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  • domenica 11 agosto 2013

La storia di Rawabi

Cioè la prima città palestinese costruita da zero, vicino a Ramallah

La parola rawabi nella lingua araba significa colline. Rawabi è anche il nome della prima città palestinese progettata per essere costruita da zero in Cisgiordania. Il nome è stato pensato da due studenti e scelto in un concorso: vennero scartati nomi come Arafat City o Jihad City.

Rawabi sarà vicina alle città di Birzeit e Ramallah: il progetto prevede la costruzione di circa diecimila abitazioni, suddivise in 6 quartieri. La superficie complessiva sarà di circa 6,3 chilometri quadrati, e la città potrà ospitare una popolazione di circa 40 mila persone. I lavori sono iniziati nel 2010: i cantieri si trovano tra due colline, a 700 metri di altezza dal livello del mare. L’autorità palestinese non ha dovuto ottenere l’approvazione di Israele per la costruzione di Rawabi, perché l’area ricade interamente nella zona ‘A’ della Cisgiordania, che è sotto il controllo palestinese in base agli accordi di Oslo del 1994.

La costruzione di Rawabi rappresenta il più grande progetto d’investimento privato in Palestina: è guidato dall’uomo d’affari Bashar Masri ed è finanziato dalla Diar Real Estate, il fondo d’investimento immobiliare di proprietà del governo del Qatar. Il costo totale è stimato intorno agli 850 milioni di dollari. Oltre alle case, il progetto prevede anche la costruzione di aziende tecnologiche, farmaceutiche e sanitarie, in grado di offrire tra i tremila e i cinquemila posti di lavoro.

Inoltre, la zona residenziale sarà circondata da banche, negozi, benzinai, uffici, otto scuole, parchi giochi, due moschee, una chiesa, un ospedale, hotel e cinema. I responsabili delle vendite degli edifici hanno detto di aver già venduto 600 appartamenti, soprattutto tra palestinesi della classe medio-alta, che si insedieranno all’inizio dell’anno prossimo: i prezzi degli appartamenti vanno dai 60 mila ai 200 mila dollari, tra il 15 e il 20 per cento in meno dei prezzi delle case di Ramallah.

Il New York Times racconta però che, nonostante l’inizio dei lavori e un progetto ambizioso sostenuto da investitori importanti, la costruzione di Rawabi è molto complicata, a causa di un ambiente politico precario e della complicata cooperazione con Israele. Bashar Masri ha detto che, a causa della posizione della città, nella zona manca spesso l’acqua e ottenere alcuni permessi è molto difficile. Inoltre, i fondi promessi dall’autorità nazionale della Palestina, 150 milioni di euro, non sono mai arrivati.

La zona di Rawabi è parecchio isolata e nell’intero territorio controllato esclusivamente dalle autorità palestinesi non ci sono porti o aeroporti: Amir Dajani, vicedirettore generale della Bayti Real Estate Investment Company, ha spiegato che la società sta spendendo circa 90 milioni di dollari all’anno per acquistare in Israele materiali essenziali come il cemento, e il fatto che non ci siano collegamenti diretti per arrivare in Palestina fa sì che tutte le importazioni passino attraverso le zone della Cisgiordania che sono controllate da Israele. L’accesso è garantito da un accordo con lo Stato di Israele, che va rinnovato ogni anno.

Anche i progetti per la fornitura dell’acqua sono ancora bloccati: le infrastrutture passano attraverso il territorio israeliano e il Palestinian Boycott Divestment and Sanctions National Committee, un comitato palestinese che si oppone a ogni forma di collaborazione con Israele, ha più volte interrotto le trattative, accusando tra l’altro Masri di pensare soltanto ai propri interessi privati a scapito dei diritti dei palestinesi.

Alcuni funzionari del progetto hanno detto che la completa realizzazione di Rawabi potrebbe rappresentare una possibile attrazione per gli investimenti internazionali nei territori palestinesi. Al momento, nonostante i tanti soldi donati da diversi paesi per la costruzione di Rawabi, hanno iniziato a collaborare al progetto poche aziende straniere.

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