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  • lunedì 9 settembre 2013

Perché guardare la Formula Uno

Nostalgie a parte, non è vero che è più noiosa di un tempo: anzi, forse sta vivendo la sua era più spettacolare

Davide Coppo racconta sull’Ultimo Uomo un po’ di storie e aneddoti sugli ultimi anni della Formula Uno, mettendole insieme a dati e informazioni puntuali per spiegare perché – dopo il quinquennio di dominio del pilota tedesco Michael Schumacher – la Formula Uno è tornato uno sport avvincente e divertente da seguire.

Non sono uno di quegli italiani per cui il calcio è soltanto una versione più urlata della Grande Religione Monoteista, per cui il corpo di Cristo è un pallone di cuoio e le preghiere sono sermoni che recitano i nomi di Balotelli ed El Shaarawy che non possono giocare insieme oppure il dogma per cui Maggio non può giocare nel 4-4-2. Non sono un orgoglioso difensore nazionalista del Sacro Sport Nazionale pur amandolo di un amore viscerale, un amore che mi porta di tanto in tanto ad avere attacchi di romanticismo per misconosciuti giocatori brasiliani quarantenni e odio cieco per allegri guappi che (e questo è il mio pensiero obnubilato dalla passione viscerale per il nostro Sacro Sport Nazionale) si allontanano ingrati dalla caritatevole mano che ha curato le loro sventure per abbracciare l’acerrimo nemico, la nemesi stessa di quella mano caritatevole.

Ho imparato ad amare, ancora prima del calcio, come un’arte zen fatta di cervello e spettacolo ma mai di rabbia, la pallacanestro: ricordo ancora la media punti di dimenticati mezzi-panchinari come Clarence Weatherspoon, so recitare a memoria il quintetto di Utah delle Finals 1998 (StocktonHornacekMaloneOstertagRussel) e possiedo le tre diverse versioni della numero 1 di “Penny” Hardaway degli Orlando Magic, Finals 1995 (e che quintetto: Horace Grant, Nick Anderson, Shaquille O’Neal, Dennis “3-D” Scott). Capisco e tollero, pur con difficoltà, l’esistenza di una rugby-mania in questo paese mediterraneo. Sono uno sportivo aperto. E in quanto sportivo aperto, democratico, e soprattutto meritocratico, soffro quando sento la frase, pronunciata con tono molle, di chi vuole tagliare corto, di chi crede che un pallone sia il minimo comune denominatore di ogni cosa che si possa chiamare sport ed emozione, di chi nasconde un risolino di disprezzo, di chi non sa e non vuole sapere – soffro quando sento la frase che è un indice puntato contro lo sport che forse più di ogni altro è avvincente e adrenalinico: «La Formula Uno ormai è noiosa».

[Nota: Esistono alcune varianti: «La Formula Uno ormai fa schifo»; «In Formula Uno ormai non succede più nulla»; «In Formula Uno non si sorpassano più»; «Quello che parte primo arriva primo»; «Non ci sono più i piloti di una volta». Importante aggiungere una spolverata, senza troppo badare alla sintassi o alla corretta posizione logica, della parola “Senna”.]

Tutto questo è, semplicemente, falso. Con questo pezzo proverò a spiegare perché se c’è una cosa imperdibile nel mondo dello sport, insieme a una finale di Wimbledon e a una di Champions League, quella cosa è un Gran Premio come Spa-Francorchamps (per dirne uno). E forse imparerete a non preoccuparvi (della noia, di Senna, dell’ordine di partenza sulla griglia) e ad amare la Formula Uno.

(Continua a leggere sul sito dell’Ultimo Uomo)

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