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  • sabato 31 Agosto 2013

La prima condanna per lo stupro di Delhi

Un tribunale minorile ha condannato a 3 anni uno dei cinque imputati per l'episodio che causò settimane di proteste in India

Sabato 31 agosto un ragazzo di 18 anni è stato condannato da un tribunale minorile nel caso della studentessa di 23 anni stuprata da sei persone su un autobus a Delhi e morta alcuni giorni dopo a causa delle ferite ricevute. La vicenda aveva causato grandi proteste in tutto il paese, che erano proseguite per diverse settimane, e una rinnovata attenzione dell’opinione pubblica indiana (e non solo) sull’alto numero di episodi di violenza sessuale nel paese.

Il ragazzo, il cui nome non è stato pubblicato dalla stampa indiana, era ancora 17enne al momento del crimine, avvenuto il 16 dicembre 2012. Durante il processo è diventato maggiorenne ed è stato descritto dai familiari della vittima come “il più brutale dei sei accusati”, ma la legge indiana stabilisce che il processo si tenga davanti a un tribunale minorile se il reato è stato commesso quando l’imputato aveva meno di 18 anni di età. Questo particolare ha fatto sì che alcuni chiedessero di abbassare la maggiore età dai 18 ai 16 anni.

Il ragazzo ha ricevuto la pena massima prevista dalla legge indiana sui minori, tre anni in un carcere minorile. Altri quattro uomini stanno venendo processati per lo stesso episodio da un normale tribunale e rischiano la pena di morte. Un quinto uomo, identificato come il leader del gruppo, è morto in carcere in un apparente suicidio (su cui è stata aperta un’inchiesta). Il processo agli altri quattro è alle sue fasi finali e dovrebbe concludersi nelle prossime settimane.

La stampa indiana scrive che il ragazzo faceva le pulizie sull’autobus, in cui spesso dormiva. Si era trasferito a Delhi a 11 anni da un villaggio dell’Uttar Pradesh.

L’episodio dello stupro di gruppo a Delhi è diventato un caso in India, soprattutto per la brutalità con cui la giovane donna – di cui non si conosce il nome completo – era stata stuprata e poi abbandonata per strada insieme con un amico, che aveva cercato inutilmente di proteggerla. La ragazza aveva riportato un trauma cranico, un arresto cardiaco, infezioni ai polmoni, all’addome e gravi danni cerebrali ed era morta il 29 dicembre in un ospedale a Singapore, dove era stata trasferita per le cure. La vicenda aveva provocato manifestazioni di protesta in tutto il paese e aveva portato all’approvazione di nuove norme per garantire maggiore sicurezza e protezione per le donne, oltre a leggi più dure contro gli stupri, con l’introduzione della pena di morte per il reato.

Foto: poliziotti indiani scortano il ragazzo condannato (al centro, coperto da un cappuccio rosa) in un tribunale di New Delhi, India, 31 agosto 2013.
(PRAKASH SINGH/AFP/Getty Images)