La nascita di un nuovo gruppo parlamentare fa comodo a Berlusconi?

No, nonostante le voci circolate ieri sul fatto che si dovesse rimescolare la giunta ("una leggenda metropolitana")

Durante la giornata di mercoledì è circolata molto una voce – soprattutto sui social network, ma rilanciata anche da alcune testate online – secondo cui l’eventuale scissione del PdL e la formazione così di un nuovo gruppo parlamentare farebbe molto comodo a Berlusconi – sarebbe addirittura l’esito da lui cercato – allo scopo di rinegoziare la formazione della giunta delle elezioni, allungando così i tempi per la sua decadenza da senatore.

La giunta delle elezioni del Senato si riunirà nuovamente il 4 ottobre, domani, quando dovrà iniziare a discutere una relazione favorevole alla decadenza di Berlusconi. Salvo sorprese clamorose la giunta voterà a favore (d’altra parte ha già bocciato la relazione del centrodestra) e quindi la questione passerà al Senato, che con un voto deciderà se approvare la proposta formulata dalla giunta.

Innanzitutto bisogna notare che, ammesso che la tesi fosse vera, considerati i tempi molto stretti la formazione dei nuovi gruppi dovrebbe avvenire rapidissimamente: e invece questa mattina ancora non è chiaro nemmeno se questi gruppi indipendenti alla fine esisteranno. Ma la manovra non è possibile e basta, e non solo perché se non fosse così qualcuno nel PdL avrebbe tentato di percorrerla molto prima. Stefano Ceccanti, costituzionalista e parlamentare del PD, ha definito queste voci “una leggenda metropolitana” e spiega il perché:

Tuttavia basta andare sul sito del Senato, aprire il Regolamento e confrontare l’art. 19 sulla Giunta con l’art. 21 sulle Commissioni Permanenti per capire che non è vero. Le Commissioni hanno un ruolo esterno, specie in relazione all’approvazione delle leggi, e per questa ragione la corrispondenza con la consistenza complessiva dei Gruppi deve essere costante: sono previsti adeguamenti costanti e un rinnovo totale dopo il primo biennio.

Niente di tutto questo è previsto per le Giunte, le quali solo all’inizio sono composte tenendo conto della consistenza dei gruppi, avendo in generale funzioni interne e nello specifico para-giurisdizionali. Infatti hanno anche una composizione più ristretta basata su nomine effettuate del Presidente del Senato anziché per designazione vincolante dei Gruppi.

Il regolamento del Senato si occupa di giunte e commissioni in due articoli diversi.

L’articolo 21, quello sulle commissioni, stabilisce che “ciascun Gruppo, entro cinque giorni dalla propria costituzione” proceda “alla designazione dei propri rappresentanti nelle singole Commissioni permanenti”; l’articolo 19, quello sulla giunta, non contiene un passaggio del genere e stabilisce invece che sia il presidente del Senato a nominare i componenti della giunta, che “non possono rifiutare la nomina né dare le dimissioni”. L’articolo 19 stabilisce inoltre che “il Presidente del Senato può sostituire un componente della Giunta che non possa per gravissimi motivi partecipare, per un periodo prolungato, alle sedute della Giunta stessa” e non fa menzione di sostituzioni “politiche”. Lo fa invece l’articolo 21 sulle commissioni: prevede che queste “vengono rinnovate dopo il primo biennio della legislatura” (oltre al fatto che i membri vengano indicati direttamente dai gruppi subito dopo la loro costituzione, e non scelti dal presidente dell’aula).

La composizione della giunta delle elezioni nella scorsa legislatura mostra che, sebbene per ragioni di sopraggiunte incompatibilità non è raro che ci siano avvicendamenti tra i membri della giunta, questi non corrispondono alla creazione di nuovi gruppi parlamentari. Alla nascita del gruppo parlamentare di Futuro e Libertà, nel 2010, non corrispose una nuova composizione della giunta: nessun parlamentare di FLI fece parte della giunta delle elezioni del Senato.

foto: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images