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  • martedì 30 Luglio 2013

Chi ripara la Grecia

La cronaca degli interventi "draconiani" sul settore pubblico e sull'evasione di capitali già fuggiti, e la precaria ricostruzione di un progetto di sinistra alternativo

di Filippomaria Pontani

Soffre, la Venere di Milo. Sui muri di Atene il writer francese Goin la rappresenta coronata delle spinose stelle dell’Europa Unita, e sanguinante. Nel museo di Mykonos la pittrice greca Chryssa Vassilopulu completa il suo braccio destro effigiandola come una cameriera con un vassoio Coca-Cola al servizio delle banconote di Francoforte. Il “redde rationem” delle ultime settimane, iniziato con la chiusura della televisione nazionale ERT e precipitato fino alle ultime misure di austerità indotte dalla trojka dei creditori (BCE, FMI, UE) e asseverate dalla visita del ministro tedesco Schäuble, è a giudizio di molti decisivo non solo per il futuro del governo Samaràs, ma per l’intero assetto politico della Grecia.

Il problema non sta tanto nella defezione dalla compagine ministeriale del più piccolo dei tre contraenti di maggioranza, l’indeciso partito di “Sinistra democratica” (Dim.Ar.), che garantisce per ora un discontinuo appoggio esterno alle misure dell’esecutivo, il quale quindi si regge sul solo compromesso storico fra i due antagonisti d’un tempo, ovvero i socialisti del Pasok e i conservatori di Nea Dimokratìa. Il fatto nuovo sta nell’entità e nella tipologia delle misure che vengono finalmente prese, ovvero in quella raffica di licenziamenti nel pubblico impiego, che era a ben vedere il vero obiettivo di tutto l’esperimento neoliberista pomposamente chiamato “salvataggio della Grecia” (bastava leggere i giornali tedeschi del 2010, e ravvisarvi la satira stizzita nei confronti di un popolo di parassiti).

Sebbene non vi siano dubbi – nemmeno nell’elettorato – circa l’ipertrofia della macchina statale greca e l’opportunità di un qualche intervento per snellirla e migliorarne l’efficienza, nessuno crede che i 12.500 posti oggi sacrificati sull’altare delle richieste della trojka siano destinati a essere sufficienti, o gli ultimi, anche perché gli indicatori economici (le entrate fiscali, il PIL, la produzione) sono così negativi che l’avvitamento nella recessione e nel disavanzo potrebbe giustificare qualunque ulteriore misura iugulatoria (“Non ti preoccupare: sono le ultime misure”, recita una vignetta del giornale di sinistra “Avghì” dove si vede una donna bendata – la Grecia – che cammina verso l’orlo di un burrone: il gioco è fra i due sensi di “metro” in greco, “misura” appunto, ma anche – come da noi – “metro”. Ma soprattutto, sul piano procedurale colpiscono da un lato la sordità dei politici ai tutori della Costituzione repubblicana (un organo preciso, il Consiglio scientifico del Parlamento) che denunciano evidenti profili di illegittimità nei tagli al personale come si sono fin qui profilati, dall’altro il totale esproprio del Parlamento, che non verrà nemmeno chiamato a votare i provvedimenti in questione, spacciati per “Decreti presidenziali” e dunque sottratti all’alea e agli umori di un’aula legislativa sempre più insofferente e irrequieta, dietro le pressioni delle lobbies e delle piazze.

Perché qui si tratta di scegliere chi mandare a casa, quali categorie di impiegati a tempo indeterminato lasciare da un giorno all’altro senza un salario, e quali altri impiegati trasferire a forza ad altro ufficio o ad altra città (forse nella speranza che rifiutino e si licenzino), oppure costringere a miseri “part-time”. La prima scelta ha riguardato (potenza della fantasia) diverse migliaia di impiegati del sistema dell’istruzione: oltre ai trasferimenti obbligati (da un istituto all’altro, o da un grado all’altro, di norma inferiore) previsti per circa 8000 docenti, verranno licenziati in tronco almeno 3500 insegnanti, soprattutto afferenti agli istituti tecnici (che vedranno così drasticamente ridotta la varietà e la specificità dei loro curricula di studio; viene quasi spazzata via l’istruzione in campo sanitario), e poi oltre duemila “guardie scolastiche”, ovvero quei vigili urbani che in Grecia sono preposti alla sicurezza degli edifici scolastici di ogni ordine e grado.

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