è l’indipendente Michael Bloomberg, che ha già mantenuto la carica per tre mandati e non può più ricandidarsi (il consiglio comunale nel 2008 cambiò appositamente la regola che impediva di governare la città per più di due mandati). A New York viene eletto sindaco e rimane in carica per quattro anni chi ottiene più voti in assoluto: non è previsto il ballottaggio.

Secondo gli analisti, a meno di un incredibile colpo di scena, de Blasio ha già vinto: ha circa quaranta punti di vantaggio nei sondaggi e in generale è piuttosto conosciuto e apprezzato dai cittadini newyorkesi, nonostante non si possa considerare carismatico. Il suo consenso si è inoltre mantenuto stabile durante questi mesi di campagna elettorale, e Lhota – sebbene sostenuto dai potenti imprenditori David e Charles Koch – non sembra aver convinto molti degli elettori indecisi che in passato avevano votato per Bloomberg. Va aggiunto anche che New York ha una lunga tradizione di sinistra: in passato si candidarono a sindaco – raccogliendo buone percentuali – persino alcuni rappresentati del Partito Socialista Americano.

Chi sono de Blasio e Lhota
De Blasio ha 52 anni, è nato nel distretto di Manhattan da figli di immigrati italiani. Dopo essersi laureato in Relazioni internazionali alla Columbia University è diventato un attivista politico, e da volontario ha coordinato nel 1989 la campagna elettorale di David Dinkins, l’ultimo sindaco democratico di New York. Ha poi occupato varie cariche amministrative nel governo cittadino e statale, e nel 2001 venne eletto nel consiglio comunale della città. Nel 2009 divenne Public Advocate, carica che mantiene tuttora e che lascerà in seguito all’elezione del suo successore. Assieme a Christine Quinn era considerato il candidato più a sinistra delle primarie democratiche, che ha vinto con il 40 per cento delle preferenze: è un grande sostenitore del sistema scolastico pubblico e ha proposto, fra le altre cose, nuove tasse sui ricchi per finanziare gli asili.

Joseph Lhota ha 59 anni, è cristiano e si è laureato in Economia all’università di Harvard. È considerato molto vicino a Rudy Giuliani, di cui è stato vicesindaco, e soprattutto è l’ex presidente della MTA, l’azienda dei trasporti di New York. In un anno alla guida dell’azienda, nominato dal governatore democratico Cuomo, Lhota ha ricevuto grandi apprezzamenti e si è costruito la fama di pragmatico risolutore di problemi (soprattutto durante l’uragano Sandy) e amministratore di risorse, per quanto sia parecchio di destra. Lhota è anche stato un sostenitore del sindaco uscente Bloomberg, ex repubblicano oggi indipendente tutt’ora piuttosto popolare in città.

Di cosa si è parlato in campagna elettorale
Si è parlato naturalmente di molti temi locali, fra cui la controversa pratica dello stop-and-frisk program, per mezzo della quale gli agenti di polizia della città possono fermare e perquisire qualsiasi cittadino (la maggior parte di quelli coinvolti negli ultimi anni erano immigrati). Il 12 agosto 2013, dopo molte proteste, il giudice del distretto ha dichiarato la pratica incostituzionale, ma attorno ad essa si discute ancora molto. De Blasio ha detto che «è necessario risolvere il contrasto» che si è creato fra cittadini e polizia a causa di questa norma, mentre Lhota ha definito «ingenuo» l’approccio di de Blasio alla questione.

De Blasio ha detto di voler rallentare lo sviluppo delle charter school, cioè delle scuole private che svolgono una funzione pubblica, in favore di maggiori finanziamenti alle scuole totalmente pubbliche. Secondo Lhota, invece, il sistema delle charter school funziona, e ha promesso che – nel caso venga eletto – il loro numero raddoppierà.

De Blasio ha inoltre detto di aver apprezzato molto la politica di Bloomberg riguardo la costruzione di piste ciclabili, e ha aggiunto di voler espandere il programma di bike-sharing della città: Lhota si è dimostrato più cauto, e in seguito alle molte lamentele dei cittadini degli ultimi mesi riguardo l’aumento dei ciclisti ha detto che è necessario maggiore «buon senso» nel progettare nuove piste ciclabili.

Secondo il New York Times, inoltre, entrambi i candidati hanno dimostrato grande apertura nei confronti delle minoranze religiose, come quella musulmana e cattolica, sostanzialmente ignorate durante i tre mandati di Bloomberg (che ha sempre sostenuto la necessità di un governo cittadino estremamente laico).

Per quanto riguarda gli attacchi strettamente personali, nei giorni scorsi de Blasio ha invitato i cittadini a «non permettere che i fratelli Koch comprino queste elezioni», accusando Lhota per la sua vicinanza nei confronti dei noti e controversi imprenditori. Lhota, invece, ha più volte insistito sull’inesperienza di de Blasio: durante un recente dibattito televisivo ha detto che «a parte la carica di difensore civico non ha mai gestito nulla che non fossero campagne elettorali».

Cosa dicono i sondaggi
Che vincerà de Blasio, e con un distacco notevolissimo: un sondaggio effettuato il 25 ottobre e riportato dal New York Times prevede che de Blasio potrebbe ottenere circa il 65 per cento dei voti, mentre Lhota circa il 26 per cento. In generale, da quando ha vinto le primarie democratiche le percentuali registrate da de Blasio nei sondaggi hanno sempre superato il 60 per cento. La percentuale più alta mai ottenuta da un candidato sindaco fu quella di Ed Koch, nel 1985: era sostenuto principalmente dai democratici, e prese circa l’85 per cento dei voti.

foto: Andrew Burton/Getty Images

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.