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  • martedì 16 Luglio 2013

In Egitto pochi progressi

Continuano le repressioni contro gli islamisti, le fazioni si definiscono "criminali" e "fascisti", e ci sono stati nuovi scontri nella notte

Aggiornamento 11.30
Diversi giornali egiziani, citando un comunicato del ministero della Salute, hanno detto che negli scontri di lunedì sera al Cairo sono morte 7 persone, e altre 261 sono rimaste ferite.

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Lunedì sera centinaia di egiziani sostenitori del deposto presidente Mohamed Morsi si sono scontrati con le forze di sicurezza al Cairo, la capitale dell’Egitto. Le proteste sono iniziate dopo alcune dichiarazioni del vicesegretario di Stato statunitense, William Burns, che lunedì aveva detto che con la formazione del nuovo governo si poteva parlare di una “seconda possibilità” per la democrazia egiziana. I sostenitori di Morsi, appartenenti al movimento dei Fratelli Musulmani, hanno protestato prima pacificamente fuori dalla moschea Rabaa al-Adawiya e vicino all’Università del Cairo. Verso l’una di notte, scrive il New York Times, le proteste si sono spostate al ponte “6 ottobre”, dove polizia e manifestanti si sono affrontati con lanci di lacrimogeni e di pietre. Secondo fonti mediche del Cairo, i feriti sono stati almeno 22.

Nella giornata di lunedì Burns aveva incontrato il presidente ad interim dell’Egitto Adli Mansur, il primo ministro Hazem al-Beblawi e il generale al-Sisi, il militare che ha guidato il colpo di stato contro Morsi. Burns ha chiesto ai nuovi vertici dello Stato egiziano di smettere di perseguitare i Fratelli Musulmani. Ma i generali e il nuovo governo ad interim non sembrano intenzionati a tenerne conto.

Dopo avere emesso mandati di arresto per tutti i leader più importanti dei Fratelli Musulmani, domenica il nuovo governo guidato dai militari ha infatti congelato e bloccato l’accesso ai beni di 14 islamisti alleati con Morsi: tra questi c’è Khairat el-Shater, un imprenditore milionario che ha incarichi importanti nella Fratellanza – gestisce le finanze e si occupa di strategia politica – e che era stato in carcere durante gli anni della presidenza di Hosni Mubarak. Il governo ha bloccato anche i beni del leader spirituale dei Fratelli Musulmani, Mohamed Badie, e del leader del braccio politico del movimento, Saad el-Katatni, ex portavoce del parlamento egiziano.

I militari hanno detto che le misure prese contro i Fratelli Musulmani dovrebbero convincere il movimento di Morsi a partecipare alla “road map” proposta dal presidente Mansur l’8 luglio: si tratta di un piano di transizione che dovrebbe guidare l’Egitto fuori dalla crisi politica attuale, attraverso l’approvazione di una serie di emendamenti alla Costituzione – da approvare tramite referendum – e successive elezioni parlamentari e presidenziali. I Fratelli Musulmani avevano però rifiutato la proposta, dicendo di non essere stati coinvolti nella sua pianificazione. Molti osservatori credono comunque che le misure contro la Fratellanza siano una mossa politica per escludere la fazione di Morsi dalla futura gestione del potere in Egitto.

Dal colpo di Stato contro Morsi, in Egitto il clima politico è diventato sempre più teso. Il New York Times racconta che i talk show considerati progressisti hanno iniziato a descrivere la Fratellanza Musulmana come una minaccia straniera, e i suoi membri come delle “creature sadiche, ed estremamente violente” non adatte a fare politica. Khaled Montaser, un giornalista liberal egiziano, ha dichiarato che gli islamisti al governo si sono comportati peggio di “criminali e psicopatici” e conoscono solo il significato dell’espressione “califfato”.

Altri egiziani, anche se molto pochi, hanno cominciato a parlare di “fascismo”, a proposito della glorificazione dei militari e della soppressione degli islamisti, uniti alle grandi mobilitazioni di piazza di queste ultime settimane. Uno di questi è Amr Hamzawy, scienziato politico ed ex parlamentare durante la presidenza Morsi. Hamzawy è stato il primo a condannare la chiusura da parte dei militari di diversi canali di comunicazione degli islamisti, l’arresto delle persone che ci lavoravano dentro e la detenzione di Morsi e di centinaia di altri leader dei Fratelli Musulmani.

L’unica cosa che sembra accomunare pro e anti Morsi in queste ultime due settimane è un forte sentimento anti-americano, descritto da diverse testate internazionali. Poco meno di una settimana fa Reuters raccontava di come l’amministrazione di Barack Obama fosse criticata sia dagli islamisti, per avere permesso il colpo di stato contro Morsi, sia dagli oppositori di Morsi, per avere sostenuto l’ex presidente dai primi momenti del suo insediamento, anche durante i momenti di maggiore autoritarismo.