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  • martedì 24 settembre 2013

“Rush”, la storia vera

Come andarono davvero la rivalità tra Niki Lauda e James Hunt, l'incidente, il leggendario mondiale di Formula 1 del 1976, ben raccontati dal film di Ron Howard

di Emanuele Menietti – @emenietti

Rush, il nuovo film del regista statunitense Ron Howard, racconta una delle più famose e avvincenti rivalità nella storia della Formula 1: quella tra Niki Lauda e James Hunt, culminata nella stagione del 1976. Il film sta piacendo ed è stato definito molto aderente alla realtà da Niki Lauda e da altri protagonisti dell’epoca: mostra con accuratezza il rapporto tra i due piloti e le loro vicende fuori dai circuiti, e descrive anche efficacemente com’era la Formula 1 quarant’anni fa, quando ogni pilota metteva in conto di non arrivare vivo alla fine di una stagione. Howard si è preso qualche licenza, ma senza tradire più di tanto la storia per come andò veramente. Con la scusa di mettere insieme le cose che tornano nel film con quelle che no, raccontiamo la storia di Niki Lauda e di James Hunt, per chi ancora non la conosce o non la andrà a vedere al cinema (quindi c’è qualche spoiler, occhio).

Lauda
In Rush Niki Lauda – austriaco, 27 anni nel 1976 – viene descritto come una persona fredda, antipatica e meticolosa, che sa valutare e prevedere i rischi. Trascorre molte ore a studiare i miglioramenti alla macchina, lavora molte ore al giorno, evita le feste e le altre attività mondane tipiche del mondo della Formula 1. Nella realtà Lauda era meno rigido di quanto appare nel film: partecipava alle feste dopo le gare ed era amichevole. Howard ha calcato sulla sua indole per contrapporlo meglio a Hunt, reso all’estremo opposto di Lauda.

Hunt
James Hunt – inglese, 29 anni nel 1976 – nel film è un uomo fuori controllo, esuberante, incosciente e pieno di vizi. Al netto di qualche esagerazione funzionale al racconto della storia di Rush, Hunt era effettivamente così: amava bere e fare festa e andar dietro alle donne. A differenza di Lauda, alla guida cercava spesso di superare i propri limiti e quelli della sua auto, in un periodo in cui era rischiosissimo: le norme di sicurezza erano anni luce lontane da quelle di oggi e ogni pilota sapeva della concreta possibilità di morire praticamente in ogni Gran premio. Nei dieci anni precedenti al 1976 morirono dodici piloti durante il mondiale di Formula 1.

Lauda e Hunt
Nel film il rapporto di Hunt e Lauda è un conflitto che va oltre la semplice rivalità agonistica: i due litigano spesso e solo alla fine del film c’è un chiaro ed evidente riconoscimento di rispetto e amicizia. Nella realtà dei fatti, però, Hunt e Lauda furono quasi da subito molto amici, ancor prima di gareggiare in Formula 1. Durante i loro primi anni condivisero un piccolo appartamento a Londra e fecero amicizia. In pista c’era grande competizione, ma come spiega Lauda: “Potevi guidare a due centimetri dalle ruote della sua auto ed essere certo che non avrebbe mai fatto una cazzata. Era un grande pilota”. Rimasero in contatto e si frequentarono anche quando lasciarono entrambi la Formula 1, in anni diversi, e fino alla morte di Hunt nel 1993 per un infarto.

Lauda e il padre
In una delle scene iniziali del film Lauda ha un duro confronto con il padre, il ricco uomo di affari Hans Lauda, contrario all’idea del figlio di non proseguire le attività di famiglia per diventare pilota professionista. I due litigano e Lauda ottiene un finanziamento in banca per seguire le sue aspirazioni. Le cose andarono più o meno così anche nella realtà: nel 1968 Niki Lauda lasciò l’università, prese a prestito del denaro da alcune banche austriache e iniziò la carriera automobilistica, correndo in Formula Vee e successivamente in Formula 3.

Lauda e il contrato a pagamento
Per arrivare in Formula 2 Lauda fu costretto a farsi prestare altri soldi e a dare come garanzia una polizza di assicurazione sulla propria vita. Entrò a far parte del team March (non esiste più) e nel 1971 debuttò per lo stesso team in Formula 1, dove disputò alcune gare. L’anno seguente partecipò all’intero campionato ma la macchina era poco competitiva e non ottenne nemmeno un punto. Nel film la parte sulla March viene sostanzialmente saltata: Lauda ottiene – pagandoselo con un complicato contratto – un posto alla BRM, un’altra scuderia, in cui rafforza il suo rapporto con il pilota svizzero Clay Regazzoni. Lauda si fece conoscere come buon pilota ma soprattutto come esperto collaudatore, dotato di una particolare sensibilità nel riconoscere i difetti delle auto, cosa su cui Howard ritorna spesso nel corso del film.

Lauda e la Ferrari
Rush racconta efficacemente e senza troppe licenze anche la storia di Lauda in Ferrari, dove arrivò con la complicità di Clay Regazzoni, che nel 1974 tornò come prima guida. Nei lunghi mesi della preparazione tecnica, Lauda si diede molto da fare per lavorare sulla Ferrari di quell’anno, inizialmente poco affidabile e difficile da guidare. Si racconta che, esasperato dai malfunzionamenti, Lauda si confrontò direttamente con Enzo Ferrari dicendogli senza mezze misure: “Questa macchina è una merda”. Nel film c’è una scena simile, ma l’interlocutore di Lauda è uno dei tecnici della scuderia, non il suo padrone.

Hunt e la McLaren
Nel 1973 Hunt esordisce in Formula 1 in una March acquistata dal team di Lord Alexander Hesketh, che lo aveva scoperto e lo aveva fatto correre nelle serie minori negli anni precedenti. L’impresa inizialmente fu vista con scetticismo ma Hunt riuscì a smentire i detrattori ottenendo 14 punti e piazzandosi ottavo nel campionato. Il film racconta abbastanza fedelmente il momento in cui Lord Hesketh si ritrova in ristrettezze economiche e senza uno sponsor, cosa che lo obbliga a ritirarsi dalla Formula 1. Hunt cerca disperatamente una scuderia con cui correre e alla fine trova posto in McLaren, in seguito alla rinuncia di Emerson Fittipaldi, che aveva deciso di gareggiare con una sua auto. Hunt ottiene un contratto da appena 200mila dollari, un dei più bassi mai stipulati per un pilota che sarebbe diventato proprio quell’anno campione del mondo.

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