• Mondo
  • venerdì 6 settembre 2013

L’omicidio di Sushmita Banerjee

L'autrice di un famoso libro di memorie sulla sua fuga dai talebani è stata uccisa mercoledì 4 settembre in Afghanistan, in circostanze poco chiare

Mercoledì 4 settembre la scrittrice indiana Sushmita Banerjee, 49 anni, è stata rapita e uccisa da alcuni uomini armati in Afghanistan. Anche se non ci sono state rivendicazioni, il quotidiano indiano Times of India scrive che il motivo è da cercarsi probabilmente nel suo impegno sociale, in particolare per la sanità e l’istruzione femminile. Un libro uscito nel 1995 in cui raccontava la sua fuga dall’Afghanistan aveva ottenuto un grande successo e ne era stato tratto un film di Bollywood.

Il capo della polizia afghana nella provincia di Paktika, nell’est del paese, ha confermato che Sushmita Banerjee (conosciuta anche come Sushmita Bandhopadhya) è stata uccisa intorno alle 23 di mercoledì fuori dalla sua casa di Kharana, il capoluogo della provincia. Un gruppo di uomini armati, che si sospetta facciano parte del movimento fondamentalista dei talebani, sono entrati in casa sua e hanno legato il marito, l’uomo d’affari afghani Jaanbaz Khan, prima di scappare con Sushmita Banerjee. Il corpo della donna, uccisa con oltre venti proiettili, è stato trovato il giorno dopo fuori da una madrassa (una scuola religiosa) alla periferia della città. BBC riporta che i talebani hanno smentito di essere gli autori dell’omicidio.

Nel suo libro del 1995, A Kabuliwala’s Bengali Wife (“La moglie bengalese di un uomo di Kabul”) raccontava la storia del suo matrimonio nel luglio del 1988 e del trasferimento nel paese del marito, l’Afghanistan, l’anno successivo. Qui Banerjee – che si era convertita all’Islam e aveva preso il nome di Sayeda Kamala – aveva subito alcune intimidazioni da parte del movimento fondamentalista dei talebani, perché in casa sua aveva stabilito un centro di distribuzione dei medicinali: i talebani non tolleravano che una donna gestisse un’attività commerciale.

Nel 1993 la repressione talebana era diventata troppo pesante ed era stata ordinata la chiusura della sua attività. Banerjee aveva provato a scappare una prima volta nel 1994, ma era stata ritrovata a Islamabad, in Pakistan, dai parenti del marito e riportata in Afghanistan, dove i talebani l’avevano confinata in casa e l’avevano sottoposta a insulti e minacce. Era riuscita a fuggire in India solo nel 1995, passando diversi anni tra Kolkata e Mumbai. Recentemente si era trasferita di nuovo in Afghanistan e si era impegnata nel settore dell’assistenza sanitaria femminile. Il film tratto dal suo libro, “Fuga dai Talebani”, era uscito nel 2003: le produzioni di Bollywood, uno dei centri di produzione cinematografica più grandi del mondo, sono molto popolari in Afghanistan.

Foto: Sushmita Banerjee alla conferenza stampa di presentazione
del film tratto dal suo libro, Mumbai, 17 dicembre 2002.
(SEBASTIAN D’SOUZA/AFP/Getty Images)

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di più, e migliori.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la newsletter, una quota minore di inserzioni pubblicitarie, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.