Dove sei?

"Un po' di sole, una raggera d'angelo, e poi la nebbia; e gli alberi, e noi fatti d'aria al mattino": foto nebbiose dal mondo

Dici nebbia e ti viene in mente quella che “agli irti colli piovigginando sale” di Carducci (sì, non è di Fiorello), o i “banchi di nebbia” che da settembre a maggio Onda Verde racconta alla radio o ancora una serie infinita di proverbi regionali sulla nebbia, che se è bassa lascia bel tempo e via discorrendo. La nebbia ammorbidisce i paesaggi, mette quelli che ci vedono bene e i miopi sullo stesso piano, ed è un formidabile stimolo per la nostra memoria visiva. Grazie ai ricordi possiamo ricostruire un posto che è stato temporaneamente ingoiato da una nuvola di minuscole goccioline d’acqua, riconoscendo la torre Eiffel senza vederla tutta, o la cupola del Campidoglio a Washington. A volte, invece, c’è nebbia in un posto sconosciuto e spazio solo per l’immaginazione. Salvo non siate un pilota che deve atterrare a Malpensa.

Nel sommario, “Acque e terre” di Salvatore Quasimodo.