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  • lunedì 12 agosto 2013

Mugabe: «Chi non digerisce la sconfitta può suicidarsi»

Il presidente dello Zimbabwe ha risposto così alle proteste dell'opposizione dopo la sua settima rielezione consecutiva

Il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, ha fatto oggi il suo primo discorso dall’ennesima rielezione ottenuta nelle controverse elezioni di domenica scorsa. Durante il suo discorso, riferendosi a chi contesta la legittimità del voto e ai suoi avversari, Mugabe ha detto: «Chi non riesce a digerire la sconfitta può suicidarsi. Nemmeno i cani annuseranno le loro carcasse». Mugabe ha 89 anni e governa lo Zimbabwe ininterrottamente dall’indipendenza del 1980. Mugabe ha aggiunto che «non rinunceremo mai alla nostra vittoria: non sappiamo cosa sia la ritirata». Durante il suo comizio, i sostenitori del suo partito tenevano cartelli con scritto sopra: “L’Africa ha osservato le elezioni in Europa o in America?”, “Avanti, ammettete la sconfitta”, “Obama: lo Zimbabwe non sarà un secondo Cile”, “Lo Zimbabwe non sarà mai più una colonia”.

Morgan Tsvangirai, il suo principale sfidante, attuale primo ministro, non ha partecipato all’evento di oggi, una festa nazionale in memoria dei morti durante le guerre per l’indipendenza degli anni Settanta, e ha invitato i suoi sostenitori a restare calmi ma non festeggiare, dato che «la nazione è a lutto». L’opposizione sostiene che i capi dei villaggi hanno ricevuto cibo e utensili da cucina perché convincessero le persone a votare il partito di Mugabe, che le liste elettorali nelle città siano state manipolate, che 900.000 persone siano state respinte ai seggi nei luoghi in cui l’opposizione è più forte, che gli elettori analfabeti ai seggi sono stati “assistiti” da militanti del partito di Mugabe.

Gli osservatori internazionali dell’Unione Africana sono stati gli unici a considerare regolari le elezioni, mentre gli altri hanno tutti dato conto di brogli e irregolarità. La Corte Costituzionale dello Zimbabwe si riunirà questa settimana per discutere il ricorso di Tsvangirai, ma non ci si aspetta grandi sorprese: la gran parte dei giudici è stata nominata da Mugabe e sostiene il suo governo.

Accuse del genere non sono nuove in Zimbabwe. Nel 2008 Tsvangirai vinse al primo turno ma si ritirò prima del ballottaggio dopo che oltre 200 persone morirono negli scontri tra sostenitori e oppositori del governo. Mugabe è stato rieletto per sette mandati consecutivi, tra repressione del dissenso e accuse di corruzione, persecuzione delle minoranze etniche, appropriazione personale degli aiuti internazionali e violazioni dei diritti umani. Dopo la sua ennesima contestata rielezione del 2002 l’Unione Europea e gli Stati Uniti imposero delle sanzioni contro Mugabe e lo dichiararono “persona non grata” – formula latina che indica il rappresentante di uno Stato non più gradito – insieme con sua moglie e i suoi più stretti collaboratori. Le sanzioni prevedevano, e prevedono tuttora, il congelamento dei beni all’estero e il divieto di ingresso in territorio europeo e statunitense. Secondo il Washington Post basta leggere tre paragrafi per capire quanto è cattivo Mugabe.

foto: JEKESAI NJIKIZANA/AFP/Getty Images

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