Tatuaggi vintage

30 foto d'archivio di inchiostro sottopelle

Con l’estate e il caldo aumentano inevitabilmente i centimetri di pelle scoperta: e di questi tempi è facilissimo imbattersi in quei segni di inchiostro sottopelle che chiamiamo tatuaggi (dal samoano “tatau”). Alcuni delle vere e proprie opere d’arte, altri campioni di cattivo gusto, piccoli o grandi, fatti per lasciare il segno indelebile di un ricordo, di un viaggio o di un amore (e per questo, molto spesso, rinnegati) i tatuaggi fanno parte ormai della nostra cultura popolare.

Ma non si tratta di un’invenzione recente, come molti potrebbero pensare, e gli archivi fotografici offrono immagini che raccontano moltissime storie affascinanti su questa pratica. Iniziata nell’Età del Ferro, presente in Egitto e nell’antica Roma, dove i tatuaggi vennero vietati dall’imperatore Costantino, la diffusione del tatuaggio riprese in Europa nell’Ottocento, nel Regno Unito.

Gli esploratori e i marinai che tornavano dai posti più lontani (Polinesia, Nuova Zelanda, Thailandia, Giappone, paesi in cui i tatuaggi rappresentavano e rappresentano storicamente un segno distintivo per esprimere l’identità e lo status sociale) raccontavano di donne meravigliose con queste decorazioni sulla pelle, spingendo le donne dell’alta società vittoriana a volersi tatuare (anche la madre di Winston Churchill, Jennie, aveva un tatuaggio al polso, un braccialetto con le sembianze di un serpente). Dal boom degli anni Venti l’entusiasmo iniziò a diminuire fino agli anni Settanta, quando tornò di moda, prima nelle sottoculture hippy e fra i motociclisti e poi conquistando lentamente ogni strato sociale e fascia d’età.

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